Green Pass: aumentano le aziende che pagano i tamponi ai dipendenti, all’ex Ilva tamponi gratis o cassa integrazione

Cresce la lista delle grandi aziende che ha deciso di pagare i tamponi ai dipendenti che non si sono ancora vaccinati mentre mancano pochi giorni all'entrata in vigore dell'obbligo di Green Pass per i lavoratori

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Da venerdì 15 ottobre, l’obbligo di Green Pass sarà esteso anche a tutti i lavoratori del settore pubblico e privato. Ormai mancano pochi giorni all’entrata in vigore delle nuove misure e la lista delle grandi aziende che ha deciso di pagare i tamponi ai dipendenti che non si sono ancora vaccinati si è allungata. La prima azienda a comunicare tale decisione era stata NaturaSì, che ora si ritrova in grande compagnia. La stessa decisione, infatti, è stata adottata da Sailmaker International (azienda che opera nel campo della nautica, dei tessuti tecnici e dello sport della vela) e da aziende nel settore del packaging e della meccanica come Gd (gruppo Coesia), Ima, Ducati Motor, Bonfiglioli riduttori, Toyota Material Handling, Nord motoriduttori. Un grosso operatore del porto di Genova ha fissato una convenzione con le farmacie del posto per pagare i tamponi ai dipendenti, che sono alcune centinaia.

L’ex Ilva ha deciso di andare ancora oltre: oltre a pagare i tamponi a tutti i lavoratori non vaccinati a livello nazionale, per coloro che non avranno il Green Pass, perché non vaccinati o perché non si sono voluti fare il tampone gratuito, applicherà la cassa integrazione e non li lascerà a casa senza stipendio.

Mentre i rappresentanti di Fim, Fiom e Uilm sono soddisfatti della decisione di pagare i tamponi ai lavoratori sprovvisti di Green Pass, le associazioni delle imprese, da Confindustria a Confcommercio, in queste settimane hanno sconsigliato di seguire questa strada, sostenendo che il Green Pass obbligatorio serve anche a convincere le persone a vaccinarsi e questa decisione da parte delle imprese lo renderebbe meno efficace da questo punto di vista.

Molte imprese, dunque, decidono di pagare i tamponi ai dipendenti, senza uscire allo scoperto. Il motivo di tale decisione sta anche nel fatto che in questo momento gran parte delle produzioni stanno andando a pieno regime e le grandi imprese non possono permettersi di arrivare in ritardo sulle scadenze degli ordini.