Iran: il Capo di Stato Maggiore racconta l’incidente del Presidente

"Ci siamo accorti, però, che il nostro pilota stava facendo un'inversione a U all'improvviso, quindi gli ho chiesto perché"

In una recente intervista, il capo di stato maggiore dell’esercito iraniano ha fornito una dettagliata testimonianza riguardo all’incidente occorso all’elicottero del presidente iraniano. Questo incidente, avvenuto durante un volo verso la miniera di rame di Sungun, ha sollevato numerose domande sulle circostanze e le cause che hanno portato alla scomparsa dell’elicottero presidenziale. La trascrizione completa dell’intervista offre uno sguardo approfondito su ciò che è accaduto, mettendo in luce le dinamiche del volo e le operazioni di ricerca e soccorso che ne sono seguite.

L’inizio del volo

Dopo la preghiera di mezzogiorno siamo partiti in direzione di Tabriz. Il tempo era sereno, non c’erano condizioni meteorologiche di cui preoccuparsi. Dopo mezz’ora di volo, prima di raggiungere la miniera di rame di Sungun, c’era una piccola macchia di nuvole“. L’intervistatore, desideroso di chiarire le condizioni atmosferiche, chiede: “Quindi, non c’era nebbia?”. Risponde il capo di stato maggiore: “Niente affatto. C’era nebbia a terra, ma non in aria dove avanzavamo con gli elicotteri. Tuttavia, in una piccola area circoscritta c’era una piccola macchia di nuvole sopra una roccia. In termini di altezza, questa nuvola era alla stessa altezza del nostro volo“. Questa descrizione iniziale chiarisce che le condizioni di volo erano generalmente buone, con solo una piccola area di nuvole che sembrava innocua.

L’ordine del comandante della flotta

A questo punto dell’intervista, il capo di stato maggiore descrive una svolta critica nel volo: “È stato a quel punto che il pilota dell’elicottero, ora deceduto, che era anche il comandante della flotta, ha ordinato agli altri piloti di salire sopra le nuvole. Eravamo il terzo pilota, dietro l’elicottero del presidente. Siamo arrivati sopra le nuvole, abbiamo avanzato per circa 30 secondi. Il nostro pilota si è reso conto all’improvviso che mancava l’elicottero principale che trasportava il presidente“. Questa affermazione mette in evidenza un momento di emergenza e confusione, dove la decisione del comandante di salire sopra le nuvole ha portato a una perdita di contatto visivo con l’elicottero presidenziale.

Mancanza di visibilità

L’intervistatore chiede ulteriori dettagli sulla perdita di contatto visivo: “Non ha più visto l’elicottero dopo essere saliti?” La risposta del capo di stato maggiore è chiara e preoccupante: “Sì, esattamente, dopo essere saliti sopra le nuvole non abbiamo visto l’elicottero principale. L’ascesa in sé non è stata difficile o dura. A volte, quando usiamo l’aereo, sentiamo delle turbolenze, ma questa volta all’interno dell’elicottero, durante l’ascesa, non abbiamo sentito nulla. E dopo che siamo saliti non c’erano altre nuvole.” Questa descrizione evidenzia che, nonostante la manovra sembrasse sicura e priva di complicazioni, l’elicottero presidenziale è scomparso senza lasciare tracce evidenti, suggerendo un problema improvviso e inaspettato.

Condizioni meteorologiche

L’intervistatore continua a indagare sulle condizioni meteorologiche e sulla presenza di eventuali avvisi: “Quindi, oltre a questo, non c’erano previsioni meteorologiche che menzionassero eventuali minacce temporalesche che rendessero pericoloso il viaggio?” La risposta del capo di stato maggiore è negativa: “No, non ce n’erano.” Questo dettaglio aggiunge un ulteriore elemento di mistero all’incidente, suggerendo che le condizioni meteorologiche non erano state indicate come pericolose, e quindi l’evento che ha portato alla scomparsa dell’elicottero deve essere stato estremamente imprevedibile.

L’inversione di rotta

Poco dopo riuscivamo a vedere sotto di noi e non c’erano più nuvole e siamo arrivati nella zona della miniera di rame. Ci siamo accorti, però, che il nostro pilota stava facendo un’inversione a U all’improvviso, quindi gli ho chiesto perché. Mi ha risposto che uno dei nostri elicotteri era scomparso. La nostra valutazione è che avesse effettuato un atterraggio di emergenza, perché non abbiamo più alcun contatto radio con lui. Quindi, gli ho chiesto quando è stato stabilito l’ultimo contatto. Il pilota ha risposto: ‘Un minuto e 30 secondi fa, quando il pilota ci ha detto di salire sopra le nuvole’. Il nostro pilota ha fatto il giro della zona un paio di volte, ma anche la zona con l’area nuvolosa era invisibile per noi ed era troppo rischioso entrarci dentro. Più volte non siamo riusciti a stabilire alcun contatto radio. Siamo stati costretti ad atterrare dopo 30 secondi presso la miniera di rame Sungun per indagare.” Questo passaggio descrive l’urgente necessità di investigare e la manovra di ritorno nella speranza di localizzare l’elicottero scomparso, enfatizzando la difficoltà delle operazioni di ricerca in una zona con visibilità limitata.

La comunicazione con i passeggeri

Durante il volo, il capo di stato maggiore e il suo team hanno cercato di mantenere contatti con i passeggeri: “Durante il volo abbiamo avuto continue telefonate con i passeggeri, tra cui la guardia del corpo, il signor Abdollahian, il governatore dell’Azerbaigian orientale e l’imam del venerdì di Tabriz. Tuttavia, abbiamo provato a chiamarli tutti senza fortuna.” Questa parte dell’intervista sottolinea l’ansia e la preoccupazione crescenti mentre i tentativi di comunicazione con i passeggeri a bordo dell’elicottero presidenziale fallivano ripetutamente, aggravando il senso di urgenza e l’angoscia della situazione.

Il contatto con l’Ayatollah Hashem

Dopo alcuni tentativi, chiamando il cellulare del capitano che accompagnava il presidente, qualcuno ha risposto. Era l’ayatollah Hashem, l’imam del venerdì di Tabriz. Ci ha detto che non si sentiva bene. Non ci ha detto niente di speciale. Gli ho chiesto cosa fosse successo esattamente. Ci ha detto che non sapeva cosa fosse successo, quando gli è stato chiesto dove si trovasse ha detto che non lo sapeva. Ha descritto solo ciò che poteva vedere, ci ha descritto ciò che aveva visto, ad esempio che era circondato da alberi. Gli ho chiesto delle condizioni degli altri, l’Ayatollah mi ha risposto che era solo e che non riusciva a vedere nessun altro, era solo.” Questo resoconto tragico e confuso evidenzia l’isolamento e la disorientazione vissuti dai sopravvissuti, e l’incapacità di fornire informazioni precise sul luogo e sulle condizioni degli altri passeggeri.

Operazioni di soccorso alla miniera di rame

La miniera di rame disponeva di buone strutture come ambulanze e veicoli necessari. “Abbiamo formato una squadra per andare a cercarli. Abbiamo anche chiesto aiuto immediato in caso di emergenza.” Questo passaggio finale descrive le immediate misure di risposta all’emergenza, evidenziando la rapidità e l’efficacia con cui le autorità hanno cercato di organizzare le operazioni di soccorso, sfruttando le risorse disponibili presso la miniera di rame. La presenza di strutture adeguate ha permesso di mobilitare rapidamente squadre di ricerca e soccorso, cruciali per affrontare situazioni di emergenza e aumentare le probabilità di trovare e soccorrere i sopravvissuti.