Covid, studio in Norvegia: “minor rischio di terapia intensiva nei vaccinati ma rischio di morte in ospedale simile ai non vaccinati”

Nonostante un rischio minore di ricovero in terapia intensiva per i pazienti vaccinati di 18-79 anni, la vaccinazione non ha ridotto le probabilità di morte in ospedale in uno studio norvegese

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Con la maggior parte della popolazione norvegese vaccinata contro il Covid-19, si sta verificando un crescente numero di ricoveri legati al Covid tra pazienti vaccinati. I programmi di vaccinazione in atto hanno ridotto drasticamente la pressione dei ricoveri e dei decessi legati al Covid. Tuttavia, rimane il rischio di casi breakthrough (i casi di infezione che si verificano in persone vaccinate, ndr) gravi dopo la vaccinazione, soprattutto tra i gruppi a più alto rischio di malattia grave”, si legge in uno studio norvegese, condotto su 2.361 pazienti positivi al Covid e ricoverati nel Paese tra l’1 febbraio e il 30 settembre 2021. Di questi 2.361 pazienti, il 3% era parzialmente vaccinato e l’8% era completamente vaccinato. In Norvegia, quelli di Pfizer e Moderna sono i vaccini più somministrati.

Dei pazienti inclusi nello studio, 421 (18%) è stato ricoverato in terapia intensiva. Alla fine del periodo di follow-up, 18 pazienti (0,8%) erano ancora ricoverati in ospedale. Dei 2.343 pazienti dimessi, 107 sono deceduti in ospedale (4,6%).

I risultati dello studio suggeriscono che “i pazienti Covid di 18-79 anni in Norvegia che erano stati vaccinati con un vaccino a mRNA avevano il 43% di probabilità in meno di ricovero in terapia intensiva e una permanenza in ospedale più breve rispetto ai pazienti non vaccinati”, scrivono i ricercatori. “Non abbiamo osservato una differenza statisticamente significativa nella permanenza in ospedale tra i pazienti vaccinati non ricoverati in terapia intensiva. La vaccinazione non ha ridotto le probabilità di morte in ospedale. L’eccezione erano i pazienti over 80 in un’analisi di sensibilità che includeva tutti i pazienti positivi a SARS-CoV-2, indipendentemente dalla causa principale di ricovero. Per i pazienti non vaccinati con un’altra causa principale di ricovero, il Covid potrebbe essere stato un fattore di ricovero più significativo”, si legge nello studio.

I nostri risultati suggeriscono che, una volta ricoverati in ospedale, il rischio di morte tra i pazienti vaccinati e non vaccinati in Norvegia è simile. Tuttavia, per i sopravvissuti la traiettoria della malattia è più lieve nei pazienti vaccinati, con una ridotta necessità di cure ospedaliere e supporto d’organo. Con la copertura vaccinale in costante aumento in tutto il mondo, questi risultati hanno importanti implicazioni per la gestione dei pazienti e la pianificazione delle capacità negli ospedali. Sebbene gli studi abbiano suggerito un’elevata efficacia sostenuta dei vaccini a mRNA contro il ricovero almeno sei mesi dopo la vaccinazione, la durata della protezione dopo i programmi originali a due dosi per i vaccini a mRNA e gli effetti delle dosi di richiamo oltre i programmi originali richiedono una ricerca continua”, scrivono i ricercatori.

I nostri risultati evidenziano che altri fattori continuano a influenzare gli esiti dei pazienti nonostante la vaccinazione, con una permanenza in ospedale più lunga e/o maggiori probabilità di ricovero in terapia intensiva o morte associate all’età avanzata, al sesso maschile e ad alcuni fattori di rischio come immunosoppressione, malattie renali, obesità, diabete e malattie cardiache”, concludono i ricercatori.