“Con una media di quasi un incidente grave al giorno, ogni stagione estiva (ma anche invernale) viene ricordata come la “stagione nera della montagna” perché è pesante il bilancio degli incidenti che si verificano in quota nei quali sono coinvolti esperti frequentatori (ultimamente addirittura anche i professionisti della montagna – Guide Alpine con i loro clienti, Maestri di sci, Soccorritori alpini) e gitanti della domenica, sia nelle località dell’arco alpino, sia al Gran Sasso d’Italia che sull’Etna”. Lo afferma in una nota Paolo De Luca, Maestro di Sci e Accompagnatore di media Montagna (Guida Escursionistica).
“Molte tragedie si potrebbero evitare se gli escursionisti facessero più attenzione alle indispensabili norme di sicurezza: frequente è la sopravalutazione delle proprie capacità ed una scarsa valutazione del percorso che si vuole intraprendere e dei relativi rischi. Tutti questi incidenti si spiegano perché negli ultimi anni è aumentato il numero delle persone che frequentano la montagna con conseguente aumento del rischio che si verifichino incidenti. A ciò si aggiunge che la possibilità di contare sul soccorso gratuito (non in tutte le regioni della penisola) ha comportato l’avvicinamento all’ambiente montano di persone che si avventurano senza alcuna esperienza e molte volte spinti dall’obiettivo di superare sfide non in linea con le loro capacità”, continua De Luca.
“Ed ecco allora gli escursionisti bloccati in quota dal maltempo, spesso con abbigliamento inadeguato. Non è difficile, infatti, vedere persone con scarpe da ginnastica, pantaloncini corti e maglietta sui ghiacciai, contravvenendo alle basilari regole di sicurezza. Il video di un escursionista attualmente disperso sul Gran Sasso che indossa pantaloncini corti e felpa con temperatura sotto lo zero sulla vetta Orientale del Corno Grande a 3 mila metri di quota ha provocato molte reazioni: le immagini pubblicate dallo stesso escursionista su un canale social mostrano leggerezza e incoscienza nell’affrontare la montagna”, afferma ancora De Luca, che avanza le sue idee.
Le proposte
“Personalmente sono convinto che bisogna creare un deterrente per scoraggiare chi si avventura in quota senza la necessaria preparazione fisica tecnica e mentale con l’intento di salvare giovani vite umane. Da più fronti si invoca una legge in grado di arginare l’impennata degli incidenti in montagna. Attualmente, non esiste una normativa con regole specifiche per la sicurezza dell’alpinista, dell’escursionista, dello scialpinista, del ciaspolatore, del cercatore di funghi e, più in generale per chi pratica sport di avventura. A mio avviso si potrebbe modificare il decreto n. 40 del 28.02.2021 in materia di sicurezza nelle discipline sportive invernali estendendolo all’alpinismo, all’escursionismo, allo scialpinismo, al torrentismo e chi pratica mountain e – bike. Così come nell’attuale decreto legislativo si stabiliscono precise regole sulle piste da sci, anche in caso di escursioni e arrampicate è necessario fissare regole più stringenti”, afferma De Luca.
“Una soluzione potrebbe essere quella di stipulare una polizza assicurativa. Per queste attività sportive credo ci siano formule che coprono escursioni impegnative, discese fuori dalle aree attrezzate e, probabilmente anche salite sulle vie ferrate. Un valido deterrente sarebbe quello di far pagare al cittadino imprudente in emergenza le costose operazioni di salvataggio in montagna perché la comunità non può e non deve più farsi carico delle leggerezze degli irresponsabili. Un dato su tutti. Un minuto di volo di un elicottero medicalizzato di ultima generazione arriva a costare 200 euro”, propone De Luca.
“Se queste mie riflessioni, che sostengo da quando al mio indimenticabile caro papà Antonio negarono un trasporto urgente di cui necessitava a mezzo eliambulanza pubblica da un ospedale all’altro, non dovessero malauguratamente vedere la luce, allora perché non mutuare quella che è l’esperienza calcistica e ricorrere al DASPO sportivo? Introdotta con la legge del 1989, è una misura di prevenzione, comunemente conosciuta che prevede il divieto di accedere a manifestazioni sportive. Potrebbe essere ampliato il campo di applicazione alle attività di alpinismo, escursionismo e più in generale a tutti gli sport di avventura che, se praticati senza la dovuta preparazione e senza idonea attrezzatura, possono rivelarsi rischiose. Perché non proibire a chi è stato soccorso in montagna per pura imprudenza di farvi ritorno per un periodo di tempo determinato? E se il divieto viene violato? Anche in questo caso, come per il calcio, potrebbero ipotizzarsi conseguenze amministrative e penali. È una proposta complessa che richiede approfondimenti e riflessioni sotto molteplici profili ed è un dibattito che alla fine mi auguro orienti le scelte del legislatore verso la soluzione di un problema ormai purtroppo ricorrente”, conclude Paolo De Luca.



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