Le rocce di Moeraki: i massi sferici della Nuova Zelanda che ricordano uova di dinosauro

La leggenda Maori e le spiegazioni scientifiche sono due degli elementi che aumentano il fascino delle rocce di Moeraki, gli straordinari massi sferici modellati dalla natura in una forma che ricorda le uova di dinosauro

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Ricordano l’aspetto di uova di dinosauro o di drago che tante volte abbiamo visto nelle ricostruzioni storiche o fantastiche: sono le rocce di Moeraki; incredibili massi di forma perfettamente sferiche che si adagiano sulla Koekohe Beach, una spiaggia che si trova in Nuova Zelanda.
Sulle loro origini si sono spese le spiegazioni scientifiche che hanno persino preso in esame anche alcuni massi simili presenti su Marte; ma ad attrarre i turisti oltre alla insolita espressione della natura sono le leggende dei Maori che spiegano in modo ben diverso l’origine di queste pietre.

I massi rotondi della Nuova zelanda

rocce moerakiLe rocce di Moeraki sono grandi massi perfettamente sferici che richiamano alla mente le immagini di uova di dinosauro o di drago che tante volte abbiamo visto nelle ricostruzioni storiche o nei film fantasy.
Lo spettacolo di queste rocce si può ammirare lungo un tratto di Koekohe Beach, una spiaggia neozelandese che si colloca sulla costa di Otago e su cui si possono trovare disseminate sulla sabbia in gruppi non numerosi o in singoli esemplari.

Tra gli aspetti più interessanti di queste rocce vi è dunque la loro forma perché sono tutti sferici o quasi, ma anche le dimensioni notevoli che variano da un diametro di 180 centimetri e raggiungono anche le enormi dimensioni di 3 metri e mezzo.

Altra curiosità che le contraddistingue è il fatto che si trovino esemplari molto simili sia nella dimensione che nella forma in un altro luogo, un’isola a nord della Nuova Zelanda dove si possono osservare le rocce chiamata “Koutu”.
Nell’area del porto di Hokianga, sulle spiagge all’interno di scogliere si trovano i massi di Koutu che possono arrivare alla dimensione di 3 metri di diametro. Mentre i massi di Katiki sono un altro gruppo di grandi rocce che si trova a circa 15 chilometri a sud di Shag Point; tuttavia, in questo caso si possono trovare sia pietre di forma sferica che altri di forma più lenticolare, simili a dischi piatti e rotondi.

Cosa sono le rocce di Moeraki

rocce moerakiLe rocce di Moeraki sono composte principalmente da fango e argilla che sono state cementate insieme dall’azione della calcite. Questo fenomeno è più o meno significativo in base all’età di formazione dei massi ma la parte interna delle rocce è comunque relativamente morbida, mentre la parte esterna è molto consistente e solida.

Per quanto riguarda la loro datazione gli scienziati stimano che i massi con un diametro che supera i due metri si siano formati tra i 5,5 e i 4 milioni di anni fa a profondità che variano dai 1000 ai 5000 metri di profondità, ma secondo altre stime risalirebbero a circa 60 milioni di anni fa, al periodo del primo Paleocene.
Questa seconda ipotesi sarebbe confermata dalla presenza di magnesio e ferro e di isotopi stabili di ossigeno e carbonio.
Queste rocce sferiche sono di colore grigio con sfumature rosso-marroni e il loro aspetto levigato è dovuto all’azione incessante delle onde e dell’erosione costiera; l’erosione della costa ha anche permesso a queste concrezioni settarie di emergere dal fango che le ricopriva.

Ognuno di questi massi pesa diverse tonnellate e all’esterno possono presentare delle crepe nella parte superiore che si prolungano anche verso le parti inferiori e prendono il nome di septaria, queste sono caratterizzate da striature di colore giallo dovute proprio alla presenza della calcite. Alcuni di questi massi, tuttavia, possono anche presentare strati di quarzi o dolomiti che ricoprono il giallo della calcite.

Le leggende e misteri sulle rocce di Moeraki

rocce moerakiL’aspetto delle rocce di Moeraki è quello di gigantesche uova di dinosauro o di drago e sebbene ci sia chi immagina che siano state depositate sulla spiaggia da draghi o enormi tartarughe, si tratta di formazioni rocciose; tuttavia, vi è la possibilità di trovare al loro interno resti fossili di giganti marini della preistoria come il Mosasauro o il Plesiosauro.
Qualunque sia la natura del loro interno, le rocce hanno una riconosciuta rilevanza scientifica e culturale che ha permesso di sottoporle alla protezione della legge, la quale impone ai visitatori una serie di divieti.

Secondo una leggenda Maori le rocce di Moeraki contenevano i resti di diversi tipi di merci come trappole per anguille, piante di kumara o zucche calabash (le cosiddette zucche d’acqua). Queste sarebbero arrivate sulle rive dopo il naufragio della leggendaria Arai-te-uru, una grande canoa su cui sarebbero giunti gli antenati del popolo Ngau Tahu che si insediarono sull’isola neozelandese.
La leggenda sostiene che le rocce che si estendono verso il mare siano parti del relitto della stessa imbarcazione, che i motivi presenti sulle rocce non siano altro che le reti da pesca dei naviganti antichi e che il promontorio roccioso nelle vicinanze della spiaggia sia il corpo di colui che era alla guida dell’Arai-te-uru.

Nel corso del tempo questi massi hanno ispirato numerosi artisti che si sono provati nel dipingere queste meraviglie della natura, ad esempio, al 1848 risale l’opera di W.B.D. Mantell che disegnò la spiaggia con le sue rocce, che un tempo apparivano assai più numerose. Oggi si può ammirare l’opera nella libreria di Alexander Turnbull di Wellington dove viene custodita.
In seguito le rocce di Moeraki furono descritte in numerose pubblicazioni del XIX secolo, mentre oggi rappresentano una grande attrazione turistica che richiama visitatori da tutto il mondo attratti da questa originale manifestazione di madre natura.

Non tutti i misteri sono stati svelati e ancora non si comprende come abbiano raggiunto la loro forma perfettamente sferica e come è possibile che si sia conservata dopo milioni di anni sotto l’acqua. La recente scoperta di strutture simili su Marte, che sono state soprannominate rocce di mirtillo ha riacceso il dibattito.
Il dottor C.J. Ransom è riuscito nel tentativo di riprodurre forme simili, anche se su scala più piccola, grazie all’esposizione di particelle di polvere a potenti campi elettrici, che ha generato piccoli massi analoghi alle rocce di Moeraki.