Covid, il bollettino sui morti: età media 80 anni e 4 gravi patologie pregresse. Solo il 21% dei decessi arriva dalle terapie intensive

Covid, il bollettino dell'Istituto Superiore di Sanità fornisce l'identikit delle vittime da SARS-CoV-2 in Italia: età media, numero di patologie pregresse e differenze tra vaccinati e non vaccinati

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L’età media dei deceduti positivi a SARS-CoV-2 in Italia è di 80 anni, la maggior parte è stata ricoverata in ospedale ma non in terapia intensiva e i deceduti vaccinati hanno un’età media più alta e più patologie preesistenti rispetto a quelli non vaccinati. Sono alcuni dei dati emersi dall’aggiornamento del report decessi, basato sui dati della Sorveglianza Integrata e su un campione di cartelle cliniche di pazienti deceduti con positività al SARS-CoV-2, appena pubblicato dall’Iss.

Dati dalla sorveglianza integrata COVID-19: questa sezione descrive le caratteristiche di 138.099 pazienti deceduti positivi a SARS-CoV-2 in Italia dall’inizio della sorveglianza al 10 gennaio 2022 riportati dalla Sorveglianza Integrata COVID-19 coordinata dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS). L’età media dei pazienti deceduti e positivi a SARS-CoV-2 è di 80 anni. Le donne decedute sono 60.201 (43,6%). L’età mediana dei pazienti deceduti positivi a SARS-CoV-2 è più alta di circa 40 anni rispetto a quella dei pazienti che hanno contratto l’infezione: significa che si contagiano anche i giovani e gli adulti, ma muoiono soltanto molto raramente rispetto alle persone più anziane.

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Dei deceduti positivi a SARS-CoV-2 in Italia, il 23,8% risulta essere stato ricoverato in un reparto di terapia intensiva, il 58,5% è stato ricoverato in ospedale ma non in terapia intensiva ed il 17,7% non era ricoverato in ospedale. Questo dato evidenzia la discrepanza tra i numeri dei morti e quelli delle terapie intensive, perché in realtà la stragrande maggioranza delle vittime (oltre il 76%) non va in terapia intensiva, che nei giorni scorsi ha fatto molto discutere per le esternazioni di Crisanti e altri attori sociali che hanno espresso dubbi sulla veridicità dei dati. In realtà è noto dall’inizio della pandemia che la stragrande maggioranza delle vittime si verifica nei reparti ordinari, e non in terapia intensiva, dove vengono curate in modo più impegnativo le persone che hanno maggiori possibilità di salvarsi e che possono rispondere meglio a terapie – appunto – invasive che pazienti con gravi patologie pregresse e in età avanzata non potrebbero sopportare.

Sulle patologie preesistenti e condizioni cliniche dei pazienti, i dati presentati sono stati ottenuti da 8.436 deceduti per i quali è stato possibile analizzare le cartelle cliniche. Le cartelle cliniche sono inviate all’ISS dagli ospedali secondo tempistiche diverse, compatibilmente con le priorità delle attività svolte negli ospedali stessi. La tabella 1 del rapporto presenta le più comuni patologie croniche preesistenti (diagnosticate prima di contrarre l’infezione) in un campione di pazienti deceduti (si ricorda che la presenza di patologie preesistenti è un fattore di rischio riconosciuto). Il numero medio di patologie osservate in questa popolazione è di 3,7. Complessivamente, soltanto 246 pazienti (2,9% del campione) non presentavano patologie, 955 (11,3%) presentavano 1 patologia, 1.512 (17,9%) presentavano 2 patologie e 5.723 (67,8%) presentavano 3 o più patologie preesistenti. Seppur in età avanzata, quindi, è molto raro che una persona senza patologie pregresse muoia per il Covid.

Nel campione di pazienti deceduti SARS-CoV-2 positivi per cui sono state analizzate le cartelle cliniche, il tempo medio tra la data dell’insorgenza dei sintomi e la data del decesso è stato di 13 giorni; tra la data dell’insorgenza dei sintomi e quella del ricovero in ospedale è stato di 5 giorni; tra la data del ricovero in ospedale e quella del decesso è stato di 8 giorni. Il tempo intercorso dal ricovero in ospedale al decesso era di 6 giorni più lungo in coloro che venivano trasferiti in rianimazione rispetto a quelli che non venivano trasferiti (13 giorni contro 7 giorni).

Per quanto riguarda le condizioni dei morti in base allo stato vaccinale, il bollettino fornisce il dato dell’età media che è più alta nei vaccinati. La media dei morti non vaccinati nel campione preso in esame dagli esperti dell’Iss, infatti, è di 78,6 anni, mentre quella dei vaccinati con una dose è di 82,6 anni e quella dei vaccinati con ciclo completo è di 84,7 anni. Anche il numero medio di patologie osservate è più alto nei gruppi di vaccinati con ‘ciclo incompleto di vaccinazione’ e ‘ciclo completo di vaccinazione’ rispetto ai ‘non vaccinati’ (rispettivamente 5,0 e 4,9 vs 3,9 patologie preesistenti); in particolare, la presenza di cardiopatie (cardiopatia ischemica e scompenso cardiaco) è più elevata nei decessi con ‘ciclo incompleto di vaccinazione’, mentre demenza, BPCO e cancro si sono dimostrati maggiormente presenti nei decessi con ‘ciclo completo di vaccinazione’. Il contrario accade per l’obesità, più presente nei deceduti ‘non vaccinati’ rispetto ai decessi con ‘ciclo completo di vaccinazione’ e a quelli con ‘ciclo incompleto di vaccinazione’. Inoltre, nella popolazione di vaccinati con ‘ciclo completo di vaccinazione’, il decesso avviene più frequentemente come conseguenza di complicanze extra-respiratorie (danno renale acuto e danno miocardico acuto) e meno frequentemente per insufficienza respiratoria.