Terremoti Toscana, focus sul sisma del 1959: il precedente storico nella stessa zona della sequenza sismica in corso

L’area collinare chiantigiana a Sud di Firenze, tra la Val di Greve e la Val di Pesa, è da tempo ben nota ai sismologi

La recente sequenza sismica che il 3 maggio 2022 ha interessato il Chianti fiorentino e la stessa città di Firenze (ancora in corso) ha riacceso i riflettori sul rischio terremoto in una città d’arte fragile come il capoluogo toscano: è quanto sottolinea Filippo Bernardini, ricercatore INGV, in un approfondimento pubblicato sul blog INGVterremoti. “L’area collinare chiantigiana posta immediatamente a sud di Firenze, tra la Val di Greve e la Val di Pesa, è da tempo ben nota ai sismologi per la sua sismicità medio-bassa,” ha ricordato l’esperto. “Oltre al famoso “grande terremoto” di Firenze del 18 maggio 1895 e alla sequenza avvenuta tra il 2014 e il 2015 con epicentri pochi chilometri più a sud, la zona è stata colpita anche da un evento significativo nel marzo del 1959, del quale però non sembrano esserci grandi tracce nella memoria delle comunità che abitano in quell’area“.

L’evento principale “avvenne nella tarda mattinata di martedì 24 marzo 1959, alle ore 11:24, e fu avvertito fortemente a Firenze e in tutta l’area collinare del Chianti. In città e in diversi comuni del circondario, come Greve in Chianti, San Casciano in Val di Pesa, Impruneta, Bagno a Ripoli, Pontassieve, Rignano sull’Arno, Mercatale, fu il panico: la popolazione si riversò nelle strade e nelle piazze, la vita quotidiana si fermò. La scossa venne avvertita sensibilmente anche in città e centri più distanti, come Prato, Pistoia, Siena, nel Valdarno superiore (Montevarchi, San Giovanni e Figline Valdarno), Arezzo, e su verso nord fino al Mugello, da Barberino a Borgo San Lorenzo e a Dicomano. I direttori degli osservatori meteo-sismologici in attività in quegli anni nell’area, lo Ximeniano di Firenze gestito dai padri Scolopi e quello dei Padri Cappuccini di Poggio al Vento a Siena, fecero a gara a rilasciare alla stampa comunicati con pareri scientifici e dati strumentali“. Sui quotidiani fiorentini del 25 marzo compaiono le seguenti dichiarazioni di Padre Coppedè, direttore dell’Osservatorio Ximeniano:

In diciotto anni, da quando cioè dirigo l’osservatorio, non avevo mai registrato un terremoto così violento. Data la forte intensità del movimento, tutti i pennini sono saltati al primo impeto ed è perciò quasi impossibile fare un’analisi” [Giornale del Mattino, 1959.03.25]; “Tutti gli strumenti dell’Osservatorio Ximeniano hanno registrato stamani alle 11,24’14” una violenta scossa di terremoto di origine molto vicina. […]. Si può peraltro dedurre che l’epicentro deve trovarsi ad una ventina di chilometri di distanza da Firenze, in direzione sud-ovest, verso San Casciano” [La Nazione 1959.03.25].

A Firenze una scossa così forte non veniva avvertita dai tempi dei disastrosi terremoti del 29 giugno 1919 in Mugello e del 7 settembre 1920 in Garfagnana e Lunigiana, avvertiti nel capoluogo con intensità rispettivamente di VI e V grado MCS (Mercalli-Cancani-Sieberg) [Rovida et al., 2022],” ha spiegato Bernardini. “Se lo spavento fu grande e comportò l’evacuazione di scuole e uffici, l’interruzione di tutte le attività cittadine e anche qualche piccolo incidente e ferimento nella fuga precipitosa in strada, a Firenze tuttavia i danni alle cose furono irrilevanti: caduta di oggetti e bottiglie dagli scaffali di abitazioni e negozi, distacco di alcuni calcinacci e pezzi di intonaco e, in casi sporadici, qualche crepa nei muri e caduta di qualche tegola e comignolo, per lo più in “vecchie abitazioni”. In Palazzo Vecchio si staccarono e caddero a terra alcuni piccoli frammenti degli splendidi affreschi della Sala di Giovanni dalle Bande Nere“.

Gli effetti di danneggiamento più significativi “invece si verificarono nella porzione di Chianti fiorentino compresa tra i comuni di San Casciano in Val di Pesa, Impruneta e Greve in Chianti, circa 10-13 km a sud del capoluogo, vale a dire la stessa identica zona dove ricadono gli epicentri delle scosse dei giorni scorsi“:

la zona di San Casciano Val di Pesa, dalla periferia nord del centro urbano al Ponte sugli Scopeti […] ha subito notevoli danni” valutati “in cinquanta milioni di lire”, consistenti in “case lesionate, crepe, comignoli abbattuti, caduta di intonaci e frattura di architravi” [La Nazione, 1959.03.28].

All’Impruneta “la scossa, fortissima, fu avvertita da tutti sia al chiuso che all’aperto, e causò grande panico e lesioni leggere in molte case (grado VI MCS). Alcuni danni lievi furono rilevati anche a Bagno a Ripoli (V-VI MCS)“.

Quello che colpisce dell’evento del 1959 è che sembra sparito dalla memoria collettiva. E’ vero che dopo pochi anni la città è stata colpita dall’alluvione dell’Arno (4 novembre 1966) che ha avuto un impatto a livello mondiale, ma molte persone interrogate sul terremoto del 1959 che provocò un discreto panico e che erano presenti sul posto non ne hanno alcun ricordo,” ha concluso Bernardini.