Covid e salute mentale: maggior stress per chi vive nelle zone d’Italia con alto tasso di mortalità

Uno studio dei ricercatori di Milano-Bicocca delinea la fotografia della salute mentale degli italiani dai dati del network COMET, nel periodo più duro della pandemia

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Salute mentale più a rischio di ansia e stress per gli italiani che vivono nelle zone con alto tasso di mortalità da Covid-19. Questo l’esito dello studio “The COvid Mental hEalth Trial” (COMET) condotto da Giuseppe Carrà e Cristina Crocamo, ricercatori di Milano-Bicocca, in collaborazione con una rete di università e di centri di ricerca che copre tutto il territorio nazionale.  

Con il coinvolgimento di 17628 soggetti, e grazie a una copertura globale a livello delle peculiari aree geografiche del paese (Nord-Ovest, Nord-Est, Centro, Sud), la ricerca “Were anxiety, depression and psychological distress associated with local mortality rates during COVID-19 outbreak in Italy? Findings from the COMET study.” delinea un quadro dell’impatto della pandemia sulla salute mentale della popolazione italiana, permettendo di evidenziare le potenzialità dei determinanti di contesto in termini di salute mentale. 

Nel dettaglio, lo studio COMET è basato sull’ideazione di una indagine diretta alla popolazione generale, per mezzo di una survey online, con una rilevazione condotta per un periodo di tre mesi, tra marzo e maggio 2020. 

Tra gli ambiti della rilevazione: la valutazione della probabilità di problematiche di salute mentale dei soggetti attraverso l’uso del “General Health Questionnaire” (GHQ-12),  la valutazione di domini specifici in termini di sintomi di ansia, depressione e stress tramite l’uso della “Depression, Anxiety and Stress Scale” (DASS-21), e le caratteristiche socio-demografiche individuali e determinanti a livello di area geografica, in relazione con le statistiche ufficiali dell’istituto nazionale di statistica (ISTAT). 

Nello studio è stata indagata la possibile associazione tra i livelli di mortalità al COVID-19 nelle specifiche aree geografiche del territorio nazionale e problematiche di salute mentale, confrontando livelli di severità crescenti sulla base di una valutazione attraverso strumenti validati. 

Si è osservata quindi, in modo omogeneo all’interno del territorio nazionale, un’indicazione della probabile presenza di problematiche di salute mentale connesse alla comparsa di fenomeni di natura stressante per circa il 40% dei soggetti coinvolti. 

Esaminando nel dettaglio la sintomatologia espressa, si è osservato che i livelli di sintomi d’ansia erano più elevati in soggetti che vivevano in zone con tassi di mortalità al COVID-19 più elevati e che quindi avevano sperimentato un maggiore impatto della pandemia. Ciò appare coerente con il verificarsi di un evento globale stressante, come la pandemia da COVID-19, sebbene per la maggior parte dei partecipanti non ci fosse suggestione di sintomatologia severa. 

Queste considerazioni mettono in luce uno degli elementi chiave di complessità di questo studio, secondo cui alcuni sintomi, come ad esempio la sintomatologia depressiva, potrebbero richiedere un intervallo di tempo molto più ampio prima che si possa riuscire a rilevare un’interferenza significativa sulle abilità e sul funzionamento individuali.  

Si tratta del riconoscimento della rilevanza dei determinanti area-level per l’identificazione di popolazioni che hanno più bisogno di un supporto per problematiche di salute mentale. 

«Ciò appare evidente soprattutto alla luce di uno scenario persistente nel tempo, con la necessità di monitorare il disagio mentale nelle comunità locali e promuovere e comunicare politiche tempestive e mirate in grado di contenere gli effetti potenzialmente devastanti della pandemia anche in tema di salute mentale – commenta Cristina Crocamo, ricercatrice di Milano-Bicocca – Queste considerazioni aprono prospettive interessanti in termini di politica sanitaria su elementi fondamentali in ambito di salute mentale con suggestioni per la programmazione delle azioni dei servizi territoriali».  

Lo studio COMET è stato reso possibile grazie alla collaborazione e partnership tra diverse Università e centri di ricerca italiani, tra cui l’ Università della Campania “L. Vanvitelli” (Napoli, centro coordinatore).