Il Green Pass ha sempre meno sostenitori. Bassetti: “è ormai indifendibile, se non verrà abolito scenderemo tutti in piazza”

Green Pass, politici ed esperti discutono dell'abolizione. Le ultime posizioni e i pareri espressi nelle ultime ore

MeteoWeb

All’ordine del giorno sulle misure per fronteggiare la pandemia di Covid-19 in Italia ha fatto irruzione da qualche giorno l’ipotesi di abolizione del Green Pass, che divide esperti e politica. Ieri il coordinatore del Cts, Franco Locatelli, in un’intervista a Repubblica ha auspicato che “l’obbligo vaccinale per la fascia oltre i 50 anni rimanga anche dopo il 30 di giugno, non vedo la ratio di toglierlo. Allo stesso modo manterrei la premialità associata al Green Pass: ha senso che resti anche oltre quella data. Vaccinarsi è un segno di elevato sviluppo e di civiltà di un Paese“. Il coordinatore del Cts, che dovrebbe essere quindi un tecnico a fornire esclusivamente pareri scientifici, ha quindi auspicato una scelta che è assolutamente politica, ribadendo che il Green Pass è un “premio” ai vaccinati, confermando così che si tratta di una misura affatto scientifica ma esclusivamente politica. A pensarla come Locatelli c’è anche Walter Ricciardi, consigliere scientifico del ministro della Salute che dall’inizio della pandemia non ne ha azzeccata una. “E’ giustissimo prorogare il sistema del Green Pass anche oltre l’estate“, ha detto Ricciardi, scivolando anche lui su opinioni prettamente politiche che non hanno alcun riferimento scientifico. “Dobbiamo ricordare che se siamo oggi in questa situazione di miglioramento dei dati, ciò è dovuto a due elementi: le vaccinazioni e il certificato verde. Se vogliamo proseguire sulla strada che ci permette di fare ormai quasi tutto, dobbiamo mantenere questi due importanti perni su cui si è fondata la nostra strategia” ha detto ancora Ricciardi, dimenticando però che questa situazione di miglioramento dei dati si sta verificando anche in tutti i Paesi che hanno un bassissimo tasso di vaccinazioni e che non hanno mai introdotto il Green Pass. Come si può continuare a ritenere che il Green Pass ha funzionato se dopo della sua introduzione abbiamo avuto la peggior ondata epidemiologica con picchi di oltre 200 mila contagi giornalieri? Certo, abbiamo anche avuto meno morti e meno ricoveri, ma rispetto ad un anno fa abbiamo a che fare con una variante del virus molto meno pericolosa, e abbiamo molte più terapie per curare i malati.

La lista di esperti favorevoli ad un Green Pass che rimanga ancora anche oltre l’estate si completa con Massimo Galli, che si è contagiato durante le festività natalizie e per essere curato ha avuto la necessità di utilizzare gli anticorpi monoclonali nonostante avesse già ricevuto tre dosi di vaccino. “Prolungare il sistema del Green Pass vuol dire semplicemente prendere le debite precauzioni fino a che non potremo dichiarare finita la pandemia. Mi sembra ragionevole che questo strumento possa essere mantenuto fino a che non saremo in maggior sicurezza. Credo che si debba valutare prima cosa succederà in autunno. Si tratta di un sistema di cautela su cui, come per tutte le misure, si potrà tornare nel tempo. Se prima di smantellarlo qualcuno prende posizione di tutela, io, che da tempo mi sono iscritto al partito della cautela, lo valuto positivamente. Speriamo tutti che la pandemia sia finita, ma non siamo certi che lo sia davvero né di quello che succederà in autunno. Credo che anche per le vacanze estive questo strumento possa rassicurare“.

Tra i partiti politici, il più forte sostenitore del Green Pass è diventato adesso Forza Italia, incredibilmente sulla linea di quelle figure che per oltre un anno durante il governo Conte aveva aspramente contestato. Il Presidente dei senatori del partito azzurro, Anna Maria Bernini, ha infatti detto oggi che “il Green Pass non è una barriera ideologica: è lo strumento, insieme ai vaccini, che ci ha consentito di affrontare la quarta ondata pandemica senza richiudere il Paese, e per il suo superamento occorrono prudenza e gradualità proporzionate alla circolazione del virus. Tutti gli indicatori dicono fortunatamente che l’impatto della variante Omicron sta diminuendo, ma non è certo il momento di equiparare vaccinati e no vax: l’esperienza di questi due anni ci insegna che le fughe in avanti si trasformano quasi sempre in salti nel buio che non ci possiamo permettere. Un rischio ragionato è riaprire le discoteche, non farci entrare chi è senza vaccino e senza tampone

