SARS-CoV-2, il bollettino dell’Istituto Superiore di Sanità: l’81% dei contagi, il 52% dei ricoveri e il 54% dei morti è vaccinato. Età media dei ricoverati è di 70 anni, crolla il tasso di letalità

SARS-CoV-2, l'ultimo bollettino dell'Istituto Superiore di Sanità evidenzia come i vaccinati non abbiano alcuna protezione dal contagio. In ospedale, inoltre, la maggioranza dei pazienti è vaccinata

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Come di consueto, l’Istituto Superiore di Sanità ha pubblicato stamani il nuovo bollettino di riepilogo settimanale sull’evoluzione dell’epidemia di SARS-CoV-2 in Italia: è il report più atteso perché è quello più dettagliato che fornisce tutti i dati specifici sull’andamento del virus per fasce d’età e per stato vaccinale, unica fonte ufficiale in merito. E come sempre, anche oggi i dati ufficiali smentiscono luoghi comuni alimentati da molti esponenti politici che alimentano una narrazione anti scientifica e palesemente falsa, raccontando che “il 90% dei ricoverati è no vax” alimentando rabbia e odio sociale in modo assolutamente infondato. E’ vero, ovviamente, come scriviamo da mesi, che le vaccinazioni riducono i rischi di complicazioni da SARS-CoV-2 e che i non vaccinati hanno probabilità più alte dei vaccinati di finire in ospedale e di morire, ma è anche vero che ormai la percentuale dei non vaccinati sull’intera popolazione è talmente tanto bassa che comunque pur avendo una maggior incidenza, non gravano così tanto sui reparti, al punto che se anche tutti gli italiani fossero vaccinati, la situazione degli ospedali non sarebbe molto diversa rispetto a quella odierna. Vediamo i dati ufficiali forniti dal bollettino odierno (che linkiamo in coda all’articolo) partendo dal dato sulla percentuale della popolazione di riferimento per il calcolo di diagnosi, ricoveri e decessi. Come possiamo vedere, l’Istituto Superiore di Sanità ha considerato i dati nel momento in cui sull’intera popolazione italiana con più di 12 anni avevamo il 12% di non vaccinati per quanto riguarda la diagnosi, e il 13% di non vaccinati per quanto riguarda ricoveri e decessi (che vengono calcolati in un periodo precedente in base al flusso dei dati):

popolazione di riferimento per calcolo incidenza

Oggi, 15 gennaio 2022, la percentuale dei non vaccinati si è ulteriormente ridotta (siamo arrivati al 10%), ma questo dato lo vedremo nei futuri bollettini dell’Istituto Superiore di Sanità, quando verranno presi in considerazione i dati di gennaio (cioè a febbraio). Una considerazione a margine: questa piccola minoranza di italiani, questo 10% che non ha ancora ricevuto il vaccino, è diventato un inconsapevole “gruppo di controllo” fondamentale per lo studio e la ricerca scientifica. Quotidianamente accusati da politici e intellettuali da talk show, se non ci fossero i non vaccinati sarebbe impossibile analizzare i dati e persino stimare l’efficacia delle vaccinazioni. Sarebbe stato come un qualsiasi studio medico-scientifico che non prevede un “gruppo di controllo” a cui somministrare un placebo, per accertarsi della differenza con l’altro “gruppo di controllo” preso in analisi. Lo studio diventerebbe inaccettabile e improponibile. Ecco perché la scienza, in realtà, deve “ringraziare” i non vaccinati o comunque considerare che hanno una fondamentale utilità di studio e ricerca. Se non ci fossero, non potremmo neanche stimare o ipotizzare la reale efficacia dei vaccini.

