Il più grande ghiacciaio delle Alpi potrebbe essere parzialmente salvato, se il riscaldamento globale fosse limitato a meno di 2°C. È quanto affermano gli scienziati svizzeri, sebbene una significativa perdita di ghiaccio sia ormai inevitabile. I ghiacciai in tutto il mondo stanno scomparendo più velocemente che mai e, secondo un rapporto dell’ONU diffuso oggi, negli ultimi 3 anni si è registrata la più grande perdita di massa glaciale. Il grande ghiacciaio dell’Aletsch, nelle Alpi Bernesi, lungo 20 chilometri e pesante 10 miliardi di tonnellate, attrae oltre un milione di persone all’anno, che ne ammirano l’immensità dalla piattaforma panoramica dello Junfraujoch, a 3.454 metri sopra il livello del mare.
“È molto probabile che quasi tutti i ghiacciai andranno perduti. Sinceramente spero che del ghiacciaio dell’Aletsch a questa elevata altitudine, potremo riuscire a preservarne parte del ghiaccio“, ha affermato Matthias Huss, direttore del monitoraggio dei ghiacciai in Svizzera (GLAMOS). In uno scenario senza alcuna mitigazione climatica, i tre distinti affluenti che si fondono in un vasto fiume di ghiaccio scomparirebbero, lasciandosi dietro una profonda valle grigia, come ha mostrato una raffigurazione dell’Accademia svizzera delle scienze.
Secondo il rapporto ONU, se il riscaldamento globale si mantenesse al di sotto dei 2°C, il ghiacciaio sopravvivrebbe, anche se molto più breve e sottile, e ridurrebbe considerevolmente il minaccioso innalzamento del livello del mare. “In particolare, i ghiacciai ad oltre 3.000 metri sopra il livello del mare potrebbero essere preservati a lungo termine“, ha affermato l’Accademia svizzera delle scienze.
La ricerca, pubblicata in concomitanza con la prima Giornata Mondiale dei Ghiacciai, non specifica quale sia lo scenario più probabile, ma il glaciologo svizzero Andreas Linsbauer ha affermato che “probabilmente è uno scenario che sta nel mezzo”.
Oltre la metà dei ghiacciai delle Alpi si trovano in Svizzera, dove le temperature stanno aumentando di circa il doppio della media globale a causa del cambiamento climatico: dal 2000 il loro volume è già diminuito di quasi il 40%.
