Mancano solo due giorni all’equinozio d’autunno e c’è grande fibrillazione in queste ore tra gli appassionati osservatori del cielo perché le aurore polari amano gli equinozi: i ricercatori lo chiamano “effetto Russell-McPherron“, di cui parleremo più avanti. In questo periodo dell’anno, si formano delle crepe nel campo magnetico terrestre, aprendo la porta alle tempeste solari. Anche un debole flusso di vento solare o un colpo di striscio di una CME possono innescare uno spettacolo particolarmente raro e affascinante.
Quest’anno l’equinozio d’autunno scoccherà domenica 22 settembre alle 14:43 ora italiana. Questo evento astronomico porterà con sé un aumento delle probabilità di aurore polari, grazie a un’intensa attività geomagnetica dovuta a recenti espulsioni di massa coronale (CME). Questi fenomeni solari possono interagire con il campo magnetico terrestre, generando spettacolari aurore, visibili non solo nelle regioni polari, ma anche a latitudini più basse in condizioni favorevoli.
In questo periodo dell’anno, l’equinozio ha un effetto particolare sul campo magnetico terrestre, rendendo più probabili tempeste geomagnetiche e aurore boreali. Le ultime previsioni del NOAA e di altri enti di monitoraggio spaziale indicano che l’attività solare potrebbe causare eventi visibili anche in regioni insolite come il Canada meridionale, gli Stati Uniti settentrionali e alcune parti dell’Europa centrale. L’attività geomagnetica durante questo periodo potrebbe raggiungere livelli moderati (indice Kp tra 4 e 6), rendendo le aurore osservabili in aree lontane dai poli.
Inoltre, settembre è un periodo particolarmente favorevole per l’osservazione delle aurore, grazie alle notti più lunghe e buie che seguono l’equinozio. Ovviamente gli osservatori più fortunati sono quelli che si trovano, o si recano, in aree con cieli limpidi e lontane dall’inquinamento luminoso.
Perché le aurore polari sono più frequenti durante gli equinozi: cos’è effetto Russell-McPherron
L’effetto Russell-McPherron è un fenomeno che spiega perché le tempeste geomagnetiche e le aurore polari sono più frequenti durante gli equinozi di primavera e autunno. Proposto dai fisici Christopher T. Russell e Robert L. McPherron nel 1973, questo effetto è legato all’allineamento stagionale tra il campo magnetico terrestre e il campo magnetico solare.
Durante gli equinozi, l’angolo di inclinazione dell’asse terrestre permette un’interazione più efficiente tra il campo magnetico terrestre e il vento solare. Questo allineamento facilita il trasferimento di energia dal vento solare alla magnetosfera terrestre, aumentando così la probabilità di tempeste geomagnetiche e di fenomeni come le aurore.
In pratica, quando il campo magnetico interplanetario (IMF) è orientato in modo opposto rispetto al campo magnetico terrestre, si crea una connessione magnetica più forte, che facilita l’ingresso delle particelle solari nella magnetosfera terrestre, scatenando tempeste geomagnetiche.





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