Il Decreto aiuti “testimonia l’impegno del governo nel sostenere le famiglie, in particolare le più povere, le imprese, nel clima di grandissima incertezza che c’è”, ha detto il Presidente del Consiglio Mario Draghi in conferenza stampa per illustrare il nuovo provvedimento. Si tratta di un “provvedimento molto articolato; l’obiettivo principale è di difendere il potere d’acquisto delle famiglie e la capacità produttiva delle imprese”. Il provvedimento “si estende in molte aree: approviamo liberalizzazioni, riforme nel settore delle energie rinnovabili, che ci permettono di accelerare la transizione ecologica, di fare quello scatto negli investimenti nelle rinnovabili, che contribuiranno a renderci più indipendenti dal gas russo“, ha aggiunto Draghi.
“Le misure di oggi affrontano il problema del caro vita. Nel mese di aprile il tasso di inflazione è stato del 6,2%, ai livelli più alti degli ultimi 30 anni. Questa inflazione dipende in grandissima misura dai prezzi dell’energia. Queste situazioni sono temporanee e vanno affrontate con misure eccezionali”, ha detto Draghi, sottolineando anche il rallentamento della crescita economica nel primo trimestre del 2022.
Il provvedimento di oggi prevede 14 miliardi, da sommare ai 15 miliardi dei provvedimenti precedenti, ha sottolineato Draghi, che evidenzia come non sia stato fatto ricorso a scostamenti di bilancio per i 29 miliardi complessivi.
“Prima di tutto rinnoviamo per altri due mesi il taglio delle accise sui carburanti e per 3 mesi l’intervento sociale per i più poveri, che continuano ad essere protetti dai rincari dell’energia. Estendiamo i crediti di imposta per le aziende a maggior consumo di gas, copriamo l’aumento del costo delle materie prime, ristoriamo gli enti locali per i costi che stanno affrontando. Sostegno ai redditi per 28 milioni di italiani: fino a 35mila euro ci sarà un bonus uguale per tutti di 200 euro”, ha spiegato Draghi.
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Rigassificatori e carbone
Le misure decise oggi consentiranno “di essere in grado di installare a inizio del prossimo anno il primo rigassificatore galleggiante“, e si punta ad averne “uno a inizio 2023 e uno a fine 2023“. Tutto questo “permetterà nella seconda meta del 2024 di essere indipendenti dal gas russo“. Per riuscirci “serve un commissario, per avere una procedura rapida per l’installazione e da questo dipende in modo cruciale il nostro cammino verso l’indipendenza dal gas russo“, ha detto il Ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, nel corso della conferenza stampa. “La norma sui rigassificatori è davvero cruciale” perché nella crisi ucraina, per i riflessi sui prezzi dell’energia, “l’obiettivo primario è trovare sorgenti gas che permettano di sostituire 29 miliardi di metri cubi di metano importati dalla Russia e trovarli su altri mercati”.
Nel decreto, c’è anche “una norma specifica su un periodo transitorio sul carbone: per cercare di risparmiare in questo periodo difficile abbiamo deciso in un precedente decreto di continuare a utilizzare quattro centrali a carbone. Le useremo ancora per 18 mesi, massimo due anni, per arrivare alla fine dell’emergenza gas“. Tutto questo “senza riaprire centrali già spente e le manterremo in funzione al 100%, ma non in deroga delle emissioni europee ma di quelle nazionali, che spesso sono più severe di quelle europee, che vengono mantenute“.
Cingolani, rispondendo ad una domanda, ha confermato che la posizione dell’Italia sul pagamento del gas russo in rubli è allineata a quella Europa, spegnendo la polemica nata intorno alle sue parole a seguito di un articolo pubblicato su “Politico”.


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