Fisica: addio a Norman Ness, pioniere dell’esplorazione del Sistema Solare

Norman Ness si è spento a 90 anni: lavorò, in modo pioneristico, a ciò che oggi è conosciuto come meteorologia spaziale
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Addio al fisico statunitense Norman Frederick Ness, uno dei pionieri nello studio del campo magnetico nell’esplorazione spaziale. Ness, Professore emerito dell’Università di Delaware (USA), è morto all’età di 90 anni nella sua casa di Venice, in Florida, lo scorso 4 dicembre. Ma solo oggi è arrivato l’annuncio dall’Accademia Nazionale dei Lincei, di cui Ness era socio straniero della classe di scienze Fisiche, Matematiche e Naturali nella Categoria Astronomia, Geodesia, Geofisica e applicazioni. “Il suo contributo alla comprensione dei campi magnetici e dei plasmi spaziali e il suo costante impegno nell’indagine scientifica hanno ispirato innumerevoli ricercatori, anche in Italia, e plasmato il corso del progresso scientifico e tecnologico nell’esplorazione del Sistema Solare“, si legge nel comunicato di cordoglio diffuso dai Lincei.

Norman Ness era nato il 15 aprile 1933 a Springfield, nel Massachusetts. Dopo aver completato il suo Bachelor of Science in Geofisica presso il Massachusetts Institute of Technology nel 1955, intraprese un percorso di dottorato presso la stessa istituzione, conseguendo il dottorato in Geofisica nel 1959. Entrò nella neonata National Aeronautics and Space Administration (NASA) nel 1960 e lavorò al Goddard Space Flight Center come ricercatore post-dottorato. L’esperienza di Ness negli studi del magnetismo eliofisico e planetario lo ha portato in prima linea nella neonata esplorazione spaziale. Il suo contributo alla serie di dieci satelliti Interplanetary Monitoring Platform (Imp), lanciati tra il 1962 e il 1973, fu rivoluzionario.

A questi anni, risale il forte legame con l’Italia ed in particolare con il Professore Franco Mariani che contribuì alla nascita del gruppo romano di Fisica Spaziale, inizialmente presso l’Istituto Plasma Spazio del Cnr e poi presso il Dipartimento di Fisica dell’Università di Roma Tor Vergata.

Ness, in qualità di Principal Investigator per gli esperimenti con magnetometri delle missioni Imp, rivoluzionò la nostra comprensione del campo magnetico terrestre e delle sue interazioni con il vento solare lavorando, in modo pioneristico, a ciò che oggi è conosciuto come meteorologia spaziale (Space Weather).

L’attività nell’esplorazione planetaria

Negli anni ’70, Ness entrò nel programma statunitense di esplorazione planetaria, avventurandosi nello studio dei campi magnetici planetari, da Mercurio fino ai giganti gassosi oltre Marte. I suoi esperimenti tecnologicamente rivoluzionari, a bordo di sonde come Pioneer 11 e Voyager 1 e 2, hanno svelato i campi magnetici di Saturno, Urano e Nettuno, rivelando gli intricati meccanismi che modellano il magnetismo di questi pianeti e la loro interazione con il campo magnetico interplanetario modulato dal vento solare e dall’attività della nostra stella. La sua esperienza a livello mondiale nella progettazione e realizzazione di esperimenti di misura del campo magnetico su satelliti in orbita circumterrestre e interplanetaria costituisce l’aspetto più rilevante del contributo di Ness alla ricerca spaziale.

Norman Ness ha guidato anche il Laboratory of Extraterrestrial Physics della NASA dal 1966 al 1986. Sotto la sua guida, il laboratorio progredì, promuovendo ricerche all’avanguardia nell’ambito della fisica dei plasmi e delle atmosfere planetarie e dell’astronomia infrarossa e radio. Nel 1987, Ness divenne Presidente del Bartol Research Institute presso l’Università del Delaware dove ha continuato a ispirare e guidare giovani ricercatori.

I riconoscimenti

Numerosi i riconoscimenti ottenuti nel corso della sua carriera, tra cui l’ingresso nel 1983 nella National Academy of Science, la prestigiosa medaglia NASA Distinguished Service, la medaglia John A. Fleming dell’Unione geofisica americana, il GSFC Lindsay Memorial Award, lo U.S. National Space Club Science Award e il premio 1992 della Società geofisica tedesca, anno in cui è nominato accademico dei Lincei. L’eredità di Norman Ness, conclude l’Accademia dei Lincei, “rimarrà per sempre impressa negli annali dell’esplorazione spaziale, a testimonianza della sua dedizione alla ricerca scientifica, libera da barriere culturali e da ogni conformismo accademico, della sua genialità e voglia di conoscenza”.

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