Medici: “contro la vitamina D una guerra che lascia perplessi, è importante per la salute”

Colao (Presidente della Società Italiana di Endocrinologia) sulla nuova stretta sulla prescrizione di vitamina D: “ragionamento miope dal punto di vista clinico”
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La nuova stretta sulla prescrizione di vitamina D è basata su una logica economica ma non clinicamente valida. Il risultato è che i cittadini ormai quasi sempre la pagano per conto loro”. “Studi sperimentali mostrano quanto sia importante per tantissimi apparati, da quello immunitario a quello scheletrico. Varrebbe la pena studiare meglio questo ormone, con studi clinici ampi e complessi, che ne valutino l’impatto sullo stato di salute generale della persona“. A spiegarlo ad ANSA è Annamaria Colao, Presidente della Società Italiana di Endocrinologia (Sie) che commenta così l’aggiornamento alla nota 96 dell’Agenzia italiana del Farmaco (Aifa) che restringe la prescrivibilità dell’ormone calcitriolo.  

Sintetizzata con i raggi del sole e diventata famosa come cura contro il rachidismo infantile, la vitamina D è da sempre usata per fratture dovute a osteoporosi, ma non solo. E’ prescritta a donne in gravidanza per evitare deformazioni del feto, ai neonati nei primi mesi di vita, ai bambini durante la crescita per potenziare apparato immunitario. “Capisco – precisa Colao – il ragionamento economico alla base della nuova determina, ma è miope dal punto di vista clinico: la vitamina D in circolo è un parametro di buona salute, mentre la sua carenza è legata a un elevato livello infiammatorio nell’organismo, con tutte le malattie collegate. È un composto che ha recettori in tutte le cellule, il suo deficit è correlato allo sviluppo tumori, al peggioramento di obesità e diabete, all’aumento dell’ipertensione”. D’altronde oggi assorbiamo oggi molta meno vitamina D rispetto a decenni fa, “prima i bambini andavano in colonia e stavano al mare 3 mesi e giocavano molto di più all’aperto”.  

Rispetto agli studi che supportano la nuova determina Aifa, Colao precisa: “innanzitutto è difficile valutare il dosaggio della vitamina D in circolo: la glicemia è misurabile in modo più attendibile rispetto a uno steroide di cui possiamo fare solo una stima approssimativa, con grandi variazioni tra un dosaggio e un altro. Quanto ai risultati emersi, mostrano che da sola la vitamina D non previene le fratture, e questo è vero perché la fragilità ossea negli anziani può esser dovuta anche a carenze nutrizionali nel corso di tutta la vita e ad altre patologie, cosa che lo studio pure ampio, non considera”.  

Quanto alle evidenze che ne escludono l’utilità contro il Covid-19, l’esperta spiega: “la vitamina D potenzia la salute del sistema immunitario, chi ha un livello di vitamina D più alta reagisce meglio ai patogeni di chi ha ipovitaminosi D. In questo caso sono stati arruolati pazienti che si sono ammalati di Covid e a cui è stata data vitamina D, in aggiunta alle terapie. Non stupisce che un agente che serve alla prevenzione, se usata come cura, non abbia effetto”. Insomma, conclude Colao, “ci sono farmaci molto più costosi e inutili di cui varrebbe la pena monitorare la prescrizione” mentre quella contro la vitamina D “è una guerra che lascia perplessi ed è sintomo di scarso impegno in prevenzione. Quando poi, per mancata prevenzione, si manifestano problemi, interverremo con terapie, come facciamo sempre”.  

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