Il recupero di Bove dopo il malore: l’esperto risponde sugli aspetti psicologici

Le parole dell'esperto sugli aspetti psicologici anche nel calcio: il riferimento è alla paura per il malore di Bove

Edoardo Bove, il centrocampista della Fiorentina crollato in campo nella partita contro l’Inter di domenica, sta meglio. Il pericolo scampato è la migliore notizia che apre ora alla fase dell’indagine clinica sui motivi del malore in campo e sul futuro del giocatore. “Ora nella testa del calciatore si intrecciano una serie di emozioni e il contrario delle stesse, un evento traumatico ha effetti rilevanti a tanti livelli”, spiega all’Adnkronos Salute lo psicologo dello sport Pietro Bussotti, coordinatore di Psicologia dello sport dell’Ordine degli psicologi dell’Umbria. “I giocatori si identificano con quello che fanno, il tuo obiettivo – vincere e diventare il migliore nel tuo ruolo – diventa quello che sei e non solo quello che desideri. Ora c’è la gratitudine e il sollievo per l’esito del fatto, l’enorme affetto ricevuto, le tante persone attorno”, analizza l’esperto. “Ma emergerà anche il senso di ingiustizia e di rabbia per quello che è accaduto e per le conseguenze. Quindi la paura per il futuro e il dolore per un possibile ‘lutto’ professionale, ovvero che possa morire una parte di te. E’ il momento della resilienza, dopo una prima fase di shock, il ragazzo rivaluterà le sue priorità e i suo obiettivi. Non c’è solo il finire a terra, ma anche la speranza, un evento traumatico che colpisce il proprio presente e il futuro attacca il livello identitario della persona”.

Il supporto psicologico “servirà a lui, ma anche al team”, precisa Bussotti. “Dovranno gestire i vissuti e per la squadra è importante perché deve rimanere focalizzata, motivata e vincente. L’elaborazione di queste emozioni passa attraverso l’elaborazione naturale di un processo cicatriziale, e l’intervento psicologico può velocizzarlo e garantirlo al meglio”. Nei prossimi mesi si capirà se il calciatore potrà tornare a giocare, cosa accadrà a livello psicologico? “Ci sarà sicuramente dello stress, un maggior sforzo emotivo e di adattamento alla ‘nuova’ vita e la sua ristrutturazione – risponde lo psicologo dello sport – La parola chiave sarà resilienza, alla quale si somma il concetto di adattamento alle mutate condizioni, quindi il fulcro sarà l’adattamento. Il ragazzo deve ripartire con una nuova lettura e progettualità, la fase della ‘futurizzazione’ quando si inizia a desiderare il futuro e a progettare nuovi obiettivi anche alternativi o paralleli al campo di calcio”.