Il terremoto del Friuli del 25 gennaio 1348 | FOTO

Il terremoto del Friuli del 25 gennaio 1348 ebbe magnitudo massima stimata M ≈ 7,0: si stima che le vittime siano state, complessivamente, tra 9.900 e 20.000

  • Affresco nella Sala dei Giganti nel Palazzo Tè di Mantova realizzato da Giulio Romano e Rinaldo Mantovano nel 1528-1533
  • Affresco sul terremoto del 1348 dipinto da M. Wurmster di Strasburgo nel 1362 circa nel Castello di Karlstein in Boemia.
/
MeteoWeb

di Alessandro Martelli (esperto di sistemi antisismici, già direttore ENEA) – Il 5 gennaio scorso ricordai brevemente, su Meteoweb, i terremoti violenti (almeno 7) ed il maremoto devastante che, in passato, colpirono l’Italia nel mese di gennaio. Sugli eventi verificatisi nella prima metà del mese scrissi già, in dettaglio, su Meteoweb, nei due anni scorsi. Oggi desidero ricordare adeguatamente anche il terremoto del Friuli del 25 gennaio 1348, di cui ricorre l’anniversario.

Lo faccio sottolineando, anzitutto, che tale antico terremoto, assieme alle 3 violente scosse sismiche molto più recentemente avvenute in Friuli, il 6 maggio e l’11 ed il 15 settembre 1976 (https://www.meteoweb.eu/2021/05/terremoto-in-friuli-la-nuova-torre-dellorologio-del-castello-di-gemona/1675168/), dimostrano che, in Italia, anche parti del Nord sono ad elevato rischio sismico.

Il terremoto del Friuli del 25 gennaio 1348 si verificò quando, in tutta Europa, dilagava la cosiddetta “peste nera”, una pandemia (quasi sicuramente di peste) generatasi nella parte settentrionale  dell’Asia Centrale durante i primi trenta anni del XIV Secolo e diffusasi anche in Europa a partire dal 1346, dando origine alla cosiddetta “seconda pandemia di peste” (la prima era stata la cosiddetta “peste di Giustiniano”, che, nel VI Secolo, si era diffusa da Costantinopoli a tutti i Paesi che si affacciavano sul Mar Mediterraneo).

Il sisma fu di magnitudo massima stimata M ≈ 7,0 e del X grado della Scala Mercalli, nelle zone più prossime all’epicentro. Il suo epicentro fu tra il Friuli e la Slovenia. Secondo le cronache del tempo, si verificarono 3 scosse: la prima debole, la seconda più forte e la terza, verso le 23:00, rovinosa (le ultime due molto ravvicinate). Ad esse seguirono forti scosse di assestamento fino al 5 marzo.

L’evento causò notevoli danni a chiese, a case ed a castelli; molti villaggi furono distrutti; la terra iniziò ad emanare cattivi odori. I danni suddetti interessarono larga parte dell’Italia, nonché la Slovenia ed il vicino Stato austriaco della Carinzia, dove, ad esempio, Villach fu in gran parte distrutta da una frana, innescata dal terremoto: lì non rimase in piedi nemmeno una casa, crollarono molti edifici (tra i quali tutti i conventi ed il duomo) e molte furono vittime; nel contado, poi, furono rasi al suolo oltre 60 tra castelli e ville.

Si stima che le vittime siano state, complessivamente, tra 9.900 e 20.000, non solo in Friuli, ma (in Italia) pure nel Bellunese, nel Veronese, nel Vicentino, a Venezia ed in Lombardia. Le scosse sismiche furono avvertite distintamente fino a Pisa, alla Germania ed alla Dalmazia. Danni si ebbero pure assai lontano, ad esempio anche a Roma e, addirittura, a Napoli.

In Carnia le vittime furono più di 1.000 ed i danni ingenti: ad esempio, a Tolmezzo crollò il castello; a Gemona del Friuli più della metà delle abitazioni crollò subito o fu successivamente demolita ed il campanile del duomo fu fortemente lesionato seriamente; a Venzone vi furono danni ingenti ed il campanile del duomo fu abbattuto.

Ad Udine, poi, crollarono il castello ed il palazzo patriarcale, riportò gravi danni anche il duomo, dal cui campanile precipitarono quattro grandi capitelli dal campanile. A Flagogna crollò il castello, causando la morte della castellana e dei suoi familiari, e nel Cadore il terremoto causò una frana che distrusse completamente Lozzo, paese che fu poi ricostruito più in basso, rispetto alla posizione originale (al di sopra del paese attuale è ancora visibile una grande frattura rocciosa, a forma a ventaglio). Infine, anche a Venezia le vittime furono centinaia, a seguito della distruzione di numerosi edifici.

In generale, la ricostruzione dei centri terremotati fu lentissima, per la scarsità dei mezzi finanziari allora disponibili (anche a causa dell’imperversare della “peste nera”), e le rovine causate dai crolli dovuti al sisma caratterizzarono il paesaggio dell’area colpita dal sisma per almeno i successivi 30 anni.

Per evitare che si ripetano tragedie come quelle avvenute il 25 gennaio 1348 od in occasione degli altri terremoti che hanno già colpito l’Italia, occorre che siano urgentemente attivate, anche nel nostro Paese, corrette politiche di prevenzione dei rischi naturali, in particolare di quello sismico. Pertanto, vi prego, per l’ennesima volta, di firmare (se non l’avete ancora fatto) e far firmare la petizione, da me lanciata alla fine del 2020, che trovate al seguente linkhttps://www.change.org/p/presidenza-del-consiglio-dei-ministri-governo-italiano-che-si-inizino-finalmente-ad-attuare-serie-politiche-di-prevenzione-dai-rischi-naturali. Le firme sono già 870, ma è auspicabile arrivare a 1.000.