Ötzi riscongelato più volte: si riscrive la storia dell’uomo del ghiaccio

Probabilmente Ötzi, l'uomo ritrovato nel ghiaccio, si sdraiò per la prima volta sulla neve dove morì in primavera o inizio estate e il suo corpo non venne subito coperto dal ghiaccio come si pensava

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Quando nel 1991 Ötzi, l’uomo venuto dal ghiaccio, è stato trovato in un canalone nel passo Tisenjoch nelle Alpi tirolesi, è stata una grande sorpresa per gli archeologi. L’investigatore principale del ritrovamento ha sostenuto che era unico, preservato solo per circostanze fortuite. È stato ipotizzato che la mummia, insieme ai manufatti, fosse stata rapidamente ricoperta dal ghiaccio e fosse rimasta sepolta fino allo scioglimento del ghiacciaio, nel 1991.

Nonostante siano trascorsi più di 30 anni dalla comparsa di Ötzi, proseguono gli studi in merito. In un recente studio, i ricercatori guidati da Lars Pilø analizzano il reperto con il senno del poi. L’analisi beneficia dunque di una maggiore conoscenza acquisita da oltre due decenni di indagini su altri siti archeologici glaciali. Oltre che da precedenti indagini paleobiologiche sull’assemblaggio del reperto.

Secondo le date ricavate dal radiocarbonio del canalone è probabile che Ötzi non sia stato sepolto nel ghiaccio subito dopo la sua morte. Molto probabilmente il canalone in cui giaceva è stato più volte esposto nel corso dei successivi 1500 anni. I reperti danneggiati trovati insieme ad Ötzi furono probabilmente rotti da tipici processi post-deposizionali sui siti archeologici glaciali e non. Sulla base delle prove disponibili, il ghiaccio è da considerarsi un campo di neve e ghiaccio immobile e stazionario, congelato fino al substrato roccioso.

Ötzi
Foto: Helmut Simon

Il ritrovamento di Ötzi

Ötzi è stato scoperto da Helmut ed Erika Simon, due alpinisti tedeschi, il 19 settembre 1991. La parte superiore del corpo sporgeva dal ghiaccio in un piccolo canalone nel Tisenjoch a 3210 m. Le autorità sono state subito informate, ma il maltempo ha ritardato il recupero della salma fino al 23 settembre. Diverse persone hanno visitato il sito per vedere il corpo prima che fosse recuperato. Hanno calpestato oggetti fragili e rimosso molti dei manufatti più grandi prima che venissero notate le loro posizioni. Ciò ha portato alla distruzione di importanti prove relative al sito.

I Simon hanno visto la parte superiore di un corpo umano sporgere dal ghiaccio. Le date al radiocarbonio su tessuti e ossa fornivano un intervallo di età compreso tra 5300 e 5160 anni fa. La scoperta ha avuto una eco mondiale. La mummia e i resti associati sono forse l’insieme di reperti archeologici meglio studiato e più ampiamente pubblicato di sempre. La ricerca è ancora in corso e nuovi dettagli continuano ad emergere. Ötzi è diventato anche un catalizzatore per gli studi sulla storia glaciale delle Alpi durante l’Olocene.

Com’è caduto nel crepaccio?

Altri corpi umani sono apparsi dal ghiaccio glaciale nelle Alpi sia prima che dopo la scoperta di Ötzi, ma sempre sulla superficie della parte inferiore dei ghiacciai temperati , non al di sotto del ghiaccio. Normalmente ciò che accade dopo una caduta in un crepaccio, in seguito alla quale il corpo verrà trasportato a valle all’interno del ghiaccio glaciale. Dopo apparirà in superficie nella zona di ablazione, ma sarà ovviamente danneggiato.

È stata intrapresa una ricostruzione del luogo in cui sono stati trovati i manufatti, sulla base di interviste a persone che erano state sul sito prima della prima indagine adeguata. Sembra che molti dei manufatti più grandi, non direttamente associati al corpo di Ötzi, fossero stati trovati appoggiati sulle pietre lungo i lati del canalone. La conclusione naturale fu dunque che il canale era libero da ghiaccio e neve quando Ötzi morì. Tuttavia, era sconcertante che dei manufatti siano stati trovati a una certa distanza dal corpo, come una faretra che è stata trovata a 7 m di distanza.