Torniamo ai dati: nel periodo di riferimento preso in analisi, che va dal 10 dicembre 2021 al 9 gennaio 2022, in Italia abbiamo avuto 1.983.622 casi positivi. Di questi, solo 395.424 non erano vaccinati al momento della diagnosi, pari al 19%. Il rimanente 81% era vaccinato. Il campione di popolazione di riferimento vedeva un 12% di non vaccinati e un 88% di vaccinati. Le percentuali tra il campione e i contagiati sono quindi sovrapponibili: i vaccinati non hanno alcun beneficio nella prevenzione del contagio rispetto ai non vaccinati. Cadono così definitivamente tutti gli appelli alla “vaccinazione solidale” per i giovani che di Covid-19 non rischiano nulla, non muoiono e non finiscono in ospedale, e cade la retorica del “vaccino per proteggere gli altri“. Come molti esperti quali Vaia (Spallanzani di Roma) e Gismondo (Sacco di Milano) ripetono da mesi, il vaccino è utile esclusivamente a chi lo fa. Una protezione per se stessi.

Tra i contagiati, abbiamo avuto 200.146 persone che avevano già ricevuto la terza dose da oltre 14 giorni. Si tratta del 10% del totale dei contagiati, a fronte di un campione di “tri-vaccinati” del 20% della popolazione generale. Anche qui vediamo quindi che non c’è una grande differenza tra la porzione di popolazione tri-vaccinata e la porzione di popolazione contagiata dopo la terza somministrazione: la riduzione del rischio di contagio è estremamente minima persino per chi si è sottoposto da poco tempo alla terza dose.

Passiamo alle ospedalizzazioni. Qui il range di riferimento è antecedente, va dal 26 novembre al 26 dicembre 2021. Per questo il campione di riferimento è un po’ diverso: avevamo in quella data il 13% di non vaccinati e l’87% di vaccinati. I ricoveri complessivi sono stati 19.647, di questi la maggioranza e cioè 10.083 (pari al 52%) erano vaccinati, mentre i rimanenti 9.564 (pari al 48%) non erano vaccinati. Qui la differenza tra il campione della popolazione e la porzione di ricoverati è più sensibile, e si evidenzia in modo significativo quanto sia importante la riduzione del rischio di ricovero per chi ha ricevuto il vaccino. Tuttavia, il dato – pur confermando l’efficacia delle vaccinazioni nel prevenire il ricovero – è ben diverso dalla narrazione secondo cui “la stragrande maggioranza dei ricoveri” sarebbe non vaccinato. In realtà la maggioranza dei ricoveri è vaccinato, perché pur avendo i non vaccinati un rischio più alto di ricovero, sono ormai talmente tanto pochi nella popolazione generale che incidono sui ricoveri totali per meno della metà.

La situazione cambia in terapia intensiva: nei reparti con i ricoveri in condizioni più critiche, tra 26 novembre e 26 dicembre 2021 ci sono stati 2.075 ricoverati, di questi 1.364 (pari al 65%) era non vaccinato, mentre i vaccinati sono stati il rimanente 35%. E’ qui ancor più evidente il beneficio delle vaccinazioni e significa che quello che è soltanto il 13% della popolazione totale, determina il 65% di tutti i ricoveri in rianimazione. Che comunque non sono né l’80 né il 90%, né significa che i vaccinati possono essere “certi” o “garantiti” di non andare in terapia intensiva, perché purtroppo ne entrano svariate centinaia al mese, e alcuni persino dopo la terza dose. Su questo bisogna anche evidenziare come oggi nei reparti di terapia intensiva di tutt’Italia ci sono appena 1.679 ricoverati su 9.247 posti letto totali, per un tasso di occupazione del 18%. Significa che l’82% dei posti letto di terapia intensiva d’Italia è libero di pazienti Covid. Siamo a meno della metà dei ricoverati in terapia intensiva che l’Italia ha raggiunto a marzo 2020 e novembre 2020 nelle prime due ondate epidemiologiche. Poche Regioni, infatti, hanno superato la soglia della “zona arancione” pari al 20% dei posti letto occupati, come possiamo vedere dai dati della tabella sotto. Non c’è, quindi, alcuna emergenza di posti letto in terapia intensiva, e pur essendoci più pazienti non vaccinati che vaccinati, non stanno “rubando” il posto a nessuno né “intasando” le strutture ospedaliere. Paradossalmente c’è più pressione nei reparti, dove abbiamo 18.019 ricoverati Covid su 65.227 posti letto disponibili, per un tasso di occupazione pari al 27%, comunque basso perché significa che il 73% dei posti letto degli ospedali è libero di pazienti Covid e anche perché sappiamo che buona parte di tutti i ricoverati Covid (sia in reparto che in rianimazione) è ricoverato per altro motivo ma ha semplicemente avuto il test positivo del tampone, senza alcun sintomo riconducibile al virus tanto che le Regioni hanno chiesto di cambiare i parametri per il conteggio dei ricoverati (queste persone occuperebbero comunque quei posti letto, anche se non ci fosse la pandemia).

