Storia dell’ebreo che inventò le camere a gas e della moglie che ne morì

Fritz Haber inventò le camere a gas e convinse lo stato maggiore a impiegare i suoi gas tossici: la moglie morì per il dolore causatole dalla spietatezza del marito
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Le camere a gas, vera e propria arma di distruzione di massa, hanno ucciso milioni di ebrei. E non solo. Passata alla storia come una delle pagine peggiori del terribile olocausto, la loro invenzione cela un segreto quasi inconfessabile. Non tutti sanno, infatti, che la loro paternità è da attribuire proprio ad uno scienziato ebreo. Fritz Haber era un chimico tedesco. Oltre ad ottennere il Premio Nobel per la sintesi dell’ammoniaca, è tuttora considerato il padre delle armi chimiche.

Fra il 1886 e il 1891 Haber studiò all’Università di Heidelberg. Frequentò poi l’Università di Berlino e infine l’Università Tecnica di Charlottenburg con Carl Liebermann. Prima dell’inizio della sua carriera accademica, lavorò nell’impresa chimica del padre e al Politecnico federale di Zurigo. Si trasferì a Karlsruhe e nel periodo fra il 1894 e il 1911 sviluppò con Carl Bosch il processo di sintesi dell’ammoniaca ad alta temperatura e pressione, a partire da idrogeno e azoto con ferro come catalizzatore. Quello che in seguito divenne noto come processo Haber-Bosch, gli fece vincere il premio Nobel per la chimica nel 1918.

Nel 1911 diventò direttore della Società Kaiser Wilhelm. Nel 1901 Haber sposò Clara Immerwahr, prima donna laureata in chimica in Germania. I due, che si erano incontrari durante il periodo dell’università, ebbero un figlio, Hermann Haber, nato nel 1902.

Haber,  la guerra e il primo passo verso le camere a gas

Lo scoppio della prima guerra mondiale entuiasmò tanto Haber, che decise di unirsi ad altri 92 intellettuali tedeschi per firmare il Manifesto dei Novantatré. Era l’ottobre 1914. Ma non solo. Si arruolò volontario nell’esercito e divenne consulente scientifico del Ministero della Guerra. A fargli guadagnare questo ambito traguardo fu la sua ricerca sulla produzione di esplosivi. Altro punto a suo favore fu lo sviluppo di nuovi processi produttivi, come la sintesi di sostituti di importanti materie prime. Aprì così la strada alla guerra chimica. Fu proprio Haber a convincere lo stato maggiore a impiegare gas tossici. E questo nonostante il loro utilizzo fosse all’epoca proibito dalla convenzione dell’Aja.

Clara Immerwahr, la moglie che morì di dolore

Clara Immerwahr

Clara Immerwahr era nata nel 1870 in Slesia da una ricca famiglia ebrea. Dopo studi in scuole femminili e esami di ammissione all’università, fu la prima donna in Germania a laurearsi in Chimica all’Università di Breslavia. Conseguì anche il dottorato. A 30 anni sposò Fritz Haber. In una prima fase del loro rapporto, Clara collaborava alle ricerche del marito.

Dopo la nascita del figlio Hermann, però, le cose cambiarono drasticamente. Il bambino non godeva di buon salute e buona parte dell’attenzione della madre dovette convergere su di lui. Clara divenne dunque una casalinga, cercando di non abbandonare però il suo lavoro. Come una moderna donna multitasking, tentò di unire l’utile al dilettevole. Organizzava infatti conferenze pubbliche sul tema: “La chimica in cucina e nei lavori domestici”. Il suo obiettivo era quello di istruire le donne sull’uso dei prodotti chimici di uso comune nelle abitazioni.

L’insoddisfazione di Clara

Grazie all’industrializzaione dell’invenzione della sintesi dell’ammoniaca gli Haber divennero ricchi. Nonostante questo Clara era molto scontenta del rapporto col marito. Non accettava quella vita relegata al solo ruolo di moglie e madre. “È sempre stato il mio modo di pensare che una vita valga la pena di essere vissuta solo se si è fatto pieno uso di tutte le proprie abilità e si è cercato di vivere ogni tipo di esperienza che la vita umana ha da offrire. È stato sotto questo impulso, tra le altre cose, che ho deciso di sposarmi in quel momento … la vita che ho avuto è stata molto breve … e le ragioni principali sono il modo oppressivo di Fritz di mettersi al primo posto in tutto…, così che una personalità meno spietatamente auto-assertiva è stata semplicemente distrutta“. Lo scriveva lei stessa poco prima dello scoppio della prima guerra mondiale.

A causare ulteriore turbamento nella vita di Clara fu lo scoppio della prima guerra mondiale. Non accettava che le ricerche del marito avessero condotto all’invenzione di gas asfissianti. Clara provò a dissuaderlo, ma Haber non volle sentire ragioni. Fu così che nella notte tra l’1 e il 2 maggio 1915, Clara si suicidò. Si aprò un solo colpo con la pistola di ordinanza del marito nel giardino della loro villa. Non voleva essere “complice dello sterminio“. Sapeva che quelle camere a gas sarebbero diventata l’anticamera dell’inferno.

Del suo suicidio si parlò poco e i suoi ultimi scritti scomparvero misteriosamente. Solo un giornale locale scrisse della sua morte, ma senza menzionarla. “La moglie del Dr. H. dei Servizi Segreti, attualmente al fronte, ha messo fine alla sua vita sparandosi. Le ragioni del gesto infelice della donna sono sconosciute”. Questo si limitarono a comunicare i giornalisti sulla terribile vicenda.

I gas messi a punto da Haber

Haber aveva sintetizzato diversi gas a base di cloro, il più tristemente famoso è il cosiddetto “gas mostarda“. Si tratta del tioetere del cloroetano, usato nella seconda battaglia di Yprès dai tedeschi sotto la supervisione di Haber il 22 aprile 1915. Morirono 5000 persone in soli dieci minuti. Fu chiamato Iprite e fu la prima arma di distruzione di massa. In seguito Haber inventò anche lo Zyklon, poi utilizzato nelle camere a gas dei lager nazisti.

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