Terremoti: la magnitudo tra scala Richter, intensità Macrosismica e la necessità di nuovi standard

Terremoti, il dibattito sulla validità scientifica dei valori intermedi di intensità macrosismica solleva questioni centrali in merito agli standard e alle metodologie nella misurazione sismica
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L’esplorazione della complessità intrinseca dei terremoti richiede un’analisi attenta delle scale sismiche, fondamentali strumenti per misurare e comprendere la portata di questi fenomeni naturali. Immergiamoci nella dettagliata esplorazione delle scale per misurare i terremoti, sia continue che discrete, ponendo particolare attenzione sulla scala di Richter e sulla scala Mercalli. L’obiettivo è chiarire non solo le applicazioni di entrambe le scale, ma anche mettere in luce le criticità storiche che hanno caratterizzato il dibattito all’interno della comunità scientifica. Quest’analisi si basa sulle rilevanti contribuzioni di Giuliano F. Panza. Tra le sue opere di spicco, emerge lo studio dal titolo “A proposito di Intensità macrosismica e Magnitudo“, il quale ha fornito un significativo contributo al dibattito scientifico sulla misurazione sismica.

Richter: la magnitudo e le scale continue

Nel tentativo di misurare l’entità dei terremoti, troviamo impiegate sia scale discrete che continue, entrambe legate all’ampiezza e alla durata del treno d’onde. Le scale continue, come le diverse Magnitudo (M), sono un cardine nell’analisi sismica. La Magnitudo, introdotta da Richter nel 1935 con l’obiettivo di fornire rapidamente informazioni alla stampa riguardo all’entità dei terremoti, si basa principalmente sulla registrazione strumentale dell’evento.

Intensità macrosismica

Una chiara distinzione emerge tra queste scale e le scale discrete dell’Intensità macrosismica, che si concentrano sulla valutazione degli effetti, inclusi i danni causati al costruito e al paesaggio.

Le intensità epicentrali, misurate nelle immediate vicinanze dell’epicentro, forniscono ulteriori dettagli sull’impatto locale. In particolare, le scale d’Intensità macrosismica, come la scala Mercalli e le sue varianti, suddividono gli effetti in gradi e discreti, accentuando la loro natura distinta attraverso l’uso di numeri ordinali e numeri romani.

L’uso di valori intermedi nell’intensità macrosismica

Il dibattito scientifico che circonda la misurazione dell’Intensità macrosismica, pone un’attenzione particolare al ruolo dei valori intermedi. Questi valori, emersi successivamente alla definizione delle scale macrosismiche negli anni ’70, sono stati oggetto di discussione intensa all’interno della comunità scientifica. La loro popolarità, tuttavia, è accompagnata da una fondamentale domanda: in che misura rispecchiano la realtà dei terremoti e quanto contribuiscono alla comprensione accurata degli effetti sismici?

Questo dibattito assume particolare rilevanza quando consideriamo la scala macrosismica europea EMS98.

La scala macrosismica europea EMS98

La scala macrosismica europea EMS98 è concepita per valutare l’intensità sismica nell’ambito europeo. Tale scala, pur intraprendendo la nobile missione di fornire una misura precisa degli eventi sismici, è soggetta a un esame critico, specialmente in relazione all’incorporazione di valori intermedi di Intensità macrosismica.

L’introduzione, a opera di Karnik & Algermissen (1978), di un presunto “errore minimo” di mezzo grado assegnabile a una misura di Intensità macrosismica è stata una mossa non priva di arbitrio. Si noti che questa quantità, arbitrariamente definita, manca di specificità nelle scale macrosismiche tradizionali, le quali generalmente iniziano dal livello “I – impercettibile“. Questo approccio, pur se introdotto in modo arbitrario, solleva una discussione critica sulla precisione delle misurazioni, soprattutto quando si tiene conto della rappresentazione logaritmica.

EMS98, benché orientata verso l’obiettivo di fornire una valutazione uniforme della magnitudo dei terremoti in Europa, si trova ad affrontare la complessa sfida di garantire precisione e coerenza nelle misurazioni, ancorate ai fondamenti scientifici.

In questo scenario, emerge con chiarezza l’esigenza di un’analisi più penetrante e di una riflessione critica sull’impiego di valori intermedi.

Il Dibattito Scientifico e la Necessità di Standard Coesi

Il dibattito sulla validità scientifica dei valori intermedi di Intensità macrosismica solleva questioni centrali in merito agli standard e alle metodologie nella misurazione sismica.

Questa discussione mette in luce la mancanza di una definizione chiara e universalmente accettata per gli “errori minimi” nei valori intermedi, sollevando interrogativi sulla coerenza e sulla comparabilità delle misurazioni. L’incertezza associata mina la robustezza della ricerca sismica e sottolinea la necessità di standardizzazione nelle metodologie di misurazione.

Inoltre, nel contesto di questa discussione scientifica, sorge la rilevante considerazione del ruolo delle scale sismiche nella comunicazione pubblica. La comprensione e l’accettazione pubblica delle scale sono essenziali per una gestione efficace dei rischi e una risposta pronta a eventi sismici. La scala di Richter, nata per fornire informazioni rapide alla popolazione californiana, è diventata un elemento chiave della comunicazione sismica. Tuttavia, l’evoluzione delle scale e l’inclusione di valori intermedi devono essere gestite con attenzione per evitare confusione e incertezza nel pubblico.

Nel panorama scientifico e nella comunicazione pubblica, la necessità di standard rigorosi e coesi nelle scale sismiche diventa sempre più evidente. Solo attraverso un approccio unificato e ben definito possiamo garantire una valutazione accurata e affidabile degli eventi sismici, contribuendo così sia alla ricerca scientifica che alla sicurezza pubblica, come afferma il prof. G. Panza.

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