Pesticidi e alimenti, i semi di canapa: lo studio dell’Università di Messina

Studi specifici e tecnici come quello portato a termine dall'università di Messina, sono di importanza fondamentale, in quanto aiutano a fornire la consapevolezza di ciò che portiamo a tavola

Il tema dei pesticidi utilizzati per la coltivazione delle piante, e che inevitabilmente finiscono sulle nostre tavole, è quanto mai attuale. Molti pesticidi largamente diffusi, dopo la loro degradazione nell’ambiente, possono causare effetti spesso imprevedibili sulla fauna selvatica, e non solo. Alcuni pesticidi presentano nella loro struttura chimica dei centri chirali, il che significa che possono esistere in due diverse strutture, identiche e allo stesso tempo speculari.

Una ricerca condotta dall’Università di Messina ha preso in esame, nello specifico, i pesticidi chirali nei semi di canapa, usando anidride carbonica in fase super critica sia per l’estrazione che per l’analisi. Si tratta di un’analisi specifica ma di interesse molto comune, visto l’utilizzo sempre più diffuso dei semi della canapa come novel foods.

La ricerca è incentrata sulla determinazione di pesticidi chirali utilizzando uno strumento capace di estrarre le molecole di interesse mediante l’utilizzo di fluidi supercritici, e analizzarle con l’ausilio della cromatografia enantioselettiva con anidride carbonica in fase supercritica accoppiata ad uno spettrometro di massa a triplo quadrupolo. La fase di estrazione e la fase di analisi avvengono contemporaneamente. Metalaxyl , benalaxyl e dimethenamid sono stati studiati in nove campioni di semi di canapa appartenenti a quattro varietà di Cannabis sativa; solo in un caso è stato riscontrato un pesticida a livelli superiori al limite di quantificazione del metodo (LoQ), sebbene entro il valore del livello massimo di residui dell’UE.

Si tratta del primo metodo on-line per l’estrazione e la determinazione dei pesticidi chirali, il quale ha dunque soddisfatto i valori LMR dell’UE. Nove campioni di semi di canapa sono stati studiati per valutare il loro contenuto in pesticidi chirali.

La ricerca è nata unendo le mie competenze e quelle del prof. Zoccali (Mariosimone Zoccali, ndr). Io mi occupo di chimica degli alimenti e l’interesse per i semi di canapa è nato dalla diffusione sempre più capillare di questo alimento, grazie ai suoi alti valori nutrizionali e ai suoi ottimi valori di macronutrienti – ha spiegato ai microfoni di MeteoWeb la professoressa Marina Russo, Professore Associato di Chimica degli Alimenti all’Università degli Studi di Messina –. Da questo punto di vista vi sono stati anche dei chiarimenti per l’opinione pubblica rispetto alla canapa, infatti la molecola del THC è contenuta nelle infiorescenze, non destinate all’alimentazione. Questo rende i semi di canapa sicuri da un punto di vista alimentare, e grazie al loro straordinario contenuto in macronutrienti rappresentano una fonte alternativa per la produzione di farina per celiaci”.

Marina Russo – Unime

Additivi e contaminanti alimentari sono tra le tematiche insegnate dalla prof.ssa Russo, che si occupa di contaminazione degli alimenti, in particolare da pesticidi. “Vi è una carenza di indagini nel contenuto di pesticidi – spiega – c’è un vero e proprio buco nella letteratura scientifica, soprattutto per i pesticidi chirali. Le molecole chirali sono molecole che vedono all’interno della loro struttura due o più enantiomeri, ovvero molecole con la stessa struttura, ma differenziata dalla disposizione nello spazio di alcuni gruppi funzionali; una molecola chirale possiede almeno due enantiomeri, ma differiscono, appunto, per l’orientamento nello spazio e tre dimensioni nei loro atomi”. Per comprendere meglio il concetto, è come se fossero le nostre mani, che non sono sovrapponibili tra loro. “Nel mercato dei pesticidi commerciali una buona percentuale di questi pesticidi sono chirali – spiega ancora la ricercatrice – un enantiomero possiede attività biologica, mentre l’altro no. Quindi uno può essere tossico e l’altro no. E’ necessario approfondire la ricerca su questo tipo di molecola, perché utilizzando molecole meno tossiche ci sarà un minore impatto ambientale e meno effetti negativi sulla salute umana”.

Per quanto riguarda il metodo utilizzato per la ricerca, “il prof Zoccali – spiega Marina Russo – ha proposto di utilizzare un sistema innovativo che prevede l’utilizzo di anidride carbonica in fase supercritica; si tratta di una metodica green a basso impatto ambientale, dunque abbiamo sviluppato un metodo in cui l’estrazione di quei pesticidi dai semi di canapa fosse contemporanea all’analisi strumentale”.

Studi così specifici e tecnici sono di importanza fondamentale, in quanto aiutano a fornire la consapevolezza di ciò che portiamo a tavola. Inoltre, oltre alla tossicità intrinseca, va valutata anche la degradazione nell’ambiente, ovvero quanto durano e per quanto tempo restano nel terreno. “Se si degradano velocemente vi sono meno pericoli per la salute – spiega Russo –, ma alcuni enantiomeri persistono nell’ambiente per un periodo di tempo molto lungo”.

Una possibile soluzione potrebbe essere quella, alle luce di questi studi, di adattare la normativa attuale sull’utilizzo di pesticidi, dato che le norme “non si espongono sull’utilizzo dei pesticidi chirali, non dicono se debba essere presente un enantiomero piuttosto che un altro – conclude la professoressa Russo – la normativa dovrebbe porre dei limiti”.