Vaccino, la terza dose è un clamoroso flop: dopo 15 giorni ha aderito solo il 2% della platea. L’Ema: “non sappiamo che effetti collaterali può avere”

Vaccino anti Covid, il flop della terza dose: non vuole farla nessuno. Ha aderito soltanto il 2% della già ristretta platea di "vaccinabili", e l'Ema ribadisce che "non possiamo conoscere quali saranno gli effetti collaterali dopo l'ulteriore richiamo"

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Dopo quindici giorni dall’inizio delle somministrazioni partite il 20 settembre, soltanto 153.588 italiani si sono sottoposti alla terza dose del vaccino anti Covid: si tratta del 2,02% della popolazione che è chiamata ad inocularsi il richiamo secondo le linee guida del Ministero della Salute. Un flop clamoroso, che dimostra quanto i cittadini siano in realtà restii nei confronti del vaccino nonostante l’84,12% della popolazione vaccinabile (over 12) si sia ormai sottoposta alla vaccinazione ma soltanto per l’obbligo del Green Pass introdotto dal governo. E nonostante questo, resistono ancora senza vaccino circa 9 milioni di persone, in gran parte (oltre 6 milioni e mezzo) giovani tra 12 e 49 anni.

Per quanto riguarda la terza dose, inizialmente era stata disposta a partire dal 20 settembre per una platea di circa tre milioni di pazienti “immunocompromessi“. Si tratta di persone trapiantate, pazienti oncologici e con patologie autoimmuni. Successivamente la platea è stata allargata a circa 7 milioni di persone, comprendendo anche gli ultraottantenni e ospiti delle Rsa che erano stati i primi ad essere vaccinati tra Gennaio e Marzo, quindi ormai più di 6-7 mesi fa.

Che in oltre due settimane, su una platea così ampia, soltanto 150 mila persone abbiano deciso di sottoporsi alla terza dose (in termini percentuali si tratta, appunto, soltanto del 2%) evidenzia quanto gli italiani già vaccinati con due dosi siano adesso riluttanti nei confronti del terzo richiamo. Probabilmente anche proprio perchè hanno sperimentato gli effetti collaterali subiti dopo le prime due dosi.

Secondo le linee guida stabilite dall’EMA, l’Agenzia europea per i medicinali, la terza dose va somministrata almeno 28 giorni dopo la seconda agli immunodepressi e almeno 6 mesi dopo la seconda a tutti gli altri. I vari Paesi stanno infatti decidendo di somministrarla tra 6 e 9 mesi dopo la seconda, seguendo le varie campagne vaccinali che, come ha spiegato sempre l’EMA, “restano una prerogativa delle competenti autorità nazionali che possono valutare meglio le condizioni locali, inclusa la diffusione del virus e delle sue varianti, la disponibilità di vaccini e le capacità del sistema sanitario nazionale“.

L’EMA ha approvato soltanto per gli immunodepressi la terza dose sia del vaccino di Pfizer-BioNTech, il Comirnaty, che per quello di Moderna, il Spikevax. “La raccomandazione arriva dopo che gli studi hanno dimostrato che una dose extra di questi vaccini ha aumentato la capacità di produrre anticorpi contro il virus che causa il Covid-19 nei pazienti sottoposti a trapianto di organi con sistema immunitario indebolito“, ha precisato l’Agenzia europea per i medicinali aggiungendo: “Sebbene non ci siano prove dirette che la capacità di produrre anticorpi in questi pazienti protegga contro il Covid-19, si prevede che la dose extra potrebbe aumentare la protezione almeno in alcuni pazienti. L’Ema continuerà a monitorare tutti i dati che emergono sulla sua efficacia“.

Per quanto riguarda invece tutti gli altri, l’EMA ha approvato la terza dose soltanto per il vaccino Comirnaty (quello di Pfizer-BioNTech) e soltanto per gli over 18. Rimangono quindi esclusi i ragazzi tra 12 e 18 anni, per cui invece erano state approvate le prime due dosi, e non si potrà usare il siero Spikevax prodotto da Moderna nè tantomeno quelli di Astrazeneca e Johnson & Johnson che sono già da tempo bloccati e fuori mercato anche per quanto riguarda le prime dosi. Chi ha fatto le prime dosi con uno dei tre prodotti adesso non approvati per la terza dose, sarebbe costretto per il richiamo aggiuntivo a sottoporsi al vaccino di Pfizer-BioNTech ricevendo il famoso “mix“. Nella sua nota ufficiale, l’Agenzia europea per i medicinali ha inoltre spiegato che rispetto alla somministrazione della terza dose “il rischio di infiammazioni cardiache o altri effetti molto rari dopo un richiamo non è conosciuto e viene attentamente monitorato. Come per tutti gli altri farmaci l’Ema continuerà a raccogliere e valutare tutti i dati sulla sicurezza e l’efficacia dei vaccini“.