Il sito è stato indagato dagli archeologi poco dopo il ritrovamento nel 1991, ma le difficili condizioni meteorologiche e l’inizio dell’inverno hanno interrotto rapidamente il lavoro sul campo. Uno scavo del canalone è stato condotto nel 1992. Sono stati recuperati alcuni manufatti in più e diversi frammenti e sono stati raccolti molti campioni. I reperti sono stati trovati perlopiù in un strato di ghiaccio sporco, coperto da uno strato di ghiaccio pulito senza reperti

Scongelato e ricongelato più volte

Ciò che è certo, secondo i ricercatori, è che il corpo si è scongelato e ricongelato più volte. Ma quando il punto di ritrovamento è stato sigillato in modo permanente dal ghiaccio? L’interpretazione originale del ritrovamento descrive un unico evento con tutto il materiale rinvenuto nel canalone relativo a Ötzi. Morì in autunno, fu coperto di neve e rimase nel ghiaccio fino a quando non si sciolse nel 1991. Questa osservazione è stata utilizzata dagli studi di glaciologia come prova di un improvviso raffreddamento climatico al momento della morte di Ötzi, con il ghiaccio nel punto del ritrovamento che non si scioglieva ai livelli pre-Ötzi prima del 1991. Tuttavia vi sono seri dubbi riguardo alla rapida copertura permanente di ghiaccio del burrone.

Una ‘capsula del tempo nel ghiaccio’ sarebbe una fatto notevole nell’archeologia glaciale. I siti archeologici glaciali tendono ad accumulare materiale nel tempo, a non preservare un solo evento. E soprattutto non nei passi di montagna, dove spesso c’è molta attività umana e naturale nel tempo. Ben presto gli esperti hanno compreso che molto probabilmente la parte superiore del corpo si è scongelata e poi ricongelata.

Le conclusioni degli autori

Circa 5300 anni fa, Ötzi morì in un passo di alta montagna delle Alpi. Inizialmente si sosteneva che fosse fuggito in montagna con l’attrezzatura rotta dopo un violento incontro. In seguito a questo morì in un burrone nel passo Tisenjoch e fu poi rapidamente coperto da neve e ghiaccio. Il ghiaccio nella gola protetta avrebbe dovuto preservarlo come in una capsula del tempo, sigillata sotto un ghiacciaio in movimento.

Successive scoperte, come la stagionalità dei resti vegetali del ritrovamento e la natura delle ferite di Ötzi, hanno portato a reinterpretazioni. Inoltre, la conoscenza archeologica dei reperti dei ghiacciai e delle placche di ghiaccio è cresciuta notevolmente. Ora è dunque possibile vedere le circostanze del sito della mummia nel passo Tisenjoch sotto una nuova luce. Probabilmente Ötzi si sdraiò per la prima volta sulla neve dove morì in primavera/inizio estate.

Dopo qualche tempo, la neve e il ghiaccio che contenevano il corpo si sciolsero. Ötzi e la maggior parte dei suoi averi scivolarono in un burrone sottostante, dove in seguito fu fatta la scoperta. Il riposizionamento e il danneggiamento del corpo e dei manufatti possono essere avvenuti durante una situazione di forte fusione. Oppure durante una serie di eventi di fusione più piccoli. Neve e ghiaccio hanno ricoperto il canalone. Alla fine Ötzi fu coperto da un campo di “ghiaccio freddo” immobile.

Ötzi riemerse periodicamente

Durante le calde estati, Ötzi e i suoi manufatti riemersero periodicamente esposti nei 1500 anni successivi alla sua morte. Ciò ha comportato il deterioramento delle parti del corpo più esposte e ulteriori danni ai manufatti. Allo stesso tempo, ha permesso al materiale più recente di entrare nel canalone, dove è finito nello “strato di ghiaccio sporco” concentrato sul fondo. Non ci sono prove chiare a sostegno di un improvviso raffreddamento climatico al momento della morte di Ötzi. La neoglaciazione dopo il massimo termico dell’Olocene era iniziata prima nell’area e da allora in poi l’avanzamento dei ghiacciai nella regione era variabile.

Fu solo circa 3800 anni fa che il ghiaccio e la neve finalmente isolarono il burrone dai suoi dintorni. Solo alla fine del XX secolo il ghiaccio si è nuovamente sciolto a un livello tale da riesporre il corpo e i suoi manufatti.