Energia solare spaziale: la rivoluzione direttamente dalle Stelle

L'umanità potrebbe essere sulla soglia di una nuova era nell'approvvigionamento energetico
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L’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA) aveva predetto il dominio futuro dell’energia solare spaziale, e i recenti dati del 2022 confermano questa profezia. La generazione fotovoltaica globale ha sperimentato un aumento senza precedenti del 26%, superando tutte le altre fonti rinnovabili. Ma cosa succederebbe se portassimo l’energia solare spaziale letteralmente alle stelle? L’idea di centrale solare orbitale, conosciuta come space-based solar power (SBSP), sta guadagnando terreno e potrebbe rivoluzionare il settore energetico globale.

Vantaggi e sfide della tecnologia SBSP

Il successo dell’energia solare spaziale risiede nella sua capacità di risolvere alcune delle sfide associate ai tradizionali impianti fotovoltaici a terra. La posizione nello spazio solare permette ai pannelli fotovoltaici nello spazio di essere esposti quasi continuamente al Sole, garantendo un flusso costante di energia. Questo approccio potrebbe superare sia l’eolico che l’idroelettrico, anticipando addirittura il carbone entro il 2027, secondo le previsioni dell’IEA.

Tuttavia, nonostante i vantaggi, la tecnologia SBSP presenta alcune sfide significative. La degradazione dei pannelli solari nello spazio a causa delle aspre condizioni dello spazio solare richiede una manutenzione frequente o addirittura la sostituzione. Inoltre, l’impatto ambientale e le emissioni dovute ai lanci spaziali sollevano preoccupazioni valide.

Esperimenti e progressi tecnologici

Nonostante le sfide, alcuni esperimenti dimostrano che l’energia solare dallo spazio può diventare realtà. Il California Institute of Technology (Caltech) ha recentemente annunciato il trasferimento di energia solare dallo spazio alla Terra in modalità wireless, attraverso il prototipo Maple. Anche la Xidian University in Cina ha testato un modello per convertire la luce solare in microonde e trasformarla in elettricità.

Il Giappone, l’India e l’Unione Europea sono attivi nella ricerca dell’energia solare spaziale. L’Agenzia Spaziale Europea ha avviato il programma Solaris per sviluppare questa tecnologia entro il 2025, mentre l’azienda cinese Longi ha annunciato piani per inviare i propri pannelli solari nello spazio per studiarne le performance.

Il ruolo di SpaceX e Blue Origin

Le aspre condizioni dello spazio solare richiedono mezzi di trasporto affidabili per portare pannelli solari spaziali e attrezzature in orbita. SpaceX, con il suo Falcon Heavy, e Blue Origin, con il New Glenn, si propongono di essere protagonisti in questa rivoluzione. Nonostante le emissioni associate ai lanci spaziali, l’utilizzo di veicoli per carichi pesanti potrebbe ridurre significativamente il numero di invii e quindi le spese associate.

Sostenibilità ambientale e nuove preoccupazioni

Sebbene l’energia solare orbitale sembri promettente, non possiamo ignorare l’impatto ambientale del fotovoltaico tradizionale a terra. La produzione di pannelli solari spaziali richiede una considerevole quantità di energia, spesso alimentata da fonti fossili nelle fabbriche cinesi.

Inoltre, il trasferimento di energia attraverso fasci di microonde solleva preoccupazioni di sicurezza. È essenziale regolare attentamente la densità di potenza del fascio per evitare danni a qualsiasi cosa si trovi sul suo percorso.

L’elettricità sostenibile

L’energia solare orbitale rappresenta un passo audace verso un futuro sostenibile. Sebbene le sfide siano evidenti, i progressi tecnologici e l’impegno delle principali organizzazioni spaziali e aziende private suggeriscono che questa visione futuristica potrebbe diventare realtà più presto di quanto pensiamo. L’umanità potrebbe essere sulla soglia di una nuova era nell’approvvigionamento energetico, abbracciando il potenziale delle stelle per alimentare il nostro pianeta.

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