Naufragio Palermo, climatologo: “Mediterraneo hotspot climatico, in aumento trombe d’aria”

Il climatologo Sante Laviola: “il mare si sta riscaldando tanto, questo alimenta i sistemi temporaleschi”

‘Il Mediterraneo è un hotspot climatico, significa che rispetto ad altre zone del pianeta si sta riscaldando maggiormente ma soprattutto le accelerazioni climatiche che avvengono nel Mediterraneo raggiungono dei livelli di estremo superiori ad altri posti”. Lo ha detto all’Adnkronos Sante Laviola, climatologo del Cnr-Isac (Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima) di Bologna in merito al naufragio del veliero Bayesian a largo di Palermo.

Tutta la fenomenologia meteorologica nel Mediterraneo è amplificata rispetto ad altre zone che non sono hotspot climatici. In particolar modo, la temperatura dell’acqua, i primi 10 metri, si stanno riscaldando tanto negli ultimi anni. Il Cnr calcola che si misura un’anomalia termica di 4°C, come media annuale, dall’era pre-industriale. Tutto questo significa che l’evaporazione è maggiore nel Mediterraneo e quindi, essendo questa l’alimentazione dei sistemi temporaleschi, i sistemi temporaleschi sono fortemente alimentati per la temperatura più alta della superficie del mare. I sistemi temporaleschi si alimentano con l’aria umida, in particolare in questa stagione’‘, ha spiegato l’esperto.

Uno studio del Cnr ci dice che le trombe d’aria sono in aumento sia come numero sia come intensità. La tromba d’aria non è un fenomeno prettamente americano. Da tanti anni, in Italia registriamo trombe d’aria su terraferma o trombe marine, ma si osserva una intensificazione nel nostro Paese. Tutto questo è dovuto al fatto che viviamo immersi in un hotspot climatico”, ha concluso Laviola.

Mastronuzzi: “trombe marine in aumento e fanno sempre più danni”

Fenomeni del genere, più o meno intensi, sono stati tanti in questa estate. Negli anni precedenti, ce ne sono stati sempre ma la loro frequenza pare aumentata come sicuramente è aumentata la loro capacità di produrre danni”. Lo spiega Giuseppe Mastronuzzi, direttore del Dipartimento di Scienze della Terra e Geoambientali dell’Università di Bari, commentando il naufragio dello yacht Bayesan al largo di Palermo. All’origine del fenomeno, il riscaldamento della superficie marina.

Dal 1993 ad oggi, la sua temperatura media è aumenta di circa 0,4°C. Quest’anno, il Mar Mediterraneo ha raggiunto temperature veramente elevate: temperature di 28-30°C sono state registrate intorno alla penisola con picchi sino a 31°C” e “a fronte di un forte riscaldamento delle masse d’acqua superficiali corrisponde un riscaldamento della parte bassa della troposfera (la parte dell’atmosfera compresa sino a 9-14km di quota) – dice Mastronuzzi – Aria calda e umida che sale verso l’alto è soggetta di per sé a rotazione” e “nel caso in cui masse d’aria fredda artica scivolino verso le basse latitudini ad alta velocità sulle masse d’aria calda, le richiama verso l’alto, come in un caminetto. Si genera una circolazione ascendente ciclonica molto veloce. Le masse d’aria che si sollevano velocemente ruotano a circa 100km ma anche oltre”.

Fenomeni la cui frequenza “pare aumentata come sicuramente è aumentata la loro capacità di produrre danni a causa dell’elevata concentrazione di strutture realizzate lungo la costa esposte al loro impatto. L’affondamento dello yacht Bayesan e la perdita di vite umane è un triste corollario legato alla difficile gestione di questi fenomeni spesso improvvisi”, sottolinea l’esperto.

Per Mastronuzzi, non è poi da sottovalutare il rischio che si generino i ‘medicanes‘, cicloni mediterranei dai caratteri tropicali. “Fenomeni più ampi che si manifestano con temperature del mare superiori a 26°C, come grandi cellule cicloniche con raggi di decine di chilometri che generano mareggiate di forte intensità. Nel 2018 il ciclone Zorbas ha causato danni per milioni di euro lungo tutta la costa del Mar Ionio, dalla Puglia alla Sicilia”.

“Un rimedio certo nei confronti di questi fenomeni, che dobbiamo immaginare essere sempre presenti in futuro, è quello della corretta pianificazione territoriale e della gestione oculata della fascia costiera, Poi, se riuscissimo a ridurre l’effetto serra limitando l’immissione di gas nocivi… ma questa è un’altra storia”, conclude.