Clima, il riscaldamento globale nel 21° Secolo: la verità dietro le proiezioni catastrofiche

Clima, il prof. Nicola Scafetta afferma l'innegabilità del fenomeno del riscaldamento globale, ma l'idea di una "crisi climatica imminente" non è sostenuta da tutte le evidenze scientifiche

L’Unione Europea ha puntato tutto sul Green Deal, una transizione energetica radicale che mira alla neutralità del carbonio entro il 2050. Ma questa strategia è davvero giustificata dalle evidenze scientifiche? Secondo il professor Nicola Scafetta, intervenuto alla conferenza internazionale “Climate Change, Facts and Myths in the Light of Science” svoltasi a Praga nel novembre 2024, le proiezioni climatiche su cui si basano le politiche ambientali dell’UE sarebbero tutt’altro che certe.

I dati ufficiali mostrano che i 27 Paesi dell’UE contribuiscono solo al 6,08% delle emissioni globali, mentre nel resto del mondo, in particolare in Cina e India, la costruzione di nuove centrali a carbone procede senza sosta. Questo rende irrealistico l’obiettivo di una riduzione globale delle emissioni che possa effettivamente incidere sul clima. Secondo Scafetta, i modelli climatici utilizzati dall’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) presentano problemi metodologici rilevanti. In particolare:

  • Sovrastimano l’effetto delle emissioni antropiche, ignorando il contributo delle variabili naturali come il ciclo solare.
  • Non sono empiricamente verificabili, perché basati su simulazioni e non su dati reali di periodi senza emissioni umane.
  • I parametri chiave sono ancora oggetto di grande incertezza: ad esempio, la cosiddetta “sensibilità climatica all’equilibrio” (quanto la temperatura aumenterebbe con un raddoppio della CO₂) varia enormemente nei modelli, da 1,8°C a 6°C, dimostrando che le previsioni sono ancora lontane dall’essere definitive.

Il problema delle risorse critiche

Oltre agli aspetti climatici, c’è un fattore economico e geopolitico spesso sottovalutato. La transizione verso le rinnovabili e l’elettrico richiede enormi quantità di metalli rari come cobalto, nichel, rame, selenio, argento, cadmio, indio, tellurio e platino. Secondo uno studio citato da Scafetta (Groves et al., 2023), queste risorse potrebbero esaurirsi ben prima del 2060, rendendo impraticabile la completa decarbonizzazione.

Scafetta afferma l’innegabilità del fenomeno del riscaldamento globale, ma l’idea di una “crisi climatica imminente” non è sostenuta da tutte le evidenze scientifiche. Anche senza politiche aggressive come il Green Deal, le temperature globali potrebbero comunque rimanere sotto i +2°C entro il 2100, il limite fissato dagli Accordi di Parigi. Di fronte a questi dati, l’Europa dovrebbe riconsiderare il proprio approccio. Ha senso impoverire interi settori industriali con politiche climatiche costosissime e dall’efficacia incerta? O sarebbe più prudente puntare su un adattamento intelligente e progressivo, senza stravolgere l’economia? La risposta, più che nella scienza, sembra essere ormai nelle mani della politica.