Secondo quanto rivelato da ambienti vicini alle indagini, il materiale informatico più sensibile appartenente a Mike Lynch, fondatore di Darktrace e figura chiave nei rapporti con l’intelligence occidentale, sarebbe stato rimosso dalle casseforti del Bayesian, lo yacht affondato al largo di Palermo, ben prima dell’intervento ufficiale delle autorità italiane. Computer, hard disk, memorie esterne e supporti criptati sarebbero stati prelevati in segreto dai servizi segreti britannici del MI6, che avrebbero agito in autonomia poche ore dopo il naufragio avvenuto il 19 agosto 2024 al largo di Porticello.
Il blitz non sarebbe stato né registrato né autorizzato ufficialmente. Secondo le ricostruzioni, gli 007 britannici sarebbero giunti sul relitto quando la zona non era ancora stata formalmente isolata con l’obiettivo di mettere in sicurezza i dati di Lynch. Darktrace, l’azienda di Lynch specializzata in cybersecurity, intratteneva infatti rapporti con l’MI5, l’MI6, i servizi americani e persino quelli israeliani.
“La scomparsa degli apparati è avvenuta in un tempo estremamente ridotto”, riferiscono fonti vicine al dossier. L’operazione segreta si sarebbe svolta senza alcuna documentazione ufficiale, impedendo così alle autorità di visionare i supporti originali. Gli investigatori italiani, coordinati dalla procura di Termini Imerese, rischiano ora di trovare casseforti completamente vuote o con contenuti irrilevanti.
Lynch, una figura chiave
Il coinvolgimento di Lynch in ambienti strategici della sicurezza informatica spiega le azioni dell’intelligence. “Quando si è saputo che Mike Lynch era su quella barca, l’intero ecosistema globale dell’intelligence si è allertato”, conferma l’ex sottosegretario alla Difesa Angelo Tofalo, oggi consulente in cybersecurity. “Era un uomo chiave per i servizi britannici, statunitensi e israeliani. È chiaro che anche Cina e Russia considerano quei dischi un bottino di valore strategico incalcolabile”.



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