La stanchezza mentale prolungato può danneggiare aree del cervello fondamentali per l’autocontrollo, portando a comportamenti più aggressivi. È quanto emerge da uno studio condotto dagli scienziati della Scuola IMT Alti Studi di Lucca, pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences.
Il team di ricerca, guidato da Erica Ordali, ha coinvolto 44 individui in un esperimento che prevedeva attività fisiche stressanti della durata di un’ora. Durante lo studio, è stato esplorato il concetto di “deplezione dell’ego“, che descrive il processo in cui la forza di volontà si esaurisce a causa dell’uso continuato, portando a cambiamenti fisici nelle aree cerebrali responsabili delle funzioni esecutive.
Nel dettaglio, i ricercatori hanno osservato che la stanchezza mentale induce nel cervello un aumento delle onde EEG tipiche del sonno, localizzate nella corteccia frontale, la parte del cervello dedicata alla presa di decisioni.
Le teorie sull’esaurimento dell’ego sono state formulate all’inizio degli anni 2000, e sostengono che l’autocontrollo sia una risorsa cognitiva limitata: più lo si esercita, più esso si esaurisce. Numerosi studi precedenti hanno suggerito che la riduzione dell’autocontrollo porta a una diminuzione dell’empatia e, al contrario, favorisce comportamenti meno altruistici e più aggressivi.
Questo studio fornisce quindi nuove evidenze sulle connessioni tra l’affaticamento mentale e il cambiamento dei comportamenti individuali, con implicazioni che potrebbero rivelarsi cruciali per comprendere meglio i meccanismi psicologici alla base di alcuni comportamenti umani.


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