Gli Stati Uniti hanno escluso la Svizzera dai Paesi ai quali concedere accesso illimitato ai chip per l’intelligenza artificiale e la decisione non piace alle autorità di Berna. A riportare le perplessità del governo elvetico è il ministro dell’Economia Guy Parmelin, intervistato dal ‘NZZ am Sonntag. In Svizzera, questi chip sono ampiamente utilizzati nella ricerca accademica, ma anche da molte aziende ma con la decisione di Washington la Confederazione ora si trova in un secondo gruppo: continuerà a riceverli, ma le importazioni saranno limitate.
“Questa categorizzazione è difficile da capire”, ha continuato il ministro dell’economia, spiegando come il Politecnico federale di Zurigo – uno dei centri ricerca più avanzati in Europa – potrebbe utilizzare questi chip per produrre innovazioni importanti per gli americani. “Sarebbe un autogol per gli Usa”, afferma quindi Parmelin.
Le discussioni
La questione è oggetto di discussioni in corso con Washington. L’obiettivo è quello di promuovere la Svizzera nel gruppo dei Paesi con accesso illimitato. Attualmente, tale privilegio è consentito solo a 18 alleati fidati. Nella lista vi sono Stati Ue come Italia, Francia e Germania, ma anche per esempio Australia, Canada e Giappone. Il motivo dell’esclusione di Berna non è ancora chiaro, riconosce il ministro: “Dobbiamo prima capire le ragioni di questa scelta. Si tratta di problemi di sicurezza? È un desiderio di rallentare lo sviluppo in Svizzera?” di questa tecnologia. L’obiettivo principale delle restrizioni è bloccare l’accesso a questa tecnologia all’avanguardia ai rivali, in particolare alla Cina. Gli Usa non stanno solo cercando di frenare le esportazioni, ma anche di impedire alle aziende del Dragone di aggirare le restrizioni creando filiali all’estero.



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