Terremoto Campi Flegrei, il prof. De Natale (INGV): “scosse aumenteranno e saranno sempre più forti”

Terremoto, parla il prof. Giuseppe De Natale (INGV) lancia l'allarme: "il bradisisma continuerà con terremoti sempre più forti e più frequenti. Possibili scosse anche superiori a 5, urgentissime verifiche antisismiche nelle abitazioni"

Lo sciame sismico ai Campi Flegrei, dovuto al bradisisma in corso da anni, si sta intensificando: negli ultimi giorni e nelle ultime ore il numero e l’intensità delle scosse sono in continua crescita. Il terremoto di magnitudo 3.9 che alle 15:30 di oggi pomeriggio ha scatenato il caos a Pozzuoli e in alcune zone di Napoli è stato uno dei più forti di questo bradisisma, dopo quello di magnitudo 4.4 di maggio 2024 e quelli di magnitudo 4.2 e 4.0 di settembre e ottobre 2023. Ma gli esperti si aspettano ulteriori scosse, anche molto più forti.

A confermarlo ai microfoni di MeteoWeb è il prof. Giuseppe De Natale, Dirigente di Ricerca INGV, già Direttore dell’Osservatorio Vesuviano e uno degli scienziati più preparati sull’attività sismica e vulcanica dei Campi Flegrei.

I terremoti a Napoli e Pozzuoli provocati dal bradisisma in corso ai Campi Flegrei

I Campi Flegrei – spiega il prof. De Natale – dopo il 1984 (anno in cui fu evacuata l’intera città di Pozzuoli, spostata nella ‘new town’ di Monteruscello, costruita in poco tempo appositamente), hanno avuto un lungo periodo di quiete, con un abbassamento del suolo di quasi 1 metro, dopo che tra il 1982 ed il 1984 il suolo, nel punto di massima deformazione nel porto di Pozzuoli, era salito di 1.80 metri. Alla fine del 2005 è iniziato un nuovo episodio di sollevamento, molto più lento degli episodi degli anni ’70 e ’80 ma molto più duraturo. Ad oggi, il sollevamento è ancora in corso e, rispetto al 2005 il suolo, al porto di Pozzuoli, è risalito di 1.40 metri. Man mano che il suolo saliva aumentava anche la sismicità, sia in frequenza che in magnitudo: questo perché il sollevamento del suolo è come un ‘manometro’ che misura il livello di pressione interno al sistema; man mano che la pressione aumenta, genera la deformazione (sollevamento) ed anche la fratturazione delle rocce, quando la sollecitazione supera la loro resistenza. Già in una pubblicazione del 2017 descrivemmo fisicamente questa evoluzione del bradisisma che, iniziato con un primo episodio nel 1950, soltanto a partire dal 1970 iniziò a produrre sismicità, fattasi molto più intensa nel 1983-1984“.

L’evoluzione di questi terremoti ampiamente prevista più di sei anni fa

Già nell’Ottobre del 2018 – continua il prof. De Natale – con posta certificata, avvisai i vertici dell’Istituto che, in base appunto ai nostri studi che evidenziavano questo meccanismo in fondo molto semplice ed intuitivo, la sismicità (che allora era molto contenuta, con magnitudo massime di poco superiori a 2) sarebbe aumentata significativamente e, se il livello del suolo avesse superato quello del 1984, avremmo avuto una sismicità anche più frequente e di magnitudo maggiore. Scrissi che bisognava avvisare le Istituzioni nazionali e locali di protezione civile, per preparare il territorio e soprattutto per verificare gli edifici: se particolarmente fatiscenti, andavano consolidati (in cinque-sei anni si poteva fare) o evacuati. Il 17 Settembre 2023, prima dei terremoti più forti che avvennero il 27/9/2023 (M=4.2) e il 2/10/2023 (M=4.0), scrissi direttamente al Prefetto di Napoli, avvisandolo che ormai bisognava urgentemente verificare gli edifici, almeno nell’area di maggiore sismicità (ben delineata, centrata su Agnano-Solfatara). Il 12/10/2023 il Governo, nel primo Decreto Campi Flegrei, come prima cosa stabilì, per legge, che bisognava urgentemente verificare gli edifici, in un’area anche più ampia di quella, minima, da me suggerita al Prefetto. Il problema è che, dopo Ottobre 2023, sembrò che la sismicità si affievolisse (perché ovviamente i terremoti più forti sono più rari), e non si fece nulla finché, il 20 Maggio 2024, avvenne il terremoto a tutt’oggi più forte mai registrato in quest’area: M=4.4. In seguito a quel terremoto, furono evacuate decine di edifici, perché gravemente danneggiati (e fortunatamente non collassati). Il problema è che, da allora, la sismicità ovviamente continua e, poiché il suolo continua a sollevarsi, potrà soltanto aumentare: in frequenza ed in magnitudo massima. La magnitudo massima in quest’area, come mostrano sia calcoli teorici che la ricostruzione dei terremoti storici avvenuti prima dell’eruzione (unica in epoca storica) di Monte Nuovo del 1538, può arrivare a 5 o poco più. Un terremoto di magnitudo 5 è oltre 10 volte più forte, in termini di energia, rispetto a quello di magnitudo 4.4 avvenuto a Maggio 2024. Quindi, è urgentissimo verificare che non vi siano edifici particolarmente fatiscenti abitati: perché potrebbero collassare con i terremoti più forti, causando vittime. Questo è il rischio imminente, che è urgentissimo affrontare; finora, nonostante le prescrizioni di legge, non mi risulta sia stato fatto nulla, o quasi“.

Il rischio di un’eruzione dei Campi Flegrei e le analogie con il 1538

Un discorso a parte, ovviamente, merita la possibilità di eruzione: l’evoluzione del bradisisma dal 1950 ad oggi è molto simile a quella che precedette l’eruzione del 1538: allora il sollevamento iniziò intorno al 1430, e durò quindi poco più di 100 anni prima dell’eruzione. Anche la sismicità finora è dello stesso tipo, nel senso che le scosse più forti sono simili a quelle dell’epoca; la sola, importante differenza è che oggi, dopo 75 anni, il sollevamento massimo totale (al porto di Pozzuoli) è di poco più di 4 metri, mentre nei primi 75 anni dal 1430 al 1505 fu di oltre 10 metri. Malgrado questa differenza, non si può ovviamente escludere che l’attuale fase di bradisisma preluda, nei prossimi anni o decenni, ad una eruzione. Bisogna anche dire, a proposito di chi in qualche modo ‘colpevolizza’ gli abitanti ‘rei’ di aver costruito case in un’area vulcanica attiva che, a differenza del Vesuvio che fino al 1944 è stato quasi continuamente in eruzione per secoli, che ai Campi Flegrei, dopo alcuni decenni dall’eruzione del 1538, non c’erano mai stati terremoti locali fino al 1970 (quando fu evacuato il Rione Terra, la zona abitata prospiciente il porto di Pozzuoli che registrava il massimo sollevamento), e la popolazione neanche sapeva di vivere su un vulcano. La reale pericolosità di quest’area fu chiara soltanto dagli anni ’80 e, se volessimo individuare responsabilità, fu da quegli anni in poi che si sarebbe dovuto prendere gli opportuni provvedimenti per preparare il territorio alla sismicità intensa che già nel 1983-1984 si sperimentò, ed anche ad una possibile eruzione” conclude il prof. De Natale.