Queste posizioni così estreme, però, sono le più isolate. La maggioranza degli esperti e anche degli esponenti politici di vari partiti e schieramenti è ovviamente molto più serena nell’analisi, e auspica l’abolizione del Green Pass, come hanno già fatto un po’ tutti i Paesi esteri, tra cui i più importanti sono Regno Unito, Stati Uniti d’America, Sudafrica, Spagna, Danimarca, Svezia, Norvegia e Finlandia. In Italia, tra gli esperti, uno dei più convinti sostenitori dell’abolizione del Green Pass è Matteo Bassetti: “Se il Green Pass è stato messo per far vaccinare la gente, e io l’ho sempre sostenuto per questo, allora dovrebbe esaurire il suo compito, se invece il Green Pass è stato messo per altro allora devono spiegare ai cittadini la ragione per cui l’hanno messo. Io da medico, oltre il 31 marzo non lo sostengo. Quindi sarà una decisione politica, non sanitaria e dovranno spiegarlo agli italiani. Però a quel punto non ci sarà soltanto chi c’è stato fino ad oggi in piazza, ma ci saranno tutti perché non avranno più nessuno che li difende. Se si tratta di prorogare il Green Pass per prendere un aereo, un treno o per entrare in un ospedale o in una Rsa mi pare corretto – chiarisce l’infettivologo – ma se si tratta di estendere il Green Pass così come è oggi che anche per andare a prendere un pacchetto di sigarette o un caffè devi mostrarlo, mi pare un mostrare i muscoli che non so a cosa serva. Se al 31 marzo – sottolinea – siamo arrivati a far vaccinare il 90% degli italiani che sommati a quelli che hanno fatto la malattia naturale e sono guariti, vuol dire avere quasi un 97% di immunizzati, e per quelli più a rischio che sono gli over 50 gli abbiamo messo l’obbligo vaccinale per cui non possono andare a lavorare se non si vaccinano, mi si deve spiegare la ragione per cui si continua con il Green Pass. Io – ricorda Bassettiho subito per il Green Pass scorte, minacce di morte, perché l’ho sempre sostenuto come strumento per far vaccinare la gente. Esaurito quel compito, è indifendibile. Anche perché se guardiamo intorno a noi non mi pare che altri Paesi lo continuino a tenere una volta che hanno in qualche modo raggiunto l’obiettivo. L’obiettivo è raggiunto al 31 marzo, quindi con la fine dell’emergenza deve finire il Green Pass. Prorogarlo oltre il 31 marzo – insiste – la ritengo una stupidaggine, che finirà per penalizzare pesantemente il nostro Paese rispetto al resto d’Europa. E il conto, quando saremo un Paese che la gente non vorrà visitare, bisogna vedere a chi presentarlo“.

Anche Maria Rita Gismondo è stata molto chiara: “Che l’obbligo di vaccinazione sopra i 50 anni possa rimanere anche dopo la scadenza di metà giugno riesco a capirlo, ma sull’ipotesi che si vada avanti anche con il certificato verde, qualcuno deve spiegarci perché, qual è l’obiettivo politico. Sull’obbligo di vaccino posso capirlo perché ancora non sappiamo esattamente quale sarà in futuro il comportamento del virus. Stiamo vedendo che probabilmente siamo arrivati alla coda della pandemia, però bisogna osservare l’andamento epidemiologico per circa un anno, attraverso tutte le stagioni, per capire se è veramente finita. Quindi concordo con chi dice che per adesso, precauzionalmente, la vaccinazione dovrebbe proseguire con lo stesso schema. Quanto invece al Green Pass così come lo hanno concepito e lo stanno proponendo è assolutamente uno strumento politico e non sanitario, sul quale mi sono sempre detta contraria“, ricorda Gismondo. Ancora di più ora, con l’idea di “un Green Pass illimitato che è completamente inconciliabile con la logica della varietà dei vaccini, qualcuno – insiste la microbiologa – deve spiegarci per quale obiettivo politico questo pass dovrebbe rimanere“.

Tra i partiti politici, il tema spacca di nuovo il centrodestra con le posizioni di Fratelli d’Italia e Lega che continuano ad essere fortemente contrarie all’utilizzo del Green Pass, a differenza di Forza Italia. Oggi Riccardo Molinari, presidente dei deputati della Lega, in un’intervista a La Verità ha detto che “non siamo mai stati d’accordo sull’obbligo di green pass sul luogo di lavoro. Allo stesso modo, siamo contrari al green pass per i minorenni: una regola ingiusta, perché il minorenne non può decidere se vaccinarsi o no. Non ha senso subire limitazioni per scelte fatte da altri. Dobbiamo uscire dalla logica per cui ’emergenza’ significa soppressione totale del dibattito parlamentare. Il presidente Mattarella ha lanciato un messaggio chiaro sull’importanza della democrazia parlamentare e sul rischio di imposizioni tecnocratiche. Le continue strette sul green pass hanno radicalizzato le posizioni delle persone dubbiose sul vaccino, che si sono viste comprimere alcuni diritti. Il green pass era stato pensato come strumento per indurre alla vaccinazione, e in parte ha funzionato: d’altro canto, ha radicalizzato una parte della popolazione che magari attraverso un’opera di convincimento si sarebbe vaccinata più serenamente. Adesso va rimosso“.

