16 ottobre 1846: Morton pratica la prima anestesia con l’etere

Sebbene l'effetto narcotico dell'etere fosse già noto, il 16 ottobre 1846 Thomas Green Morton effettuò, insieme al collega chirurgo John Collins Warren, il primo intervento in anestesia generale

Fu Thomas Green Morton il padre dell’anestesia poiché il 16 ottobre 1846 praticò la prima anestesia con l’etere.
La notizia della nuova tecnica che consentiva di operare senza dolore si diffuse rapidamente e presto fu chiaro che gli interventi senza dolore consentivano di salvare un numero superiore di vite perché il terrore sella sofferenza non era più un deterrente per i pazienti a sopporsi a chirurgia.

Il padre dell’anestesia

AnestesiaThomas Green Morton nacque in Massachussetts neo 1819 e crebbe scientificamente al fianco di un amico dentista Horace Wells, che viene considerato colui che lo avviò alle conoscenze sul valore anestetico del protossido di azoto.

Sebbene Thomas Morton sia considerato il padre dell’anestesia generale in chirurgia, le proprietà anestetiche dell’etere (sia etere etilico che etere solforico) erano note già in precedenza.
Nel 1842 il medico e farmacista Crowford Williamson Long aveva eseguito un intervento chirurgico su un paziente anestetizzato con etere e in seguito aveva esteso l’utilizzo della tecnica in ostetricia, tuttavia, pubblicò i risultati solo nel 1849.

Nel frattempo, nel 1844 Charles Jackson, medico e chimico, procedeva con dimostrazioni, davanti ai suoi studenti, della perdita di coscienza determinata dall’inalazione di etere solforico. Uno dei suoi allievi era proprio William Norton.

Dopo essersi spostato ad Harvard ed essersi laureato in medicina, continuò sui suoi esperimenti riuscendo a utilizzare l’etere per la prima volta per estrazioni dentarie, riuscendo con successo nei tentativi.

La scoperta dell’anestesia generale con etere si rivelò un boomerang per il medico americano che avrebbe voluto ricevere pubblici riconoscimenti ma anche denaro e ricchezza. Egli in un primo momento tentò di non divulgare la sostanza utilizzata e di brevettarla con il nome di letheon, ma presto fu noto a tutti che si trattava di etere etilico e l’opinione pubblica accusò Morton di comportamento non etico.

Morton avrà un triste destino perché morirà solo, dimenticato e drogato dallo stesso etere il 15 luglio del 1868.

La prima anestesia con l’etere

anestesiaPare che la prima esclamazione da parte del chirurgo John Collins Warren a conclusione del primo intervento chirurgico senza dolore fu: “Signori, questo non è un inganno!”, frase pronunciata non senza incredulità dallo stesso medico.

Si trattava della prima anestesia praticata con l’utilizzo dell’etere, era il 16 ottobre 1846, il luogo dell’intervento era il General Hospital di Boston in Massachussetts e grazie alla collaborazione di Morton, Warren fu in grado di asportare un tumore dal collo di un tipografo ventenne, un certo signor Albert Abbot, il quale non avvertì alcun dolore.

Morton aveva fatto inspirare al paziente i vapori emessi da una spugna imbevuta di etere etilico che veniva stillato da un alambicco di vetro per mantenere costante la narcosi del paziente.
Nel corso dell’intervento il paziente non mostrò segni di sofferenza, era vivo e respirava tra lo scetticismo generale che accompagnò l’evento. Lo stesso Warren affermò: “L’anestesia era stata il sogno di molti chirurghi e scienziati, ma era stata considerata alla stregua della navigazione aerea e altre inverosimili invenzioni”.

Il 18 novembre dello stesso anno l’articolo “Insensibility during surgical operations produced by inhalation” di Henry Jacob Bigelow, giovane chirurgo del Massachussets General Hospital che aveva assistito all’intervento, annunciava ufficialmente sulle pagine del Boston Medical Surgical Journal la riuscita dell’intervento chirurgico che vedeva Morton nel ruolo di primo effettivo anestesista della storia.

La definizione di anestesia, invece, fu data da Oliwer Holmes, che, inviando un bigliettino di auguri a Morton, parlò per la prima volta di “privazione di sensazione” che in greco è alfa – aisthesis.

La risonanza della scoperta

la-prima-anestesia-1846Anche se il destino di Morton fu infausto, la scoperta fatta il 16 ottobre del 1846 ebbe immediatamente risalto mondiale. Nel dicembre del 1846 la notizia della possibilità di effettuare interventi chirurgici senza dolore arriva oltreoceano e già il 21 del mese viene effettuata la prima operazione in anestesia a Londra.

Anche in Italia la notizia viene divulgata nel gennaio del 1847 dagli Annali Universali di Medicina ed interventi furono eseguiti anche in Italia.
Giovanni Polli, medico e chimico, effettuò una vasta revisione degli esperimenti di questa nuova invenzione e ricordava che se da un lato era necessario porre una certa riserva, dall’altro era lecito: “abbandonarsi all’entusiasmo in presenza di una conquista reale e universalmente constatata”.

Polli riporta gli esperimenti di Liston in Gran Bretagna, di Malgaigne e Velpeau (il più scettico di tutti, che non esitò a divenire il primo entusiasta dopo averlo testato) in Francia, di Wattmann in Germania e numerosi altri chirurgi in tutta Europa.

All’Ospedale Maggiore di Milano vengono effettuate varie operazione chirurgiche in anestesia con l’etere, interventi che sarebbero stati particolarmente dolorosi. Luigi Porta, cattedratico di Clinica chirurgica, condusse studi e applicazioni della scoperta, mentre nelle infermerie gli interventi in anestesia si moltiplicano.

La tecnica di inalazione dell’etere venne migliorata e si procedette alla ricerca di migliori miscele aria etere e dei tempi più idonei per l’inalazione e una maggiore sopportabilità della narcosi.
La tecnica anestetica fu utilizzata in ostetricia, dimostrando che sebbene alleviasse i dolori naturali non aveva alcun effetto sulle naturali contrazioni dell’utero e dei muscoli addominali e non sembrava avere alcuna ripercussione sul nascituro, portando subito a una larga applicazione.

Gli studi vennero effettuati anche sugli inconvenienti della narcosi con etere, come gli effetti collaterali sia fisici che morali riportati da alcuni tentativi di anestesia non riusciti.
Tra i risvolti positivi della tecnica, invece, figurava il fatto che le operazioni divenissero meno temute grazie alla scomparsa del dolore, e questo semplice dato si rivelava in grado di far accettare le operazioni di buon grado anche a coloro che avrebbero preferito la morte al dolore eccessivo e soprattutto i pazienti affrontavano gli interventi nei primi stadi delle malattie e senza attendere per paura quando era oramai troppo tardi.