La simbiosi antica tra coralli e alghe: una relazione di 385 milioni di anni che riscrive la storia delle barriere coralline

Nonostante questa interazione vitale sia ben documentata nei coralli moderni, non era ancora chiaro se le forme estinte di coralli, come quelli che dominavano gli oceani durante il Paleozoico

Un recente studio pubblicato su Nature ha aperto una nuova finestra sulla storia dei coralli e dei loro simbioti, suggerendo che il rapporto tra questi organismi risale ad almeno 385 milioni di anni fa, nel periodo Devoniano. Questa scoperta ha implicazioni significative per la nostra comprensione degli ecosistemi corallini antichi e moderni, rivelando che la simbiosi tra coralli e organismi fotosintetici potrebbe essere molto più antica e diffusa di quanto si pensasse.

Coralli scleractiniani: l’evoluzione della simbiosi

Tutti i coralli moderni appartengono a un gruppo chiamato Scleractinia, che si è evoluto durante il periodo Triassico, circa 250 milioni di anni fa. I coralli sclerattiniani, che formano le attuali barriere coralline, hanno sviluppato la capacità di ospitare organismi simbiotici, noti come fotosimbionti, che vivono all’interno dei loro tessuti. Questi simbionti, principalmente alghe dinoflagellate del genere Symbiodinium, sono essenziali per la sopravvivenza dei coralli in acque povere di nutrienti, poiché svolgono un ruolo cruciale nel riciclo dei nutrienti. Attraverso il processo di fotosintesi, i fotosimbionti producono energia che viene condivisa con i coralli, consentendo loro di prosperare in ambienti che altrimenti sarebbero troppo ostili.

Nonostante questa interazione vitale sia ben documentata nei coralli moderni, non era ancora chiaro se le forme estinte di coralli, come quelli che dominavano gli oceani durante il Paleozoico, avessero instaurato relazioni simbiotiche simili. L’assenza di prove dirette ha lasciato aperta la questione se i coralli antichi potessero contare su simbionti per sopravvivere in condizioni marine sfavorevoli, o se la simbiosi fosse una caratteristica evolutiva più recente, sviluppatasi esclusivamente tra i coralli sclerattiniani.

Fossili e geochimica: uno sguardo al passato

Per rispondere a questa domanda, un team di ricercatori guidato da Jonathan Jung e Alfredo Martínez-García ha condotto uno studio approfondito su fossili di due gruppi estinti di coralli: i tabulati e i rugosi, i principali costruttori di barriere coralline durante il Devoniano. Utilizzando tecniche geochimiche avanzate, i ricercatori hanno misurato gli isotopi di azoto presenti nei fossili, un indicatore chiave per determinare se i coralli avevano simbionti fotosintetici.

Il metodo si basa sulla capacità dei fotosimbionti di alterare i cicli di nutrienti all’interno dei coralli ospiti. In particolare, la presenza di fotosimbionti influisce sui rapporti isotopici dell’azoto, permettendo ai ricercatori di distinguere tra coralli che si nutrivano principalmente attraverso la simbiosi fotosintetica e quelli che non avevano simbionti.

I risultati dello studio sono stati sorprendenti. I coralli tabulati esaminati mostravano chiare prove della presenza di simbionti fotosintetici, suggerendo che questi organismi avevano già sviluppato un rapporto simbiotico con alghe fotosintetiche nel Devoniano. Al contrario, la maggior parte dei coralli rugosi non presentava tali prove, suggerendo che questi ultimi si affidassero a strategie nutrizionali diverse, probabilmente basate su una dieta eterotrofa più tradizionale.

Implicazioni ecologiche e evolutive

Questa scoperta ha profonde implicazioni per la nostra comprensione degli ecosistemi marini antichi. La presenza di simbionti fotosintetici nei coralli tabulati del Devoniano indica che la simbiosi tra coralli e alghe non solo è un adattamento evolutivo molto antico, ma potrebbe aver giocato un ruolo cruciale nella formazione delle prime barriere coralline. Le barriere coralline moderne dipendono in gran parte dalla relazione simbiotica tra coralli e fotosimbionti per sopravvivere in acque tropicali povere di nutrienti. Il fatto che un meccanismo simile esistesse già milioni di anni fa suggerisce che la simbiosi abbia rappresentato una strategia evolutiva di successo per affrontare ambienti ostili anche in epoche geologiche remote.

