Rosetta, la missione ESA che ha lasciato il segno

Rosetta è stata la prima sonda a orbitare attorno a una cometa e la prima a far atterrare un modulo sulla sua superficie

Esattamente 10 anni fa, la sonda Rosetta arrivava sulla cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko, segnando un punto di svolta nella nostra comprensione delle comete e del Sistema Solare. Questa missione ambiziosa, che ha accompagnato una cometa nel suo viaggio verso il Sistema Solare interno, ha rivoluzionato il modo in cui sviluppiamo le missioni spaziali.

Rosetta è stata la prima sonda a orbitare attorno a una cometa e la prima a far atterrare un modulo sulla sua superficie. Il lander Philae ha campionato l’ambiente e scattato immagini ravvicinate, offrendo dettagli senza precedenti.

L’arrivo di Rosetta alla cometa 67P

Dopo un viaggio di dieci anni, nell’agosto 2014 Rosetta si è avvicinata finalmente alla cometa 67P. Il team si aspettava un nucleo a forma di patata, ma le immagini hanno rivelato qualcosa di completamente diverso: un corpo a due lobi. Ciò ha reso la missione ancora più affascinante e complicata, specialmente per il team di atterraggio di Philae.

Geraint Jones, che successivamente ha proposto la missione Comet Interceptor dell’ESA, ha ricordato (in un approfondimento dedicato alla missione) l’emozione di vedere per la prima volta la cometa su un giornale in Germania. Anche per la ricercatrice Charlotte Götz, che ha iniziato il suo dottorato quello stesso mese, l’arrivo di Rosetta ha segnato l’inizio di un periodo di intensa analisi dei dati.

Le prime scoperte scientifiche

Ci sono voluti vent’anni tra la progettazione di Rosetta e i primi risultati scientifici. Gli strumenti di bordo hanno iniziato a raccogliere dati già da una certa distanza dalla cometa. Nick Thomas, del team della fotocamera OSIRIS, ha ricordato l’emozione nel vedere le prime immagini dettagliate del nucleo.

Nonostante alcuni problemi, come il malfunzionamento parziale dello strumento MUPUS sul lander Philae, la missione ha fornito una mole di dati preziosi. Gli scienziati hanno scoperto che la cometa è ricoperta da una crosta di polvere che ne riduce l’attività e che il nucleo presenta una superficie sorprendentemente varia.

Un impatto duraturo

Le scoperte di Rosetta hanno cambiato la nostra visione del Sistema Solare. La sonda ha rivelato dettagli cruciali sulla formazione e sull’evoluzione delle comete. Ad esempio, la scoperta che la cometa 67P contiene gas nobili, suggerisce che alcune delle sostanze presenti nell’atmosfera terrestre provengono dalle comete.

Anche se la missione si è ufficialmente conclusa nel 2016, l’analisi dei dati continua. I ricercatori stanno ancora esaminando le misurazioni per comprendere meglio fenomeni come le aurore ultraviolette osservate sulla cometa.

Il futuro: Comet Interceptor e oltre

ESA sta già pianificando la sua prossima missione cometaria: Comet Interceptor. Questa missione mira a visitare una cometa dinamicamente nuova, mai passata vicino al Sole, per studiarne le caratteristiche intatte. Charlotte Götz ha sottolineato l’importanza di utilizzare più sonde per ottenere una visione tridimensionale del campo magnetico attorno a una cometa.

Le lezioni apprese da Rosetta stanno influenzando anche altre missioni dell’ESA, come Hera, destinata a studiare la difesa planetaria, e BepiColombo, in viaggio verso Mercurio.