Il terremoto avvenuto oggi in Myanmar è stato 300 volte più forte del sisma di Amatrice del 2016 e 8 volte rispetto alla scossa 7.1 del 1908 nello Stretto di Messina. “Non c’è rischio di tsunami poiché il sisma è avvenuto a circa 300 km dalla costa – ha spiegato all’ANSA Salvatore Stramondo, dirigente di ricerca dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia – ma quando ci sono scosse di questa intensità in aree montuose c’è la possibilità che vengano attivate frane e che si verifichi la liquefazione del terreno, con possibile impatto sulle infrastrutture“.
“Quando c’è un terremoto di questa magnitudo – ha proseguito Stramondo – ci aspettiamo che venga seguito da molte scosse successive: ce ne saranno centinaia di magnitudo man mano decrescente che probabilmente andranno avanti per molto tempo“. L’epicentro del sisma è stato localizzato a poche decine di km da Mandalay. È una zona caratterizzata da sismicità molto elevata, lungo la catena montuosa dell’Himalaya: tra il 1930 e il 1956, si sono infatti verificati 6 terremoti di magnitudo superiore a 7.0. “È un’area di scontro tra due grandi placche tettoniche, quella indiana e quella asiatica, che si muovono di circa 5 centimetri l’anno“, ha evidenziato l’esperto INGV. “Inoltre, abbiamo misurato in quest’area una deformazione superficiale del terreno di oltre 1 metro, una deformazione importante“.



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