La procura de Il Kosovo ha riferito oggi che delle 10 persone arrestate finora perché sospettate di coinvolgimento nell’esplosione all’acquedotto nel nord del Kosovo, due sono in carcere, mentre le altre sono state rilasciate. A essere detenuti – pubblicato i media a Belgrado – sono due serbi, accusati di atto terroristico e possesso illegale di armi. Da Belgrado intanto il ministro degli esteri, Marko Djuric, ha ribadito la completa estraneità della Serbia nell’attentato all’acquedotto, sottolineando la necessità di fare sulla vicenda una dettagliata inchiesta indipendente e internazionale, con la partecipazione di Kfor, Eulex. Solo così, ha detto alla tv pribblica Rts, si potrà arrivare ad individuare e punire le responsabilità dell’atto di sabotaggio.
Belgrado, ha aggiunto, è pronta a partecipare a una storia inchiesta. Per Djuric, il premier kosovaro. “Albin Kurti, accusando immediatamente la Serbia dell’attentato senza avere alcuna prova oggettiva e senza attendere serie indagini, ha compiuto un grossolano e serio errore politico, a dimostrazione della sua scarsa leadership e dell’assenza di senso di responsabilità”. Il ministro degli esteri ha quindi espresso “soddisfazione per la posizione assunta dalla Kfor, che ha respinto la richiesta di Kurti per ottenere, subito dopo l’attentato, l’autorizzazione all’invio nel nord del Kosovo di reparti della Forza di sicurezza”.
“Dopo gli scompensi dei primi giorni, si va intanto normalizzando la situazione nella regione interessata dall’incidente, dove per l’esplosione a un tratto dell’acquedotto si stavano registrando interruzioni nell’erogazione di acqua potabile e di energia elettrica alla popolazione locale, in prevalenza dell’etnia serba”, si legge.
