Il mistero dell’atelier di ossidiana nel Pleistocene: artigiani specializzati tra gli ominidi

L'area archeologica di Melka Kunture conserva una tappa importante dello sviluppo dell'intelligenza umana, quando l'innovazione incontrò la creatività

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La lavorazione dell’ossidiana ha segnato una tappa importante nello sviluppo dell’intelligenza umana. Nel Pleistocene si verificò un cambiamento del comportamento e delle capacità dei primi ominidi. Questi cambiamenti comportamentali, ad esempio, per gli strumenti di pietra, sono comunemente legati a vincoli ambientali. Secondo gli archeologi molteplici attività della vita quotidiana venivano prima svolte allo stesso modo e nello stesso luogo. In seguito vi fu una separazione delle attività in diverse luoghi, il che indica pianificazione. Questo tipo di organizzazione caratterizzò la mentalità dei successivi ominidi.

Una recente missione archeologica finanziata dalla Sapienza di Roma ha fatto tornare alla luce la più antica zona di produzione specializzata di utensili mai conosciuta. Lo studio evidenzia una tappa fondamentale dello sviluppo dell’intelligenza umana. E’ stato pubblicato sulla rivista Nature Ecology and Evolution.

L’area archeologica di Melka Kunture

Situata a circa 50 km a sud di Addis Abeba, l’area archeologica di Melka Kunture si estende sull’altopiano etiopico a circa 2000 m di altitudine. Orograficamente è un vasto agglomerato di depositi archeologici datati tra 2.000.000 e 5.000 anni fa. La sua estensione, la lunga sequenza culturale e la molteplicità e varietà delle situazioni archeologiche presenti nelle sue diverse fasi, fanno di quest’area un complesso straordinario, paragonabile soltanto alla Gola di Olduvai in Tanzania. Melka Kunture è però nettamente diverso dall’ambiente della savana, non soltanto per il clima fresco e piovoso, ma anche per una flora e una fauna differenti. Rappresenta infatti un unicum nel suo genere.

Nello studio appena pubblicato da un gruppo di ricercatori guidato da Margherita Mussi, docente fino al 2019 del Dipartimento di Scienze dell’antichità della Sapienza, emerge come a Melka Kunture, e in particolare nel sito di Simbiro, sia stata individuata una sorta di piccola falesia di circa 5 m. La falesia comprende cinque ben visibili livelli archeologici dell’Acheuleano risalenti a più di 1.200.000 anni fa. Di questi uno, il livello C, presenta numerosi bifacciali di ossidiana e schegge derivate dalla loro produzione.

Dall’analisi dei bifacciali di ossidiana è emerso come essi siano estremamente standardizzati, quindi fatti da mani esperte che producevano schegge di grandi dimensioni. Ma non solo. Gli artigiani riuscivano a ritoccarle per ottenere forme costanti e ripetute nonostante la fragilità dell’ossidiana, un vetro vulcanico.

archeologia ossidiana

L’atelier dei manufatti in ossidiana

Il fatto che a Simbiro non ci fossero altri tipi di strumenti, ad eccezione di questi utensili di ossidiana di alta qualità, porta a ritenere che questo fosse un luogo di produzione specializzato“, spiega l’archeologa Margherita Mussi, direttrice dello scavo dal 2011. “In altri termini, questo è un atelier di produzione, il più antico mai noto dal momento che quelli finora conosciuti non risalgono ad oltre 300.000 anni fa“, precisa Mussi

Secondo la ricerca, l’ambiente dove sorgeva l’atelier era pianeggiante e ricco di alberi. Vi era un corso di acqua che stagionalmente esondava e cambiava corso, accumulando e poi erodendo dei depositi di vario tipo. Uno di questi, un accumulo di grossi ciottoli di ossidiana, catturò l’attenzione degi ominidi. In diverse occasioni lo utilizzarono per produrre bifacciali di ossidiana. In generale, le evidenze che si hanno per il Pleistocene inferiore suggeriscono un modello poco differenziato di abitato, in cui si svolgevano tutte le attività quotidiane, dalla produzione degli strumenti al loro uso per ogni tipo di necessità. A Simbiro abbiamo invece solo produzione di bifacciali molto standardizzati che andavano poi trasferiti altrove. Qui venivano utilizzati in vari modi.

L’area era stagionalmente invasa dalle acque e bisognava quindi prevedere il periodo dell’anno in cui recarvisi. Si tratta di una pianificazione finora mai riscontrata in questa fase del Pleistocene. Rilevante è anche il modo in cui gli ominidi sono giunti a questi eccellenti risultati. A Melka Kunture, si sapeva scheggiare l’ossidiana da molto tempo, visto che già 2.000.000 di anni fa l’Olduvaiano è prevalentemente su ossidiana. In questo caso si trattava però di schegge ottenute con una certa facilità da piccoli ciottoli di pochi centimetri. Da 1.950.000 anni fa, poi, si producono anche delle grandi schegge e qualche bifacciale, ma utilizzando piuttosto altre pietre vulcaniche come il basalto.

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Innovazione e creatività: una tappa dello sviluppo dell’intelligenza umana

Il ritrovamento di questo atelier evidenzia una tappa fondamentale dello sviluppo dell’intelligenza umana: l’innovazione, che è collegata alla creatività – continua Margherita Mussi – E’ il primo esempio di sviluppo di “parallel thinking”, che significa far convergere conoscenze e abilità tecniche lungamente acquisite in precedenza in altre produzioni, cioe’ piccole schegge di ossidiana da una parte, bifacciali di basalto dall’altra, per ottenere un prodotto nuovo, ossia bifacciali standardizzati su grandi schegge di ossidiana. Melka Kunture – sottolinea la Mussi – non solo fornisce informazioni sullo sviluppo dell’intelligenza umana, ma dimostra anche la necessità di non sottovalutare, con facili generalizzazioni, le capacita’ degli ominidi del Pleistocene inferiore, che hanno fatto ben altro che adattarsi passivamente all’ambiente“.