Il 10 gennaio del 49 a.C. Giulio Cesare attraversa il Rubicone

Il Rubicone era un fiume sacro e varcarlo in armi era considerato un atto di guerra
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Il 10 gennaio del 49 a.C., Giulio Cesare attraversò il fiume Rubicone, un confine politico tra la Gallia Cisalpina e la penisola italiana. Questo atto segnò l’inizio delle guerre civili romane e la fine della Repubblica Romana. Cesare era stato governatore della Gallia Cisalpina dal 58 a.C. e aveva ottenuto molti successi militari. Nel 50 a.C., chiese al Senato di potersi candidare al consolato in absentia, ma la sua richiesta fu respinta.

Cesare era convinto che il suo rifiuto fosse ingiusto e che fosse un tentativo da parte del Senato di privarlo del suo potere. Decise quindi di marciare su Roma con il suo esercito. Il Rubicone era un fiume sacro e varcarlo in armi era considerato un atto di guerra. Cesare sapeva che il suo atto avrebbe avuto conseguenze di vasta portata, ma era determinato a difendere i suoi diritti.

Secondo il racconto di Svetonio, prima di attraversare il fiume, Cesare esitò per un momento. Poi, si voltò verso i suoi uomini e pronunciò la frase “Alea iacta est” (“Il dado è tratto“).

Cesare e il suo esercito attraversarono il Rubicone il 10 gennaio del 49 a.C. Il Senato romano lo dichiarò hostis rei publicae, un nemico dello Stato. Le guerre civili romane durarono per circa 4 anni e si conclusero con la vittoria di Cesare, che divenne dittatore a vita e fu infine proclamato imperatore. La sua ascesa al potere segnò la fine della Repubblica Romana e l’inizio dell’Impero Romano.

L’attraversamento del Rubicone da parte di Cesare è uno degli eventi più importanti della storia romana. È considerato un momento di svolta nella storia dell’Impero Romano e ha ispirato molti scrittori e artisti nel corso dei secoli.

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