Paura in Emilia, forte terremoto avvertito a Parma e Reggio | DATI e MAPPE

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Una forte scossa di terremoto è stata avvertita alle 13:06 a Parma e Reggio Emilia. Secondo i dati INGV si è trattato di un evento magnitudo ML 4.2, avvenuto a 5 km Nord/Est da Calestano (Parma) ad una profondità di 21 km. Non si hanno al momento notizie di danni a persone o cose. Dal 7 febbraio nella zona è in corso uno sciame sismico con oltre un centinaio di scosse ed epicentro localizzato in particolare tra Langhirano e Calestano.

La circolazione ferroviaria è stata sospesa in via precauzionale dalle 13:30 tra Fornovo e Borgo Val di Taro, nel Parmense, sulla linea Pontremolese (Parma-La Spezia), per effettuare verifiche tecniche a seguito della scossa di terremoto. Come riporta il sito di Trenitalia – che sta attivando un servizio sostitutivo di autobus – è stato richiesto l’intervento dei tecnici per consentire la regolare ripresa del traffico sui binari. A seguito della sospensione i treni Regionali possono registrare ritardi e subire cancellazioni o limitazioni di percorso.

A seguito dell’evento sismico registrato alle ore 13:06 di oggi, 9 febbraio, in provincia di Parma dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, con magnitudo 4.1, la Sala Situazione Italia del Dipartimento della Protezione Civile si è messa in contatto con le strutture locali del Servizio Nazionale della protezione civile“, viene spiegato in una nota. “La scossa è stata avvertita dalla popolazione ma dalle prime verifiche al momento NON risulterebbero danni a persone o cose“.

Forte terremoto avvertito a Parma e Reggio Emilia, l’analisi INGV della sequenza sismica

Dal 7 febbraio 2024 la Rete Sismica Nazionale INGV “sta registrando una serie di eventi sismici localizzati in provincia di Parma in particolare nei comuni di Langhirano, Calestano, Fornovo di Taro. Alle ore 13:06 italiane è stato registrato un evento di magnitudo Mw 4.2, con epicentro nei pressi Calestano“, spiegano gli esperti INGV in un approfondimento. “Al momento (aggiornamento 9 febbraio ore 14:00) sono stati registrati 121 terremoti con una magnitudo massima pari a 4.2. Le profondità ipocentrali sono mediamente intorno a 18-20 km, con eventi che raggiungono profondità anche maggiori. Finora i terremoti di magnitudo maggiore si sono verificati nel pomeriggio del 7 febbraio (Mw 3.4) , nella scorsa notte (ML 3.4) e alle ore 13:06 di oggi 9 febbraio (Mw4.2)“.

L’area interessata dalla sequenza in corso “ha una sismicità storica ben conosciuta e nella quale è possibile riconoscere eventi con caratteristiche simili, anche se hanno avuto magnitudo più elevate. Un terremoto ben documentato è senz’altro quello del 4 marzo 1898, con una magnitudo stimata pari a 5.4, e che produsse effetti fino al grado 7-8 MCS in due località (Mattaletto e Vidiana) e del 7 grado MCS in otto località tra le quali Langhirano. La scossa fu avvertita in gran parte del nord Italia; le cronache del tempo ci dicono che a nord la scossa fu avvertita nelle province di Belluno, Sondrio e Como, a sud in provincia di Firenze, Pistoia e Pisa; a ovest nelle provincie di Savona e di Alessandria; infine a est la scossa fu sentita debolmente fino in Veneto, nelle provincie di Venezia e Padova. L’ampia area di risentimento fa pensare che la profondità ipocentrale fosse rilevante“.

Venendo a tempi più recenti, “altri terremoti nell’area, sempre con profondità ipocentrale intorno ai 20 km (come la sequenza in atto), si ricorda quello del 9 novembre 1983, avvenuto tra Parma e Langhirano, di magnitudo Mw 5.0 e profondità di 18 km, che ha prodotto effetti fino al grado 7 MCS nella città di Parma, e soprattutto quello del 23 dicembre 2008, localizzato poco a sudest della sequenza attuale (zona epicentrale Neviano Degli Arduini), di magnitudo 5.4 e con caratteristiche simili ai terremoti di questi giorni. Questo evento ha avuto profondità ipocentrale pari a 23 km e meccanismo focale di faglia inversa. Anche questo evento produsse effetti fino al grado 7 MCS in una località (Poggio di Sant’Ilario) e pari al grado 6 in diverse località“.

Come riportato per altre situazioni analoghe, “sequenze di questo tipo sono comuni nell’Appennino settentrionale, così come in molte altre regioni d’Italia. Statisticamente, la maggior parte di esse termina dopo pochi giorni o qualche settimana, ma in alcuni casi possono durare più a lungo, soprattutto nei casi in cui si manifesti un terremoto più forte. L’area interessata dall’attuale sequenza è posta in una fascia a pericolosità sismica media e non è distante dalle zone dell’Appennino settentrionale caratterizzate da pericolosità molto alta, come quelle della Val di Taro e della Garfagnana. Ricordiamo infine che la collocazione in una zona a pericolosità media o moderata non significa che non ci si debba aspettare forti scuotimenti in quell’area, ma che questi saranno meno frequenti nel lungo termine rispetto alle aree ad alta pericolosità,” conclude l’INGV.

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