Sergio D’Offizi (già Direttore Ambiente di ENEL e Sogin) ed Alessandro Martelli (già Direttore del Centro Ricerche ENEA di Bologna e Docente di Costruzioni in Zona Sismica alla Facoltà di Ingegneria dell’Università degli Studi di Ferrara) – Come è noto, l’Italia è un Paese ad elevato rischio sismico e, in alcune sue parti, vulcanico. Non deve quindi sorprendere ciò che attualmente sta accadendo nei Campi Flegrei, ove si stanno verificando terremoti di magnitudo modesta, ma con ipocentro alquanto superficiale (anche di solo 2 km), che producono danni pari a quelli di eventi molto più violenti, e con possibili susseguenti eruzioni vulcaniche. Il forte terremoto di magnitudo M = 4,4 registrato nella notte del 13 marzo ha dunque generato un diffuso allarme nella popolazione locale ed in gran parte della regione campana. L’evento desta preoccupazione per diversi motivi:
- la possibile correlazione, come si è detto, con un’eruzione vulcanica;
- il rischio di scosse di magnitudo ancora superiore;
- l’aumento delle emissioni di gas potenzialmente nocivi per la salute umana;
- le numerose costruzioni fatiscenti presenti nell’area, che risultano del tutto incapaci di resistere a forti terremoti;
- la penuria di vie di fuga adeguate, un grave problema nel caso di allarmi che sollecitino gli abitanti a lasciare le loro abitazioni.
Il sisma rientra tra quelli già osservati nell’area, seppur meno frequenti (si veda l’evento di pari magnitudo di maggio 2024). L’attività sismica dell’area è strettamente legata alla velocità di sollevamento del suolo, che negli ultimi tempi ha mostrato una decisa accelerazione. I dati delle tre settimane precedenti il 13 marzo evidenziano un incremento del sollevamento, che ha raggiunto una velocità media di circa 3 cm al mese. In particolare, la stazione GNSS di RITE ha registrato un sollevamento complessivo di circa 140 cm da novembre 2005, di cui 22 cm solo da gennaio 2024.
Data la scarsa profondità degli eventi sismici, è essenziale monitorare la stabilità degli edifici, ove necessario e possibile adeguarli sismicamente e considerare un possibile lieve aumento della magnitudo massima rilasciabile qualora il sollevamento dovesse intensificarsi ulteriormente. Per quanto riguarda il rischio eruttivo, nonostante la diffusa preoccupazione, al momento gli indicatori vulcanologici fornitici dall’Osservatorio Vulcanologico dell’INGV portano a ritenerlo del tutto improbabile. Il sollevamento del terreno, infatti, è attribuito all’aumento della pressione dei gas piuttosto che all’avvicinamento di magma alla superficie. Questo è confermato dall’andamento praticamente orizzontale dell’isoterma di base a 350 oC, rappresentata in rosso nella Figura 2 (la lava ha temperature di gran lunga maggiori, almeno doppie).
Le temperature dei gas rilevate costantemente dall’INGV alla Solfatara e nell’area di Pisciarelli mostrano una sostanziale stabilità; nell’area di Agnano-Via Antiniana si è registrata addirittura una lieve diminuzione dei valori. La composizione delle fumarole e i parametri monitorati dallo stesso INGV confermano la persistenza di un trend pluriennale di riscaldamento e pressurizzazione del sistema idrotermale. Dopo aver raggiunto un massimo nel luglio 2020, il trend si è invertito fino ai primi mesi del 2022, per poi riprendere l’ascesa fino a oggi. Nel gennaio 2025, il flusso di CO2 diffuso dal suolo nell’area della Solfatara è stimato in circa 5.000 tonnellate al giorno. Il monitoraggio continuo di questi parametri è cruciale per individuare eventuali situazioni di pericolo e, allo stesso tempo, segnali precursori di una risalita del magma.
Sulla base dell’attuale quadro vulcanologico e sismico, riteniamo che non siano emersi elementi che suggeriscano un’imminente evoluzione significativa dell’attività vulcanica. Tuttavia, resta fondamentale garantire il costante monitoraggio dei parametri suddetti per assicurare una tempestiva valutazione di eventuali significative evoluzioni a breve termine del quadro vulcanologico ed operare in modo da eliminare per quanto possibile situazioni di instabilità degli edifici.
Resta, altresì, fondamentale verificare la sicurezza delle costruzioni (che dovranno essere abbandonate se insicure e non risultino rapidamente adeguabili) e realizzare vie di fuga sicure.



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