Vaccini, l’EMA rifiuta di comunicare i dati sulla sicurezza: “sono un segreto militare”

Ad una richiesta dell'associazione IDU, l'EMA si è rifiutata di comunicare i dati sulla sicurezza dei vaccini anti-Covid, affermando che “sono un segreto militare”

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Nella puntata di stasera di “Fuori dal Coro”, programma condotto da Mario Giordano su Rete 4, è andato in onda un servizio sulla querela promossa da IDU (Istanza Diritti Umani) e DUS (Diritti umani e salute) contro AIFA-ISS-CTS-Ministero della Salute.

La campagna vaccinale contro il Covid prosegue da un anno e mezzo, eppure sono ancora troppi i punti oscuri sui vaccini. Le case farmaceutiche sono obbligate a pubblicare i dati sui vaccini e sugli effetti avversi, pena la revoca dell’autorizzazione, eppure questi dati non ci sono. Mancano le relazioni sui vaccini anti-Covid. Giusy Pace, Presidente dell’associazione IDU, ha affermato che in risposta ad una richiesta di IDU, l’Agenzia Europea del Farmaco (EMA) ha risposto che “i documenti sulla sicurezza dei vaccini richiesti non possono essere rilasciati per ragioni di ordine pubblico e ragioni collegate ai segreti militari”. L’EMA, dunque, si è rifiutata di comunicare i dati sulla sicurezza dei vaccini, affermando che “sono un segreto militare”.

Eppure sempre più studi mettono in luce, oltre agli effetti avversi, anche la perdita di efficacia dei vaccini anti-Covid. In uno studio pubblicato dall’Istituto Superiore di Sanità sull’efficacia dei vaccini, si evidenzia “una perdita di protezione progressiva man mano che ci si allontana dalla seconda dose”, afferma durante il servizio Alberto Donzelli, Medico specialista in Medicina Preventiva. Ormai è noto che con il passare del tempo, i vaccini proteggono sempre meno ma questo studio ha messo in evidenza un aspetto meno conosciuto: 8-9 mesi dopo la seconda dose, i vaccinati sono meno protetti dei non vaccinati, di circa il 50%. In pratica, con il passare del tempo, i vaccinati si infettano di più dei non vaccinati, conferma Donzelli.