Davanti ai suoi supporter alla Capital One Arena il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha firmato una serie di ordini esecutivi. Si va dalla “rescissione” di 78 ordini esecutivi e direttive emanati durante l’era Biden, all’obbligo per i dipendenti del governo federale di tornare al lavoro in presenza, al ritiro degli Stati Uniti dall’OMS e dall’Accordo di Parigi sul clima, a cui gli Stati Uniti avevano aderito nuovamente nel 2021 dopo che già durante il suo primo mandato, nel 2017, Trump aveva deciso il ritiro.
Ritiro degli Stati Uniti dall’OMS
Per quanto riguarda l’OMS, il testo dell’ordine cita “la cattiva gestione della pandemia di Covid-19 sorta da Wuhan, Cina, e altre crisi sanitarie globali“, nonché “la mancata adozione di riforme urgenti e l’incapacità di dimostrare indipendenza da influenze politiche inopportune di Stati membri“. L’OMS viene inoltre accusata di “continuare a chiedere pagamenti ingiustamente onerosi” agli Stati Uniti.
Il ruolo dell’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) “dovrebbe essere solo rafforzato e non indebolito“: è il commento del portavoce del Ministero degli Esteri cinese Guo Jiakun, in merito all’ordine esecutivo per uscire dall’agenzia ONU di Ginevra firmato da Donald Trump nello Studio Ovale. “La Cina continuerà a sostenere l’OMS nell’assumere le sue responsabilità“.
Ordini esecutivi di Trump: il ritiro dall’Accordo sul clima di Parigi
L’Accordo di Parigi sul clima del 2015 è stato definito dal presidente “ingiusto” e “unilaterale” nel suo discorso alla Capital One Arena di Washington. Una volta completato il processo pluriennale, gli Stati Uniti diventeranno uno dei pochi Paesi a non aderire all’accordo, insieme a Iran, Libia e Yemen. L’accordo non vincolante include un impegno tra i membri a ridurre le emissioni di gas serra nel tentativo di scongiurare un riscaldamento globale superiore a 1,5°C rispetto alla media preindustriale.
“La porta rimane aperta”, ha dichiarato Simon Stiell, capo dell’agenzia ONU per il clima, in riferimento al ritiro dall’Accordo di Parigi. “Il boom dell’energia pulita, che solo l’anno scorso ha fruttato circa 2.000 miliardi di dollari e continua a crescere, è l’affare economico del decennio per la crescita. Coglierlo significa ottenere grandi profitti, milioni di posti di lavoro nell’industria e aria pulita”, ha spiegato Simon Stiell in un comunicato stampa. “Ignorarla significa lasciare questa ricchezza alle economie concorrenti, mentre i disastri ambientali – siccità, incendi e mega-tempeste – saranno sempre più gravi, distruggendo proprietà e aziende, gravando sulla produzione alimentare e causando un’inflazione diffusa”.
La Cina ha espresso preoccupazione per “l’uscita degli USA dagli accordi di Parigi sul clima“, in base all’ordine esecutivo firmato da Donald Trump, appena tornato alla Casa Bianca. “La Cina è fortemente impegnata nella risposta alla crisi climatica e promuoverà in modo congiunto la transizione energetica su scala globale“, ha commentato il portavoce del Ministero degli Esteri Guo Jiakun.



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