Realizzata nuova mappa della materia dell’Universo

I risultati si adattano alle teorie dell'Universo più accreditate, ma allo stesso tempo sorgono dubbi
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Un nuovo studio condotto dagli scienziati dell’Università di Chicago, dell’Università delle Hawaii e del Fermi National Accelerator Laboratory, pubblicato su Physical Review D, ha realizzato una mappa aggiornata dell’Universo e della materia che lo compone. Il gruppo guidato da Chihway Chang ha esaminato i dati raccolti da due telescopi, il Dark Energy Survey e il South Pole Telescope.

L’indagine, che ha coinvolto oltre 150 ricercatori, suggerisce che la materia potrebbe non essere “grumosa” come ritenuto sulla base dell’attuale modello dell’Universo.

Dopo il Big Bang, avvenuto circa 13 miliardi di anni fa, tutto ciò che componeva la realtà è stato scagliato verso l’esterno, formando galassie, stelle, pianeti e corpi celesti. Realizzare una mappa accurata della distribuzione della materia potrebbe essere utile per comprendere le forze che hanno plasmato l’evoluzione dell’Universo.

Il Dark Energy Survey ha raccolto informazioni per 6 anni dalla cima di una montagna in Cile, mentre il South Pole Telescope analizza il cosmo alla ricerca della radiazione di fondo che permea l’Universo. La combinazione di due diversi metodi di osservazione del cielo riduce il rischio di errori nelle misurazioni.

Entrambi gli strumenti hanno esplorato il fenomeno noto come ‘lente gravitazionale’, che provoca un’alterazione nel percorso compiuto dalle onde luminose quando queste si trovano nelle vicinanze di oggetti cosmici ad alta gravità, come le galassie,” ha spiegato Chang. Il fenomeno interessa sia la materia normale che la materia oscura, nota solamente per gli effetti che provoca sul resto della materia.

I risultati si adattano perfettamente alle teorie dell’Universo più accreditate, ma allo stesso tempo sorgono nuovi dubbi: “Sembra che ci siano meno fluttuazioni rispetto a quanto i modelli precedenti suggeriscano in particolare, sembra che il cosmo sia meno grumoso di quanto ci si aspetterebbe. Se altri studi dovessero riscontrare gli stessi risultati, potremmo ipotizzare che l’attuale modello dell’Universo non sia completo, ma per adesso non abbiamo dati a sufficienza per elaborare nuove teorie. Dobbiamo continuare a guardare il cielo con occhi attenti e curiosi, per cercare di comprendere appieno tutte le sfumature che ancora sembrano poco chiare,” ha spiegato il cosmologo Eric Baxter.

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