covid ricoveri italia 14 gennaio 2022

Da questi dati, quindi, si può concludere che certamente il vaccino è un utile strumento di protezione dal ricovero per chi lo fa, ma in nessun caso i non vaccinati rappresentano oggi un problema sociale, economico, ospedaliero, perché non c’è alcuna criticità negli ospedali e perché anche se il 100% della popolazione fosse vaccinata, la situazione dei ricoveri non sarebbe molto diversa. In terapia intensiva avremmo circa la metà dei ricoveri di oggi, quindi passeremmo da un tasso di occupazione del 18% a un tasso di occupazione del 9%, nei reparti avremmo una lievissima e quasi impercettibile diminuzione che non determinerebbe un calo significativo delle occupazioni (passeremmo dal 27% al 21% circa). Perché purtroppo anche i vaccinati vanno in ospedale, come abbiamo visto, e perché ormai i non vaccinati nella popolazione sono talmente tanto pochi che non rappresentano certo un problema per le strutture ospedaliere.

Osservando la tabella possiamo notare inoltre che se differenziamo i dati dei ricoveri per fasce d’età, è rarissimo che gli under 40 finiscano in ospedale e ancor più raro in terapia intensiva. Sono molti di più gli over 60 vaccinati ricoverati rispetto agli under 40 non vaccinati ricoverati, quindi qualsiasi eventuale problema sociale legato all’occupazione degli ospedali non è imputabile in alcun caso ai giovani non vaccinati, che in ospedale non ci vanno in ogni caso.

tabella casi ricoveri e morti per stato vaccinale istituto superiore di sanità

Infine, nel periodo di riferimento tra 19 novembre e 19 dicembre, in Italia abbiamo avuto 3.141 morti. Anche qui, la maggioranza (1.698, pari al 54%) si è verificata tra i vaccinati. Che muoiono di meno in termini di incidenza, ma ormai sono quasi il 90% degli italiani e quindi in termini assoluti abbiamo più morti Covid vaccinati che morti Covid non vaccinati. Questo ovviamente non significa che il vaccino non sia efficace: significa che pur avendo un rischio più alto di morire i non vaccinati, sono ormai talmente tanto pochi nella popolazione totale che in termini assoluti sono la minoranza della totalità delle vittime. E significa anche che, purtroppo, migliaia di persone stanno morendo nonostante abbiano ricevuto il vaccino (tra questi, ce ne sono più di 130 che avevano ricevuto addirittura la terza dose). Anche in questo caso, però, bisognerebbe capire se si tratta di morti per Covid o di morti con Covid. Osservando infatti i dati di contagi, ricoveri e decessi per fasce d’età, emerge subito come a fronte di un’età media di contagio di 40 anni, l’età media dei ricoverati è di 70 anni, l’età media dei ricoverati in terapia intensiva è di 70 anni, l’età media dei morti è superiore agli 80 anni. Gli anziani, quindi, si contagiano meno dei giovani ma sono gli unici a finire in ospedale, e l’età media dei morti corrisponde esattamente all’età media dell’aspettativa di vita degli italiani (82 anni). Non c’è quindi alcuna differenza di età tra i morti “di vecchiaia” e i morti Covid. Ecco perché è estremamente probabile che la stragrande maggioranza dei morti, a maggior ragione adesso che il 95% degli anziani è protetto dal vaccino, sta morendo per altre cause e sarebbe morto comunque, semplicemente è positivo al Covid-19 perché sta circolando anche questo virus e contagia anche le persone che sarebbero morte in ogni caso per altri motivi. Gli ultimi dati confermano infatti che tra i morti Covid la media è di 4 comorbilità, cioè gravi patologie pregresse al contagio.