Ma oltre ai partiti, anche dal Governo aumentano le posizioni favorevoli all’abolizione del Green Pass, seguendo un percorso di gradualità come abbiamo già ipotizzato su MeteoWeb nei giorni scorsi. Il Green pass “non sarà eterno, lo stato d’emergenza finirà ma rimarrà la necessità di proseguire con la vaccinazione che verrà rimodulata probabilmente per fascia d’età, come per il vaccino antinfluenzale” ha detto oggi il sottosegretario alla Salute, Pierpaolo Sileri, a “24 Mattino” su Radio24. Alla domanda se la certificazione verde servirà anche dopo il 31 marzo, data che potrebbe vedere la fine dello stato d’emergenza, Sileri ha spiegato: “Credo nella gradualità delle cose. Dobbiamo osservare i numeri di febbraio e le cose stanno andando bene. Continuiamo a monitorare anche le varianti e poi con la dovuta gradualità verranno prese le decisioni per alleggerire le restrizioni. Sarà – ha aggiunto il sottosegretario – una decisione collegiale sulla base dell’andamento del virus. Nessuno ama le restrizioni – ha ricordato Sileri ma sembra quasi che ci siano due fazioni: chi vuole stringere e chi vuole che non ci sia nulla. Purtroppo il buono sta a metà. Le restrizioni ci sono perché abbiamo avuto un’alta circolazione del virus. Omicron però ci sta dando meno problemi rispetto a un mese fa e progressivamente alcune restrizioni verranno tolte“.

Favorevole anche l’altro sottosegratario alla Salute, Andrea Costa, che oggi al Messaggero ha detto che “agli italiani che in questi mesi hanno dimostrato grande senso di responsabilità dobbiamo inviare messaggi di apertura. Giusto forse mantenere il Green Pass fino all’estate, ma per alcune attività, soprattutto quelle all’aperto, possiamo rinunciare anche prima. Dopo due anni di restrizioni e di sacrifici, gli italiani hanno dimostrato senso di responsabilità, hanno rispettato le regole, si sono vaccinati. Auspico che si vada nella direzione di non rinnovare le ordinanze della chiusura delle discoteche e delle mascherine all’aperto, perché sarebbe un modo per infondere fiducia ai cittadini e sarebbe il segno dell’inizio di una nuova fase. Se l’ordinanza non verrà rinnovata le discoteche potranno riprendere l’attività, ma con le regole e i protocolli in vigore, dunque con la capienza al 50 per cento al chiuso e l’obbligo del Super Green Pass. Quanto allo stop dell’obbligo delle mascherine all’aperto, l’ordinanza l’aveva introdotto in zona bianca, in giallo e negli altri colori era già previsto. Non rinnovando l’ordinanza, ovviamente elimini l’obbligo in bianco. Ma la politica deve prendere atto che la situazione sta migliorando e quindi dare un segnale in questo senso: eliminiamo l’obbligo anche nelle altre zone”. Riguardo al mantenimento del Green Pass dopo la fine dello stato d’emergenza fissato al 31 marzo, Costa afferma che ”la sua introduzione ha permesso la riapertura delle attività economiche. E aveva poi altri due tipi di funzione. Nella prima fase, con quello base, è stato utile per fare tracciamento, per seguire la circolazione del virus, visto che molte persone si sono sottoposte ai test antigenici. Successivamente, soprattutto con l’introduzione del Super Green Pass, ha incrementato la campagna vaccinale. Io dico: nel momento in cui abbiamo 48 milioni di italiani che hanno ricevuto almeno due dosi, abbiamo un grande obiettivo davanti a noi per il quale dobbiamo mantenere la guardia alta ed essere prudenti. Abbiamo circa 13 milioni di terze dosi ancora da fare. Se proseguiamo con la media attuale, entro il 10 di marzo abbiamo 48 milioni di italiani che già hanno ricevuto il richiamo. Abbiamo ancora una platea di cittadini che non si sono vaccinati e che non si vaccineranno. Appare chiaro che il governo, con la gradualità con cui ha introdotto il Green Pass, lo andrà ad allentare“. “Confido – conclude – che quando avremo completato le terze dosi, ci sarà una riduzione dell’utilizzo. Secondo me dovremo pensare, ma ripeto solo quando avremo completato le terze dosi, di eliminarlo per attività all’aperto in cui non c’è assembramento. Penso a chi acquista il giornale nel chiosco di un’edicola, ma anche ai ristoranti all’aperto. Ora però è ancora presto. Ma con la fine dello stato di emergenza ci sarà una riduzione dell’uso del Green Pass, che però resterà in diverse situazioni. La politica deve anche dare delle prospettive, degli obiettivi ai cittadini. Certo, lo lascerei comunque sui luoghi di lavoro fino al 15 giugno per gli over 50”.