La Toscana dei Butteri nel Parco della Maremma

Galoppano in sella a resistenti cavalli i butteri della Toscana, i leggendari mandriani che si muovono nella natura selvaggia del Parco naturale regionale della Maremma

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I butteri sono i leggendari mandriani della Maremma Toscana che svolgono il loro lavoro come facevano un tempo, seguendo le vacche selvatiche in sella a cavalli resistenti agli ambienti più aspri.
Ad accoglierli il Parco naturale regionale della Maremma in cui si incontrano i paesaggi costieri fatti di cale, dune e baie, le torri millenarie che vegliano su pascoli e macchia mediterranea e gli antichi ambienti palustri alla foce dell’Ombrone, ricchi di biodiversità e paradiso dei birdwatcher.

Chi sono i Butteri

butteri vaccheLa parola buttero deriva dal greco boutoros che si traduce con la locuzione “pungolatori di buoi” e che oggi associamo ai leggendari mandriani della Maremma Toscana che allevano le mandrie di bestiame allo stato brado.

Queste terre un tempo costituiti da acquitrini e paludi e oggi sono incluse nel Parco naturale regionale della Maremma e qui l’unico sostentamento era costituito proprio dall’allevamento. Facile che la figura del buttero divenisse fondamentale per vigilare e guidare le vacche selvatiche toscane che si caratterizzano per le corna a forma di lira.

Per svolgere il loro lavoro, i butteri cavalcano i cavalli tipici della maremma, il Maremmano o il Tolfetano, tipico dei monti della Tolfa; entrambe razze particolarmente adattabili ad ambienti aspri. In mano portano il tipico bastone che serve a spronare cavalli e buoi, mentre il loro abbigliamento tipico prevede giacca di velluto, cosciali, cappello e un ampio e nero mantello.

La sella tipica dei butteri maremmani un tempo si chiamava bardella mentre oggi prende il nome scafarda e viene creata dagli artigiani e caratterizzata da un arcione, da due cuscini e un’ampia superficie di appoggio che lascia libero il garrese dei cavalli.

Queste figure che si connotano per avere caratteristiche assimilabili in parte ai gauchos in pare ai cowboys, hanno una tale abilità a cavalcare da riuscire a battere in passato in un rodeo, persino uno dei cavalieri che prendevano parte al Wild West Show di Buffalo Bill, alla fine del XIX secolo, quando questo fece tappa in Europa.

Ai butteri era riservata una dura quotidianità: si svegliavano prima del sorgere del sole per radunare le mandrie e dopo un pasto frugale a metà della giornata, rientravano al tramonto per concedersi un riposo notturno proprio accanto ai loro animali. Ancora oggi la giornata di questi mandriani rimanda a un’ideale di vita all’insegna di libertà e luoghi selvaggi che continua ad esercitare grande fascino su chi si avventura alla conoscenza del loro mondo.

Osservare i butteri

torneo della rosa butteriPer incontrare i butteri e assistere al loro lavoro i curiosi dovrebbero recarsi nella cittadina di Alberese il primo giorno di maggio quando si dedicano all’antica pratica della merca, la pratica della marchiatura dei giovani capi di bestiame.
I vitelli sono contrassegnati da tre marchi: il primo riporta l’anno di nascita, un altro il numero progressivo del capo e infine l’ultimo con il simbolo dello specifico allevamento.

Il 15 agosto, invece, ha luogo il Torneo della Rosa, in cui i butteri più abili si sfidano in coppia per sottrarsi a vicenda proprio una rosa applicata al braccio.

Ancora oggi sopravvivono al galoppare della modernità i butteri che in sella ai loro cavalli si spostano nelle praterie che si collocano tra le pinete che si inoltrano nella Marina di Alberese e il fiume Ombrone. Si spostano nei sentieri terrosi dell’entroterra, nelle pianure alle pendici dei Monti dell’Uccellina, sui lidi marini incontaminati come quello di Cala di Forno, ma si muovono anche nella macchia mediterranea che circonda i borghi come quelli di Collelungo e Castelmarino.

Il Parco della Maremma

parco della maremmaIl Parco della Maremma è caratterizzato da una rete di sentieri che sono percorribili con escursioni in bicicletta, a dorso di cavallo, ma anche con trekking da fare a piedi.
Tra il mare blu, il verde della macchia mediterranea, le dune bianche e i pascoli si possono incontrare numerose specie animali che si spostano in libertà: in primo luogo cavalli e mucche, ma anche cervi, lepri, tassi, faine, istrici, volpi e quasi 300 specie di volatili. Paradiso degli ornitologi si possono osservare alla foce dell’Ombrone le specie acquatiche come oche selvatiche e gru che qui riposano e svernano.

Di particolare interesse paesaggistico sono gli ambienti palustri che si trovano in prossimità della foce dell’Ombrone e rimangono a testimoniare un passato in cui acquitrini e stagni erano i paesaggi dominanti.

Le prime tracce umane della zona si fanno risalire al Paleolitico e al Neolitico come testimoniano gli utensili e i resti umani e animali che sono stati rinvenuti nelle grotte delle pendici dei Monti dell’Uccellina.
La presenza umana è arricchita anche dalle torri difensive che si ergono sui bassi promontori del Parco, che costruite già nel Medioevo furono rafforzate nel Rinascimento da Cosimo de Medici al fine di offrire una difesa costiera contro i pirati turcheschi.
Straordinario in particolare il panorama che si può scorgere dai ruderi della torre duecentesca di Castelmarino che si staglia su rocce a strapiombo sul mare, o dalla Torre di Collelungo che è stata ricostruita e ampliata nel 1500 e digrada su una spiaggia deserta.

La costa del Parco della Maremma si estende per circa 20 chilometri ed è punteggiata da cale lungo 25 chilometri di sabbia e rocce che sono delimitate dalla macchia. Una delle spiagge di maggiore richiamo, perché facile da raggiungere è la Marina di Alberese che mantiene intatte le sue caratteristiche selvatiche.
Più nascosta dagli sguardi Cala di Forno, una baia celata così bene che un tempo era utilizzata come approdo dei briganti e ancora oggi per raggiungerla bisogna affrontare un percorso di 10 chilometri.

Nel tratto di costa nei pressi di Talamone il paesaggio cambia e si caratterizza per scogliere a picco sul mare. A Talamone domina la Rocca Aldobrandesca che fu luogo di epocali eventi storici tanto da essere citata persino da Dante, oggi invece la cittadina è un borgo di pescatori dalle origini etrusche.