età media contagi ricoveri morti

L’Istituto Superiore di Sanità ha fornito anche la consueta tabella con l’incidenza di contagi, ricoveri e decessi per stato vaccinale, e la riduzione del rischio per i vaccinati. Come possiamo vedere, non c’è una significativa riduzione del rischio dal contagio (i non vaccinati hanno lo stesso identico rischio di contagiarsi dei vaccinati con due dosi da più di 4 mesi; i non vaccinati hanno appena 2 volte il rischio di contagiarsi rispetto ai vaccinati con due dosi da meno di 4 mesi o con tre dosi), mentre la riduzione del rischio per le ospedalizzazioni e il decesso è ben più grande soprattutto nei soggetti che hanno ricevuto la terza dose. Ma non per tutti. Il beneficio dei vaccini sui giovani è molto limitato: non si può calcolare sul rischio di morte, perché i giovani non muoiono comunque anche se non vaccinati, ed è molto basso nelle ospedalizzazioni. In modo particolare gli under 40 non vaccinati hanno soltanto 2 volte il rischio di finire in ospedale rispetto ai coetanei che hanno ricevuto ben tre dosi di vaccino. Non certo un grande successo, a differenza degli over 80 che se non sono vaccinati hanno 36 volte il rischio di finire in ospedale rispetto ai coetanei vaccinati e 70 volte in più il rischio di morire. Per gli adulti tra 40 e 60 anni senza vaccino il rischio di decesso è invece appena 7 volte più grande rispetto ai coetanei che hanno avuto tre dosi di vaccino.

covid tabella incidenza e rischio

In termini complessivi, vediamo che l’efficacia delle vaccinazioni sono enormemente più basse rispetto a quanto annunciato un anno fa: per la diagnosi siamo addirittura sotto il 70% addirittura per chi ha ricevuto la terza dose:

tabella stima efficacia vaccinaleNel bollettino dell’Istituto Superiore di Sanità emerge inoltre come la stragrande maggioranza dei positivi sia oggi asintomatico o paucisintomatico, soprattutto tra i giovani che hanno qualche forma “lieve” ma in nessun caso, da ormai molte settimane, hanno alcuna criticità da questo virus.

stato clinico contagiati per età

Infine, possiamo vedere come il tasso di letalità complessivo del SARS-CoV-2 in Italia sia sceso all’1,8%, ma questo dato risente da milioni di mancate diagnosi per pochi tamponi nelle precedenti ondate epidemiologiche. Oggi il rapporto tra morti e contagiati è inferiore allo 0,2%, mentre finiscono in ospedale meno dello 0,7% di tutti i positivi. Ecco perché il fatto di avere ormai da un paio di settimane quasi 200 mila nuovi casi al giorno non significa nulla in termini di gravità della malattia: la variante Omicron è molto più lieve, e oggi pur avendo una circolazione del virus molto più diffusa nel Paese, il numero dei ricoverati è sensibilmente inferiore rispetto alle precedenti ondate per giunta senza lockdown, coprifuochi, zone rosse e chiusure varie. La tabella complessiva ci mostra quanto sia lieve il Covid-19 per gli under 60, che hanno un tasso di letalità inferiore rispetto a quello dell’influenza:

tasso di letalità covid 19 italia per fasce d'età

Fonte: bollettino ufficiale Istituto Superiore di Sanità, https://www.epicentro.iss.it/coronavirus/bollettino/Bollettino-sorveglianza-integrata-COVID-19_12-gennaio-2022.pdf