La tragedia che nelle scorse ore si è consumata sulle Alpi svizzere, dove 5 alpinisti sono morti e uno risulta ancora disperso, fa venire in mente quella del 2018. Il 29 aprile di sei anni fa, persero la vita sette scialpinisti in una tempesta di neve nella zona della Pigna d’Arolla. Tra di loro vi erano anche i bolzanini Elisabetta Paolucci (44 anni), Marcello Alberti (53) e la moglie Gabriella Bernardi (52).
Gli scialpinisti del gruppo, dieci in tutto, avevano perso la traccia a causa della bufera. Si erano fermati ad appena 550 metri dal rifugio Cabanes des Vignettes, dove avrebbero trovato la salvezza. “Un evento molto simile, quasi nello stesso luogo. Una tragedia“, dice Luciano Cattori, uno dei tre sopravvissuti, alla testata svizzera “20 Minuten”. Scavare una buca per mettersi al riparo fu impossibile perché la neve era ghiacciata, ricorda ancora.
Il suo gruppo partì con tempo soleggiato e fu sorpreso da un rapido fronte di maltempo. Questa volta invece – evidenza lo svizzero – la perturbazione era stata annunciata. “È stata sicuramente una decisione sbagliata partire quando nevicava“, aggiunge.
Nel 2020, l’appassionato di montagna ha ripetuto il percorso in compagnia di suo figlio. “Quando mi sono fermato in quel punto, sopra il rifugio, le emozioni furono molte“, confessa.



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