L’Istituto Superiore di Sanità ha pubblicato stamani il consueto bollettino settimanale con l’aggiornamento del quadro epidemiologico sull’andamento del SARS-CoV-2 in Italia. Un appuntamento molto importante perché è l’unica fonte ufficiale che pubblica i dati di contagi, ricoveri e decessi in base allo stato vaccinale e quindi consente di valutare l’efficacia delle vaccinazioni. Nel bollettino odierno, l’Istituto Superiore di Sanità differenzia l’andamento di contagi, ricoveri e decessi non soltanto in base all’avvenuta vaccinazione, ma anche in base alla tempistica della vaccinazione, stabilendo in 5 mesi la soglia di valutazione dell’efficacia del ciclo completo ed evidenziando come appunto dopo i cinque mesi l’efficacia del vaccino crolli addirittura al 43,9% per quanto riguarda il contagio e scenda all’84,8% per la malattia severa.
Particolarmente curioso il fatto che mentre l’Istituto Superiore di Sanità considera di 5 mesi questa scadenza, il Governo consente ai vaccinati di avere un “Super Green Pass” per ben 9 mesi dopo la seconda dose, mandando vere e proprie “bombe virologiche” in qualsiasi evento affollato per addirittura 4 mesi dopo il crollo dell’efficacia dei vaccini. Ancor più paradossale il fatto che ai guariti, che hanno una maggior immunità naturale rispetto ai vaccinati, questo “Super Pass” duri appena 6 mesi dopo la guarigione: è il binario della politica, completamente avulso da quello della scienza.
Questi sono i dati relativi all’andamento di contagi, ricoveri e decessi in base allo stato vaccinale:
Totale popolazione con più di 12 anni: 54.009.944
- Non vaccinati: 7.404.599 (13,7%)
- Vaccinati con una dose: 1.981.131 (3,7%)
- Vaccinati con due dosi negli ultimi 5 mesi: 31.622.279 (58,5%)
- Vaccinati con due dosi da più di 5 mesi: 11.407.859 (21,1%)
- Vaccinati con la terza dose: 1.594.076 (3,0%)
Totale nuovi casi positivi negli ultimi 30 giorni: 209.587
- Non vaccinati: 75.512 (36,0%)
- Vaccinati con una dose: 5.587 (2,7%)
- Vaccinati con due dosi negli ultimi 5 mesi: 82.755 (39,5%)
- Vaccinati con due dosi da più di 5 mesi: 44.023 (21,0%)
- Vaccinati con la terza dose: 1.710 (0,8%)
Totale ospedalizzazioni: 7.795
- Non vaccinati: 3.733 (47,9%)
- Vaccinati con una dose: 217 (2,8%)
- Vaccinati con due dosi negli ultimi 5 mesi: 1.435 (18,4%)
- Vaccinati con due dosi da più di 5 mesi: 2.336 (30,0%)
- Vaccinati con la terza dose: 74 (0,9%)
Totale decessi: 1.227
- Non vaccinati: 515 (42,0%)
- Vaccinati con una dose: 22 (1,8%)
- Vaccinati con due dosi negli ultimi 5 mesi: 197 (16,0%)
- Vaccinati con due dosi da più di 5 mesi: 482 (39,3%)
- Vaccinati con la terza dose: 11 (0,9%)
Complessivamente, quindi, nello scorso mese abbiamo avuto il 64% dei contagi, il 52% dei ricoveri e il 58% dei morti tra la popolazione vaccinata. Questo non significa che il vaccino non sia efficace, ma smentisce tutti i luoghi comuni sulla “pandemia dei non vaccinati” o sugli “ospedali pieni solo di non vaccinati“, quando in realtà vediamo che il vaccino – pur riducendo il rischio – non è la soluzione risolutiva, non garantisce di non morire e non finire in ospedale, non ferma il contagio.
Nella tabella che stima l’efficacia vaccinale storica sulla variante Delta, da inizio luglio a fine novembre, possiamo vedere come il vaccino ha avuto un’efficacia del 67% per ridurre il contagio, dell’89% per ridurre i ricoveri, del 94% per ridurre i ricoveri in terapia intensiva e del 90% per ridurre i decessi:
Adesso però possiamo vedere come l’efficacia, dopo 5 mesi dalla seconda dose del vaccino, sia crollata al 43,9% per quanto riguarda il contagio, mentre è scesa all’84,8% per quanto riguarda la “Malattia Severa”.
Inoltre l’efficacia della terza dose è ancora tutta da dimostrare: nel mese scorso, a fronte del 3% di popolazione che aveva ricevuto la terza dose, abbiamo comunque avuto lo 0,8% dei contagi, lo 0,9% dei ricoveri e lo 0,9% dei decessi proprio tra i soggetti vaccinati con tre dosi, che non hanno quindi visto un miglioramento del rischio rispetto a coloro che di dosi ne hanno ricevute già due. L’Istituto Superiore di Sanità, infatti, al momento non stima l’efficacia delle vaccinazioni per chi ha ricevuto la terza dose. Fornisce però il dato del rischio relativo dei vaccinati da meno e da più di cinque mesi rispetto ai non vaccinati. E in questa tabella possiamo vedere che i vaccinati hanno un rischio di contagiarsi che è soltanto quattro volte più basso dei non vaccinati, se hanno ricevuto il vaccino da meno di cinque mesi, e questo vantaggio scende ulteriormente ad appena due volte rispetto ai non vaccinati oltre cinque mesi dalla vaccinazione. Un dato che evidenzia la scarsa efficacia dei vaccini a limitare il contagio. Rimane alta, invece, la protezione dai ricoveri (soprattutto in terapia intensiva) e dai decessi, ma con enormi cambiamenti in base alle fasce di età. Un adulto di 50-60 anni, infatti, ha 56 volte in meno il rischio di finire in terapia intensiva rispetto a un coetaneo non vaccinato, mentre un anziano di 70 anni ha 19 volte in meno il rischio di morire rispetto ad un coetaneo non vaccinato. Ma soltanto se sono vaccinati da meno di cinque mesi, altrimenti dopo 5 mesi dalla vaccinazione anche questo beneficio diminuisce sensibilmente.
Inoltre per i giovani under 40 non c’è alcun beneficio delle vaccinazioni nel ricovero in terapia intensiva o nel decesso, perché comunque anche non vaccinati i giovani sani non finiscono in terapia intensiva e non muoiono anche in caso di contagio:
Infine nella tabella con il dettaglio di diagnosi, ricoveri e decessi per fasce d’età e per stato vaccinale, possiamo notare come lo scorso mese sono morti 24 vaccinati tra 40 e 59 anni e 176 vaccinati tra 60 e 79 anni; sono inoltre finiti in terapia intensiva 26 vaccinati tra 40 e 59 anni e 192 vaccinati tra 60 e 79 anni. Non è quindi affatto vero che il vaccino dà la garanzia di non morire e non finire in terapia intensiva “a meno che non siano persone molto anziane“.
Infatti, la tabella complessiva su casi, decessi e letalità del Covid-19 in Italia dall’inizio della pandemia conferma un rischio elevato soltanto per determinate fasce di età (oltre i 60 anni) e sempre con pesanti comorbidità. A prescindere dalle vaccinazioni, che a maggior ragione aiutano ad alzare la soglia di età e comorbidità del rischio:




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