I coralli rugosi, invece, rappresentano un caso a parte. La loro apparente mancanza di fotosimbionti suggerisce che fossero meno adattati a vivere in acque povere di nutrienti, e che potessero prosperare in ambienti più ricchi o attraverso modalità di nutrizione più diversificate. Questo potrebbe spiegare perché, nonostante il loro successo nel Paleozoico, i coralli rugosi si siano estinti alla fine del Permiano, mentre i loro parenti tabulati e, successivamente, i coralli sclerattiniani, siano riusciti a sopravvivere e a dominare gli ecosistemi marini.

Il mistero della simbiosi: perché alcuni coralli svilupparono simbionti e altri no?

Una delle domande più affascinanti sollevate da questo studio è perché solo alcuni gruppi di coralli antichi abbiano sviluppato relazioni simbiotiche con alghe fotosintetiche, mentre altri no. La risposta potrebbe risiedere nelle condizioni ambientali del Devoniano, un’epoca caratterizzata da significativi cambiamenti climatici e oceanografici. Le barriere coralline del Devoniano si formarono in mari relativamente poco profondi e tropicali, ambienti che favoriscono lo sviluppo di simbionti fotosintetici. Tuttavia, non tutte le regioni marine offrivano condizioni ottimali per la fotosintesi, e alcuni gruppi di coralli potrebbero aver trovato vantaggioso adottare altre strategie di sopravvivenza.

Un’altra ipotesi è che la presenza o assenza di fotosimbionti nei coralli antichi fosse influenzata dalla competizione per lo spazio e le risorse all’interno delle barriere coralline. I coralli con simbionti fotosintetici avrebbero avuto un vantaggio competitivo in acque povere di nutrienti, mentre quelli senza simbionti avrebbero potuto occupare nicchie ecologiche diverse, in ambienti più ricchi o a maggiori profondità.

Simbiosi e cambiamento climatico: una lezione dal passato

La scoperta di simbionti fotosintetici nei coralli del Devoniano offre anche spunti importanti per comprendere le sfide che i coralli moderni affrontano oggi, in un mondo colpito dai cambiamenti climatici. La simbiosi tra coralli e alghe fotosintetiche è un rapporto estremamente delicato, che può essere facilmente interrotto da stress ambientali come l’aumento delle temperature oceaniche. Quando i coralli sono esposti a temperature elevate per periodi prolungati, espellono i loro simbionti in un processo noto come sbiancamento, che può portare alla morte del corallo se le condizioni non migliorano.

Lo studio di simbiosi antiche come quella scoperta nel Devoniano può aiutare gli scienziati a capire meglio i meccanismi alla base della resistenza e della vulnerabilità dei coralli ai cambiamenti ambientali. Sebbene i coralli abbiano dimostrato una notevole capacità di adattamento nel corso di milioni di anni, l’attuale tasso di cambiamento climatico potrebbe rappresentare una sfida senza precedenti per la loro sopravvivenza.

Una storia di simbiosi lunga 385 milioni di anni

Lo studio di Jung, Martínez-García e colleghi rappresenta una pietra miliare nella comprensione della storia evolutiva dei coralli e della simbiosi. La scoperta che i coralli tabulati del Devoniano ospitavano fotosimbionti suggerisce che la simbiosi tra coralli e alghe fotosintetiche è una strategia evolutiva antica e di successo, che ha permesso ai coralli di prosperare in ambienti difficili per centinaia di milioni di anni.

Tuttavia, non tutti i coralli del passato adottarono questa strategia, e la diversità nelle modalità di nutrizione tra i coralli antichi può fornire indizi preziosi su come le diverse specie abbiano affrontato le sfide ecologiche del loro tempo. Mentre guardiamo al futuro incerto delle barriere coralline moderne, queste scoperte ci ricordano l’importanza di comprendere le interazioni complesse tra organismi e ambiente che hanno plasmato la vita sulla Terra per milioni di anni.