Il 7 ottobre 1913 con Henry Ford nasceva la catena di montaggio

Con l'introduzione della catena di montaggio del 7 ottobre 1913 Henry Ford abbatteva i costi e i tempi di produzione e dava il via al lavoro organizzato scientificamente che ancora oggi è imprescindibile nella produzione industriale

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Henry Ford attraverso l’introduzione, della catena di montaggio, che nacque il 7 ottobre 1913, riuscì ad abbattere i costi e i tempi di produzione delle automobili della sua Ford Motor Company.
Quel giorno cambiò radicalmente il concetto di produzione industriale e in breve tempo la catena di montaggio venne adottata da tutte le industrie su scala planetaria. Tuttavia, i problemi derivanti dal lavoro ripetitivo e alienante si abbatterono presto sugli operai, mettendo in crisi il fordismo e stimolando la ricerca di nuove soluzioni che riuscissero a stare al passo con le esigenze del capitalismo senza compromettere la psiche dei lavoratori.

La nascita della catena di montaggio

henry fordFu il 7 ottobre 1913 che a Dearborn, negli Stati Uniti, Henry Ford introdusse la catena di montaggio per la produzione del suo celebre modello di automobile la Ford T.

Ford voleva superare la convinzione comune che un’automobile fosse solamente un oggetto di fabbricazione artigianale dal prezzo proibitivo ed era convinto che cambiando il metodo di lavoro potesse superare questo handicap.
Decise quindi di cambiare metodo di lavoro e ogni dipendente, anche se non particolarmente esperto, iniziò ad assemblare un unico pezzo di una vettura, attraverso movimenti ripetitivi e meccanici che avrebbero in breve tempo portato a una velocizzazione del lavoro, consentendo come conseguenza di risparmiare il tempo della produzione.

Era il 7 ottobre 1913, era nata la catena di montaggio e il fenomeno che avrebbe preso il nome di fordismo. L’introduzione di questo sistema portò a una drastica riduzione del tempo di assemblaggio di un’auto, venne calcolato che tra l’ottobre e il dicembre di quell’anno il tempo passò da 12 ore e mezza a circa 2 ore e quaranta, per poi scendere addirittura sotto le 2 ore.

Questo consentì di arrivare a una produzione di massa di prodotti omogenei e soprattutto alla possibilità di abbassare i costi aziendali e  soprattutto all’auto di divenire un prodotto alla portata delle tasche della classe media americana, passando dai 900 dollari di costo del 1909 ai 290 del 1925.

L’affare fu altamente redditizio per Ford che con 10 milioni di prodotti venduti si poté concedere il lusso di introdurre la giornata lavorativa di 8 ore e aumentare i salari da 2,5 a 5 dollari al giorno, facendo degli operai della Ford Motor Company i più pagati al mondo.
La catena di montaggio, l’estensione dell’uso del nastro trasportatore e la linea di assemblaggio divennero dei veri e propri modelli per la produzione industriale e adottati dalla stragrande maggioranza delle industrie dell’epoca.

Il Taylorismo e le origini della catena di montaggio

tempi moderni chaplinTaylorismo” è il termine colloquiale e più diffuso con cui si indica l’organizzazione scientifica del lavoro. Con l’andar del tempo il termine taylorismo ha assunto un significato più vasto e ha preso a indicare tutti gli aspetti di un lavoro, sia manuale che impiegatizio, organizzato secondo criteri ripetitivi, parcellari e standardizzati, dove la mancanza di discrezionalità e di contenuti intelligenti è vista come una condizione necessaria per ottenere una resa produttiva più intensa e uniforme.

Qualsiasi operazione del ciclo produttivo industriale può dunque essere scomposta e studiata nei minimi particolari: è questo, secondo Taylor, il compito dei manager, che sulla base delle verifiche empiriche devono stabilire: qual è il compito specifico di ogni lavoratore; in quanto tempo lo deve svolgere e in che modo lo deve svolgere.

Così è possibile arrivare alla razionalizzazione del ciclo produttivo attraverso l’eliminazione degli sforzi inutili, l’introduzione di sistemi di incentivazione, la gerarchizzazione interna e la rigorosa selezione del personale.

Nel nuovo sistema produttivo, particolarmente trasformata fu la figura dell’operaio, cui il taylorismo tolse ogni tipo di discrezionalità; mentre in precedenza egli poteva scegliere i tempi e i modi del suo lavoro, con l’introduzione delle nuove procedure fu costretto a adattarsi ai ritmi e ai metodi scelti dai dirigenti. Proprio per questo il taylorismo è stato fin dall’inizio duramente contestato dal movimento dei lavoratori e dai sindacati.

Il fordismo e il destino della catena di montaggio

catena di montaggioCon L’applicazione pratica di questi principi aprì la strada alla prima catena di montaggio, introdotta negli stabilimenti della Ford Motors Company nel 1913, e di fatto, dunque, modificò tutta l’organizzazione del lavoro nelle industrie.

Ford mise in pratica l’organizzazione scientifica del lavoro proposta da Taylor, attraverso il sistema della catena di montaggio; meccanismo che prende per l’appunto il nome di Fordismo. Con esso si afferma definitivamente il modo della produzione di massa, ovvero la produzione di beni standardizzati in grande quantità finalizzati al consumo della maggior parte della popolazione.

Il fordismo nasce invece negli anni ‘10 con l’intuizione di Henry Ford di applicare nelle sue officine di montaggio il principio della catena semovente. In tal modo, Ford perfezionava il taylorismo incorporando nella tecnologia meccanica della catena il ritmo di lavoro che Taylor pretendeva di imporre alla manodopera per via gerarchico – burocratica.

Caratteri tipici del modello ideato da Ford erano le grandi dimensioni delle imprese, la produzione di massa di beni standardizzati, la rigidità della programmazione produttiva, e anche alcune garanzie di stabilità di impiego per i dipendenti. Per molti decenni il fordismo fu visto e vissuto come il modo tecnologicamente più avanzato di mettere in pratica le prescrizioni tayloriste.

Tuttavia, ben presto ci si accorse che questo metodo di lavoro influiva negativamente sulla salute psicologica degli operai, che ogni giorno erano costretti a estenuanti turni con mansioni ripetitive e gli industriali, compreso lo stesso Ford, provarono a introdurre nelle fabbriche dei presidi medici per contrastare il fenomeno.

Il fordismo era destinato alla crisi, per questi e altri motivi come la contestazione dell’organizzazione capitalistica del lavoro e il successo di nuovi metodi di produzione come quelli utilizzati in Giappone.
Si verificò quindi un’inversione di tendenza con la registrazione in molti settori industriali di tentativi di allargare nuovamente il contenuto delle mansioni lavorative, smentendo molte tesi sulla irreversibilità del processo di degradazione del lavoro in fabbriche e uffici.

Ad oggi, seppure con un notevole sgravo del lavoro ripetitivo, che viene affidato alla tecnologia robotica, la catena di montaggio, con tutte le sue contraddizioni, rimane ancora uno strumento imprescindibile per la produzione industriale in ogni parte del mondo.