“The Revenant” il film da “brividi” che ci aiuta a raccontare il freddo del clima subartico

Il protagonista del film "The Revenant" deve sopravvivere al gelido clima subartico, si tratta del più diffuso sul nostro pianeta e uno dei più temibili per l'uomo, con temperature che possono arrivare ai 50° sotto lo zero

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The Revenant” è un film del 2015 diretto da Alejandro González Iñárritu e con protagonisti Leonardo DiCaprio e Tom Hardy impegnati in una lotta all’ultimo sangue nel gelo delle foreste nordamericane.
Il film è stato girato tra la Columbia Britannica del Canada e la Terra del Fuoco in Argentina, due luoghi in cui si trova il clima subartico, il più diffuso al mondo e uno dei più freddi e difficili per la sopravvivenza dell’uomo, dove le temperature invernali possono scendere anche fino a -50° sotto lo zero.

La trama di “The Revenant”

the-revenantLa pellicola è ambientata nel 1823, quando in Nord Dakota l’esploratore Hugh Glass, alla guida di una battuta di caccia per pelli e pellicce, sopravvive all’attacco dei nativi americani Arikara che sterminano 33 degli uomini della spedizione.
Con lui sopravvivono una dozzina di cacciatori e suo figlio Hawk, nato dall’amore con un’indiana Pawnee e più tardi uccisa da soldati statunitensi.

Glass consiglia ai sopravvissuti di abbandonare l’imbarcazione sulla quale stanno scendendo il fiume per far perdere le tracce agli indiani che li inseguono e ritornare al loro villaggio a piedi dopo aver nascosto le pelli. Ad attenderli, tuttavia, vi sono settimane di cammino in un clima glaciale e innumerevoli pericoli.
Glass viene attaccato e lasciato in fin di vita da un grizzly e il comandante della missione il capitano Henry, pur prestandogli tutto il soccorso possibile, ritiene che sia ormai giunta la sua ora e rappresentando un carico troppo gravoso per essere trasportato lo lasciano in compagnia del figlio, del giovane Bridger e del cacciatore Fitzgerald.

Quest’ultimo è mosso unicamente dalla ricompensa in denaro promessa dal capitano e prova a convincere Glass a porre fine alle sue sofferenze e suicidarsi, per poi provare a soffocarlo lui stesso. Hawk tenta di fermarlo e viene accoltellato a morte dal cacciatore senza che Glass possa fare qualcosa per salvarlo.

Glass giura vendetta e cerca di sopravvivere tra i boschi in ogni modo tra gli stenti e le gelide tormente.  A quel punto viene soccorso da un indiano Pawnee che vuole tornare dalla sua tribù dopo aver perso anch’egli la sua famiglia. I due proseguono verso sud ma vengono sorpresi da una tempesta di neve e la condizione di Glass si aggrava ulteriormente.

Il suo compagno indiano lo salva nuovamente ma viene impiccato da un gruppo di cacciatori francesi, durante la sua fuga Glass ne uccide tre e riesce a liberare la figlia di un capo Arikara che questi avevano rapito. Nella fuga Glass precipita in un burrone e si salva solo grazie alla neve fresca ma il gelo notturno lo minaccia nuovamente e trova scampo solamente riparandosi nel ventre del suo cavallo morto.

Nel frattempo, il capitano, avendo trovato la borraccia di Glass suppone che il figlio Hawk sia ancora vivo e invia un gruppo di uomini alla sua ricerca, questi trovano invece Glass che viene condotto al forte ormai esausto. Dopo aver spiegato le azioni di Fitzgerald, il protagonista parte con il capitano alla ricerca del criminale che una volta rintracciato uccide il capitano.

Glass continua l’inseguimento del cacciatore e ingaggia con lui una lotta corpo a corpo in cui riesce a prevalere. Rinuncia però alla vendetta destinando Fitzgerald agli indiani Arikara sopraggiunti, tra cui si trova la figlia del capo. Fitzgerald trova la fine tra le mani di questi ultimi, mentre a Glass viene risparmiata la vita.

Il clima subartico tra i più freddi del pianeta

clima subarticoI climi freddi interessano la parte settentrionale dei continenti boreali quali l’America Settentrionale con parte del Canada e dell’Alaska; la Lapponia nella Penisola Scandinava e le regioni a nord in Russia; una grande porzione della Siberia e l’estremo lembo meridionale della Terra del Fuoco in Argentina.
I climi freddi caratterizzano anche molte isole e arcipelaghi dei mari australi e boreali.

Il clima più diffuso nel mondo è il clima subartico, che interessa una superfice di oltre 35 milioni di chilometri quadrati, circa un quinto delle terre emerse. In Europa il clima subartico si estende lungo la costa meridionale dell’Islanda e su gran parte della Penisola Scandinava; in Asia interessa i grandi bacini dei fiumi artici, mentre più a sud si trova nel Tibet e sugli altri altopiani centrali circostanti del continente.
Nell’America settentrionale il clima subartico si trova sugli altopiani interni e sulle Montagne Rocciose canadesi, mentre nell’America meridionale è limitato nelle zone più limitate e interne delle catene montuose della Terra del Fuoco.

Le escursioni termiche annuali del clima subartico sono particolarmente forti. D’estate, soprattutto nel mese di luglio, la temperatura può superare anche i 30 gradi centigradi; mentre nella stagione invernale, soprattutto in gennaio, può scendere fino a -50° centigradi.

Per quanto riguarda le precipitazioni sono generalmente poco abbondanti e limitate solamente alla stagione calda. Le prime nevi invece possono cadere anche a settembre e permangono al suolo sino all’aprile successivo, tuttavia, le nevicate non sono particolarmente abbondanti e la coltre di neve non supera solitamente i 70 centimetri.

La fusione del manto nevoso nel periodo del disgelo mette in moto milioni di metri cubi di acqua, trasformando in immensi acquitrini gran parte dei bacini idrografici dei fiumi artici.
Il terreno precedentemente intriso di ghiaccio si scioglie rendendo impossibile qualunque comunicazione che non avvenga attraverso le vie d’acqua.
I grandi bassopiani boreali sono il dominio della taiga, la foresta di conifere che si estende in una fascia larga 400 chilometri e lunga oltre 11 mila chilometri: copre, infatti, un arco che raggiunge l’Oceano Pacifico dalla Scandinavia, attraversando la Russia Settentrionale e la Siberia, e tra gli oceani Pacifico e Atlantico il Grande Nord americano.
Qui il vegetare della flora è reso possibile non tanto dalle precipitazioni ma dall’acqua di cui è intriso il terreno nel periodo del disgelo.