Orsa Amarena, confermato un solo colpo ma dall’esame necroscopico emerge un altro particolare

In passato, avevano già sparato all’orsa Amarena ma solo a pallini: ora sarà decisiva la perizia balistica per ricostruire l’accaduto
MeteoWeb

L’esame necroscopico, eseguito presso il dipartimento di medicina veterinaria dell’Università degli studi di Teramo, ha accertato che l’orsa Amarena è morta per un solo colpo di fucile calibro 12 che ha perforato i polmoni. Confermata la morte lenta per dissanguamento: il colpo ha compresso irrimediabilmente tutti gli organi interni, provocando una inevitabile emorragia interna. Morte lenta che Amarena ha tentato di combattere alzandosi più volte da terra inutilmente. Gli accertamenti medico-legali confermano i sospetti delle guardie parco, quando nella notte tra 31 agosto e venerdì 1 settembre sono intervenuti nell’abitazione dell’indagato (Andrea Leombruni di 56 anni, di San benedetto dei Marsi) dopo aver sentito la fucilata.

Ma dall’esame necroscopico è emerso anche un altro particolare: l’orsa Amarena era stata colpita altre volte in passato. Non da proiettili ma da pallini sparati da qualcuno che la voleva lontana dalla propria abitazione o da un pollaio. Gli spari di ‘avvertimento’, in sostanza di allontanamento, che nel passato avevano attinto l’orsa sono un fatto abbastanza comune nelle terre dei parchi: già l’orso Stefano che fu ucciso in Molise nel 2013 presentava le stesse ferite, ossia un connubio di avvertimenti e una fucilata successiva mortale.

Ora la vicenda passa nelle mani del perito balistico Paride Minervini per la ricostruzione della dinamica e la comparazione con quanto raccontato dall’indagato. Gli ambienti giudiziari fanno infatti capire che la ricostruzione della dinamica dello sparo è cruciale per definire le responsabilità di Leombruni, dalla tempistica alla scelta dell’arma e del proiettile, passando per la distanza, e la traiettoria, la chiusura del cancello di casa per ‘bloccare’ l’orsa.

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