La storica missione della sonda Voyager 2 sta entrando in una fase sempre più delicata. Dopo quasi 50 anni di attività, la NASA ha annunciato la progressiva disattivazione di alcuni strumenti scientifici per preservare l’energia rimanente e prolungare il più possibile l’operatività del veicolo spaziale. Nel mese di ottobre 2024 è stato spento il Plasma Spectrometer, e questo mese toccherà al Low-Energy Charged Particle Instrument (LECP). Con questa nuova disattivazione, Voyager 2 rimarrà con soli 3 strumenti attivi: il Triaxial Fluxgate Magnetometer (MAG), il Cosmic Ray Subsystem (CRS) e il Plasma Wave Subsystem (PWS).
Una decisione necessaria, come spiegato da Suzanne Dodd, responsabile del progetto Voyager presso il Jet Propulsion Laboratory (JPL) della NASA: “Se non spegnessimo un altro strumento su ciascuna delle 2 Voyager ora, probabilmente ci sarebbero solo pochi mesi di energia prima di dichiarare la fine della missione”.
Energia in esaurimento
Quando le 2 sonde Voyager furono lanciate nel 1977, la loro missione primaria aveva una durata prevista di soli 5 anni. Oggi, con quasi mezzo secolo di servizio, entrambi i veicoli spaziali si trovano nello Spazio interstellare, ben oltre il Sistema Solare. Tuttavia, il tempo e le leggi della fisica impongono il loro tributo: la fonte energetica delle sonde, un generatore termoelettrico a radioisotopi (RTG), sta lentamente esaurendo la sua potenza.
I generatori RTG funzionano grazie al decadimento del Plutonio-238, un isotopo che genera calore trasformato in energia elettrica attraverso un processo termoelettrico. Con il passare del tempo, la quantità di calore prodotta diminuisce, riducendo progressivamente l’energia disponibile per gli strumenti di bordo.
Per mantenere attive le sonde il più a lungo possibile, gli ingegneri della NASA hanno adottato un approccio pragmatico, spegnendo gradualmente gli strumenti meno essenziali. Nonostante ciò, i dati scientifici raccolti dagli strumenti ancora operativi continuano a offrire preziose informazioni sullo spazio interstellare.
Voyager 2, gli strumenti ancora operativi
Anche con risorse limitate, Voyager 2 è ancora in grado di fornire dati scientifici significativi grazie ai 3 strumenti rimasti attivi:
- Triaxial Fluxgate Magnetometer (MAG): utilizzato per misurare i campi magnetici, è stato cruciale nel determinare il momento esatto in cui la sonda ha attraversato l’eliopausa, il confine tra l’eliosfera e lo Spazio interstellare;
- Cosmic Ray Subsystem (CRS): fornisce dati fondamentali sulla composizione e l’energia dei raggi cosmici, aiutando gli scienziati a comprendere come questi si propagano attraverso il cosmo;
- Plasma Wave Subsystem (PWS): misura la densità del plasma interstellare e, in passato, ha rilevato l’attività elettrica di giganti gassosi come Giove.
Lo strumento LECP di Voyager 2
Lo strumento LECP, che verrà spento questo mese, è stato essenziale per lo studio delle particelle cariche nello Spazio. Durante la missione, ha fornito dati chiave sulla dinamica del vento solare e sulla struttura dell’eliopausa.
La longevità del LECP è di per sé una storia straordinaria. Il suo motore, che ruota lo strumento di 360 gradi, è stato testato prima del lancio per 500mila cicli, un numero sufficiente per coprire le osservazioni fino al sorvolo di Saturno nel 1980. Tuttavia, ha continuato a funzionare per oltre 8,5 milioni di cicli, dimostrando l’incredibile qualità ingegneristica della missione Voyager.
Il responsabile scientifico principale del LECP, Stamatios Krimigis, oggi 86enne, ha dedicato gran parte della sua carriera a questa missione e ora si trova a vederne la conclusione. La disattivazione del suo strumento segna la fine di un’epoca per Voyager 2.
L’avventura continua
Nonostante la progressiva perdita di strumenti, Voyager 2 e la sua gemella Voyager 1 stanno ancora fornendo dati senza precedenti sull’ambiente interstellare. Ogni segnale inviato dalle sonde impiega 1-2 giorni per raggiungere la Terra: 19,5 ore per Voyager 2 e 23,5 ore per Voyager 1.
Patrick Koehn, scienziato del programma Voyager alla NASA, sottolinea il valore storico e scientifico di questa missione: “Le sonde Voyager hanno superato di gran lunga la loro missione originale di esplorazione dei pianeti esterni. Ogni dato che raccogliamo oggi non è solo un incredibile bonus scientifico, ma anche una testimonianza dell’ingegneria straordinaria che ha reso possibile questa missione quasi 50 anni fa”.
Gli ingegneri della NASA stimano che le sonde potrebbero continuare a funzionare almeno fino ai primi anni 2030, sebbene con un solo strumento attivo ciascuna. Tuttavia, lo Spazio interstellare è un ambiente ostile e nuove sfide potrebbero presentarsi in qualsiasi momento.
L’eredità
La missione Voyager è un’impresa senza precedenti nella storia dell’umanità. Lanciata in un’epoca in cui le missioni spaziali erano ancora agli albori, ha infranto ogni aspettativa e continua a ispirare generazioni di scienziati e ingegneri. Il suo significato va oltre la scienza. Le Voyager sono diventate veri e propri simboli della curiosità e della resilienza umana. Portano con sé il Golden Record, un messaggio destinato a possibili civiltà extraterrestri, con suoni e immagini della Terra. Anche quando la loro energia si esaurirà e i loro strumenti smetteranno di funzionare, continueranno il loro viaggio attraverso la galassia come ambasciatrici silenziose dell’umanità.
Come ha detto Linda Spilker, scienziata del progetto Voyager al JPL: “Ogni minuto di ogni giorno, le Voyager esplorano una regione dove nessuna sonda è mai stata prima. Ogni giorno potrebbe essere l’ultimo, ma potrebbe anche portare una nuova rivelazione interstellare”.


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