Catamisi e catamisicchj: come i Calabresi prevedevano il tempo meteorologico

Durante le festività natalizie nel mondo rurale della Calabria si procedeva al conteggio dei Catamisi e dei Catamisicchj: un'antico metodo per prevedere il tempo meteorologico del nuovo anno

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Una delle più caratteristiche delle tradizioni popolari della Calabria del periodo di Natale è la mitica conta dei Catamisi e Catamisicchj. Un vero e proprio mito meteorologico che consentiva di trarre previsioni del tempo atmosferico dalla conta dei giorni tra Santa Lucia e Natale e tra Natale e l’Epifania.
Un’antica enciclopedia dei sensi e degli auspici che consentiva al mondo rurale e a quello dei pescatori di avere una qualche sicurezza verso le forze incontrollabili della natura.

La conta dei Catamisi e dei Catamisicchj

stagioniNella tradizione popolare calabrese durante il periodo natalizio rivestivano un ruolo importantissimo il conteggio dei Catamisi, i giorni dal 13 dicembre alla Vigilia di Natale.

Secondo le credenze il giorno di Santa Lucia e prima della riforma gregoriana del calendario, proprio come recita l’adagio (“il giorno di Santa Lucia è il giorno più corto che ci sia”) segnava il giorno più corto dell’anno e tutti quelli a seguire prima del Natale corrispondevano ciascuno a un mese dell’anno che sarebbe seguito.

Con osservazione e calcolo attento e scrupoloso nel mondo rurale si osservavano le variazioni del tempo meteorologico poiché essere rappresentavano indicativamente come sarebbero stati i mesi del futuro anno.

Il termine Catamisi o katamisi deriva dal greco kata, una locuzione avverbiale traducibile con “giù” oppure “secondo” ma anche “sopra”, ragion per cui la parola indicherebbe il mese prima del Natale.

In molte località si possono anche distinguere i Catamisi e i Catamisicchj, ove i primi consentivano di trarre auspici per il tempo atmosferico dell’anno venturo, mentre i secondi si conteggiati da Natale sino al 5 gennaio riflettevano le condizioni atmosferiche della seconda metà di ciascun mese, ma iniziando la conta a ritroso e partendo quindi dal primo giorno, quello di Natale, ad indicare dicembre.
Ad esempio il 13 dicembre e il 5 gennaio corrispondono rispettivamente alla prima quindicina e alle altre due settimane del prossimo gennaio, il 14 dicembre e il 4 gennaio corrispondono al mese di febbraio e così via.

Secondo un’altra modalità di conteggio, invece, ogni giorno veniva diviso in tre parti, ognuna delle quali corrispondeva a una decade del mese in questione: così, se la mattina avesse piovuto, altrettanto sarebbe stato per la prima decade del mese corrispondente a quel giorno, e se il tempo cambiava a metà giornata lo stesso cambiamento si sarebbe ripetuto nella parte centrale del mese preso in esame.

Usanze e ritualità contadine

Un tempo Catamisi e Catamisicchj erano particolarmente seguiti nel mondo rurale e agricolo tanto che i contadini non prevedevano contratti di scambio, semine o raccolti e persino feste e sposalizi senza che si tenesse conto di queste previsioni.
Era necessaria una paziente e solenne attenzione con 24 giorni di appunti e osservazioni presi con dedizione e metodo perché i calcoli fossero corretti.

La notte del 5 gennaio era denominata “la notte del Battesimo dei tempi” e i contadini vegliavano in attesa dello scoccare della mezzanotte quando uscivano allo scoperto per scrutare scrupolosamente il cielo e osservare direzione di venti e nubi. Era infine questa la notte in cui si potevano trarre gli auspici annuali, una manciata di minuti che suggerivano se l’anno seguente sarebbe stato ricco di lieti eventi e copiosi raccolti o se al contrario si sarebbe rivelato un anno infausto e di carestia.

La direzione dei venti, poi, stabiliva ulteriori informazioni: se il Levante faceva la sua compara valeva il detto “Levanti linchi chini i vacanti” (Levante riempie pieni quelli che prima erano vuoti); non era invece di buon auspicio il Libeccio, che quando si presenta a fine estate è di sovente causa della distruzione dei raccolti come recita l’adagio “Lapici mai benefici” (Libeccio non porta mai bene); nessuna informazione, infine, si poteva trarre dal vento di Ponente, infatti il detto popolare recita “Ponenti non faci nenti” (Ponente non dice niente).

La cultura contadina ma anche quella dei pescatori era dunque legata alle previsioni degli eventi meteorologici e questo conteggio generava sia un cambiamento dei comportamenti dal punto di vista pratico che il ricorso a una serie di gesti simbolici e propiziatori che, anche se non garantivano risultati certi, offrivano serenità e la percezione di avere un qualche controllo sulle avversità della natura.