Il legame tra il caldo in Europa tra l’XI e il XV secolo, il vino in Inghilterra, i massoni e le loro logge fornisce uno spunto per parlare di riscaldamento globale e clima della Terra. “Il Periodo Caldo Medievale è un’epoca di clima relativamente caldo esistita nei secoli X-XIII, dopo il pessimum climatico della Grande Migrazione e precedente la cosiddetta Piccola Era Glaciale dei secoli XIV-XVIII. Prima delle attuali teorie sul riscaldamento globale indotto dall’uomo – ben 400-700 anni prima che gli esseri umani iniziassero la Rivoluzione Industriale – gli inverni miti del Periodo Caldo Medievale e il clima relativamente caldo e uniforme consentirono una crescita dei raccolti senza precedenti, l’espansione urbana e l’istituzione di insediamenti scandinavi in Groenlandia e Nord America”. È quanto scrive in un articolo pubblicato su “Sunlive” il Dott. John Maunder, Presidente della Commissione per la Climatologia dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale dal 1989 al 1997. Negli ultimi 70 anni, Maunder è stato coinvolto nel campo della meteorologica in vari Paesi, come Nuova Zelanda, Australia, Canada, USA, Irlanda, Svizzera e Inghilterra, attraverso attività nei servizi meteorologici nazionali, in università e organizzazioni internazionali.
“Piuttosto che limitare il Periodo Caldo Medievale all'”Europa e alle regioni limitrofe o al Nord Atlantico”, Willie Soon e Sallie Baliunas dell’Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics hanno trovato 112 studi contenenti informazioni sul Periodo Caldo Medievale in Russia, nella Corn Belt degli Stati Uniti (ossia una regione degli Stati Uniti medio occidentali dove il mais è tuttora, dagli anni 1850, la coltura dominante, ndr), nelle pianure centrali e nel Sud-Ovest degli USA; in gran parte della Cina e del Giappone; nell’Africa meridionale; in Argentina, Cile e Perù, America, Australia e Antartide… nell’Oceano Indiano, sia centrale che meridionale; e nell’Oceano Pacifico centrale e occidentale. Nell’emisfero australe, ventuno studi su ventidue hanno mostrato prove del riscaldamento medievale”, spiega Maunder.
L’articolo di Maunder è molto interessante perché affronta il tema del Periodo Caldo Medievale, un periodo in cui il clima è stato più caldo di quello attuale, eppure non si sono verificate tutte le sventure sostenute oggi dalla narrazione catastrofista sul riscaldamento globale relative all’aumento di temperatura in collegamento alle emissioni antropiche di CO2. Al contrario, come illustra Maunder, il Periodo Caldo Medievale è stato un periodo di crescita, sviluppo e prosperità, a sostegno del fatto che è il freddo il pericolo per l’uomo e non il caldo.
Il clima divenne nettamente più favorevole
Maunder riporta le affermazioni di Thomas Gale Moore della Hoover Institution, che scritto del Periodo Caldo Medievale ha scritto: “i tre secoli a partire dall’XI secolo, durante i quali il clima divenne nettamente più favorevole, furono testimoni di una profonda rivoluzione che, alla fine del 1200, aveva trasformato il paesaggio in un’economia piena di mercanti, città vivaci e grandi fiere. Le perdite di raccolto diventarono meno frequenti; nuovi territori furono messi sotto controllo. Con un clima più mite e un approvvigionamento alimentare più affidabile, la popolazione è cresciuta come funghi”.
Maunder cita anche lo storico Charles Van Doren: “i tre secoli, dal 1000 circa al 1300 circa, sono diventati uno dei periodi più ottimisti, prosperi e progressisti della storia europea”. In tutta Europa – aggiunge Maunder – ci fu “un’impareggiabile frenesia edilizia” che portò ad erigere “a costi enormi cattedrali ed edifici pubblici spettacolari”. “Ponderose chiese romaniche lasciarono il posto a imponenti cattedrali gotiche. Praticamente tutti i magnifici santuari religiosi che oggi visitiamo con soggezione furono iniziati dalle popolazioni ottimiste dall’XI al XIII secolo, anche se molti rimasero incompiuti per secoli”, continua Maunder.
“Molte delle cattedrali gotiche d’Europa furono costruite o furono iniziate durante il periodo 1100-1400. Questo periodo era un periodo di riscaldamento (in alcuni casi più caldo di quello attuale) in cui erano disponibili raccolti abbondanti per fornire cibo ai costruttori delle cattedrali. Non sembra esserci alcuna ragione teologica per cui le cattedrali furono costruite in quel momento, ma lo sviluppo delle tecniche architettoniche fu un fattore significativo. Forse il motivo principale per cui furono costruite le cattedrali era legato in tutto o in parte al clima più mite”, spiega l’esperto.
L’attività economica in Europa
“In tutta Europa l’attività economica fiorì durante questo periodo di riscaldamento. Si svilupparono attività bancarie, assicurative e finanziarie; un’economia monetaria divenne ben radicata; la produzione di tessuti si espanse a livelli mai visti prima. Gli agricoltori nell’Inghilterra medievale lanciarono una fiorente industria vinicola. I buoni vini richiedono primavere calde e prive di gelate, un sostanzioso calore estivo e sole senza troppa pioggia, e giornate di sole in autunno. Il limite settentrionale per l’uva durante il Medioevo era circa 500km a nord delle attuali aree vinicole commerciali in Francia e Germania”, spiega ancora Maunder.
“Il Periodo Caldo Medievale, iniziato un secolo prima in Asia, ha beneficiato anche il resto del globo. Dal IX al XIII secolo, l’agricoltura si diffuse nelle parti settentrionali della Russia. In Estremo Oriente, gli agricoltori cinesi e giapponesi migrarono a nord in Manciuria, nella valle dell’Amur e nel nord del Giappone. I vichinghi fondarono colonie in Islanda e Groenlandia, allora in realtà verdi”.
“L’indagine sistematica di una possibile anomalia climatica medievale – specialmente in Europa – era inizialmente il campo della climatologia storica. Molto prima dell’inizio delle misurazioni strumentali, è stato possibile tracciare una registrazione dei cambiamenti climatici da documenti storici e reperti archeologici, portando a conclusioni sulle condizioni climatiche e sulle loro conseguenze. Pertanto, per il periodo dal 1300 circa, ci sono resoconti storici ragionevolmente completi del clima estivo e invernale. È stato attraverso il lavoro pionieristico in questo campo, del climatologo britannico Hubert Lamb e dello storico francese Emmanuel Le Roy Ladurie, che sono state fornite le prime panoramiche complete delle temperature più elevate e dei contesti sociali per il Nord Atlantico e l’Europa”, continua John Maunder.
“La definizione “Periodo Caldo Medievale” è stata quindi principalmente influenzata dal lavoro di Hubert Lamb dell’Università dell’East Anglia negli anni ’60 e successivamente adottata da altri campi di ricerca. Lamb lo definì un riscaldamento globale, che affermò a livello regionale con un aumento fino a 1-2°C e il cui picco sospettava fosse tra gli anni 1000 e 1300. Lamb trovò evidenze di tale riscaldamento, specialmente intorno al Nord Atlantico, mentre c’erano indicazioni di temperature relativamente basse per il Pacifico settentrionale all’incirca nello stesso periodo. Come causa, ipotizzò spostamenti del vortice polare artico”, conclude Maunder.
Il Periodo Caldo Medievale e i modelli climatici
Il Periodo Caldo Medievale è molto importante quando si parla di riscaldamento globale. Infatti, è dimostrato che i modelli climatici – sulla base dei quali viene sostenuta l’influenza dell’uomo sulle temperature globali – “falliscono nel riprodurre il riscaldamento del periodo tra X e XIII secolo e in generale i periodi caldi del passato”, come sostenuto dal climatologo Nicola Scafetta. Inoltre, i modelli mostrano un trend di riscaldamento nettamente superiore alle osservazioni.
“L’IPCC, il Gruppo Intergovernativo sul Cambiamento Climatico dell’ONU, che fa dell’impatto antropico sul riscaldamento globale un dogma, ha di fatto cancellato la verità storica del Periodo Caldo Medievale, declassandolo a fenomeno locale”, aveva spiegato in precedenza Uberto Crescenti, Professore emerito di geologia applicata, Università G. D’Annunzio, Chieti-Pescara, già Rettore del suo ateneo nonché Presidente della Società Geologica Italiana. Sul motivo dietro tale declassamento, Crescenti aveva aggiunto: “perché ha sempre detto che se la temperatura aumentasse più di 2°C rispetto all’attuale, ci sarebbero conseguenze devastanti e irreversibili, tipo lo scioglimento dei ghiacci della Groenlandia o altre amenità; e in Pianura Padana ci si sposterebbe in gommone. In realtà periodi più caldi dell’attuale si sono già manifestati: i ghiacciai si sono ritirati, ma non si è sciolta la Groenlandia, e neppure l’Antartide. La catastrofe non si è verificata”.
